PESCARA –  “Bisogna veramente ripensare alla base a una politica meridionale. Negli ultimi anni non ci si è pensato più”. 

Lo ha detto Romano Prodi a proposito della situazione del Mezzogiorno, ieri era a Pescara per il convegno la Sfida per l’Europa, cui hanno partecipato il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, il direttore di Limes Lucio Caracciolo, il rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico

Prima del convegno l’ex presidente del Consiglio ha fatto visita in comune al sindaco di Pescara Marco Alessandrini

“Qui bisogna veramente ripensare alla base a una politica meridionale. Negli ultimi anni non ci si è pensato più”, ha aggiunto.

A margine dell’incontro di ieri in Comune, a proposito della situazione del Mezzogiorno, ha sottolineato di aver “sollevato il problema anche prima del rapporto Svimez perché i dati che sono arrivati negli ultimi anni sono molto brutti: un abbandono del Mezzogiorno e un aumento delle distanze fra Nord e Sud; nella crisi il Nord è andato dietro un po’, il Mezzogiorno è andato dietro molto”. 

“Non è che si possa dire facciamo un’opera, un’infrastruttura e il Mezzogiorno cambia – ha proseguito – Nel Mezzogiorno occorrono le infrastrutture, la politica industriale, l’intervento del Governo. Occorre la cassa depositi e prestiti, una politica di incentivazione degli investimenti stranieri. Occorre soprattutto fare perno sulle città che si stanno muovendo: Bari, Pescara stessa, Napoli, e cercare di mobilitare delle risorse umane che comincino a attrarre degli investimenti dall’estero, sennò non ce la facciamo”. 

“L’idea che il Mezzogiorno possa svilupparsi senza una crescita industriale è un’idea folle. Anche il turismo è importante, eccetera eccetera, ma abbiamo bisogno di un movimento industriale e non lo si porta avanti senza una politica attiva da parte del Governo in coordinamento con l’Unione Europea. Mentre la parte ricca e povera della Germania si sono avvicinate, mentre i nuovi Paesi più poveri arrivati si sono avvicinati a quelli ricchi, in Italia, dobbiamo dire con tristezza – ha concluso Prodi – nel Mezzogiorno Nord e Sud si sono allontanati”.

“Capire perché il cammino di maturazione dell’Europa, ad un certo punto, si è interrotto, ci può far comprendere meglio cosa sta accadendo oggi nel nostro continente. Il dies a quo si può collocare nel 2003, quando si sarebbe dovuto esaminare la lettura dei bilanci degli Stati nazione e, invece, non si è compiuta questa operazione verità. Così l’Europa è rimasta un progetto istituzionale ed economico incompiuto”.

Ha commentato il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso.

Un dibattito che ha visto anche gli interventi del rettore dell’Università di Teramo D’Amico, di Lucio Caracciolo, direttore della rivista Limes, di Giuseppe Cucchi, consigliere scientifico di Limes, e di Nicola Mattoscio, presidente della Saga.

“Per questo, – ha ripreso D’Alfonso – quello che è accaduto in Grecia non può e non deve meravigliarci. Avremmo dovuto essere particolarmente esigenti allora nel favorire la cessione di quote di sovranità nazionali. Invece, sono prevalsi gli egoismi degli Stati. Non è un caso che il bilancio dell’Unione – ha aggiunto D’Alfonso – sia molto meno ampio di quello che dovrebbe essere ed è solo da esistenza in vita”.

Sulla grande partita della digitalizzazione, ad esempio, il presidente della Giunta regionale d’Abruzzo ha evidenziato il fatto che “se uno Stato se non si attrezza in funzione dei grandi cambiamenti che il mondo globalizzato sta producendo, anzichè evolversi, rischia un’inerosabile involuzione come sta accadendo nella vicenda dei flussi migratori”. Così come, riguardo alla questione delle grandi infrastrutture trasportistiche, D’Alfonso ha lamentato “la difficoltà a trovare un’interlocuzione all’altezza in Europa”.

Il grande tema è allora quello di mettere in discussione la stessa legittimazione democratica dell’Europa.

“Occorre chiedersi soprattutto quale sia il contenuto della cittadinanza europea – ha aggiunto il presidente D’Alfonso – e qual sia il patto che lega il cittadino con l’Europa. Non può essere solo un fatto legato al vantaggio di non usare il passaporto negli spostamenti da un Paese all’altro. La positiva esperienza dell’Erasmus, invece, è l’Europa che i cittadini comprendono e che – ha concluso – vorrebbero vedere replicata anche ai massimi livelli istituzionali”.