L’AQUILA – Ci sono anche due avvocati del foro aquilano, Barbara Amicarella e Piera Farina, al processo bis per la strage di via D’Amelio, dove il 19 luglio del 1992 fu ucciso il giudice antimafia Paolo Borsellino.
La procura della Repubblica di Caltanissetta, dopo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ha aperto infatti un nuovo filone d’indagine e i due legali del capoluogo, assieme al collega Flavio Sinatra del foro di Gela, difendono Mario Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, detenuti in regime di 41 bis presso la casa circondariale delle “Costarelle” di Preturo (L’Aquila): entrambi sono indagati per strage aggravata in concorso.
Venerdì scorso presso l’aula bunker del carcere romano di Rebibbia si è svolta l’ultima giornata dell’incidente probatorio ordinato dal Gip della procura di Caltanissetta Alessandra Giunta su richiesta delle difse e volto all’esame dei collaboratori di giustizia Nino Giuffrè, Enzo Brusca, Gaspare Spatuzza e Tullio Cannella.
Dalle intense quattro giornate di esame e controesame dei collaboratori di giustizia da parte della difesa, dell’accusa e del difensore di una della parte offese (Salvatore Borsellino, fratello del giudice), sono emersi rilevanti elementi volti alla ricostruzione dei motivi e delle modalità esecutive che hanno portato alla strage di via d’Amelio.
Particolarmente interessanti sono state le rivelazioni di Spatuzza sulla fase esecutiva, che hanno stravolto le dichiarazioni precedentemente rese da un altro pentito, Vincenzo Scarantino, e grazie alle quali in circa sei mesi sono stati scarcerate ben sette persone che erano state ingiustamente condannate per quell’episodio.
Si è adesso in attesa delle decisioni del gip sul confronto ritualmente richiesto dalla difesa.
“Questo ulteriore filone di indagine è utile per chiarire punti oscuri della vicenda che in passato sono stati solamente accennati ma mai svelati fino in fondo – spiega l’avvocato Farina – Aspetti interessanti emersi dall’incidente probatorio hanno riguardato la fase di ideazione della strage e l’accelerazione avvenuta dopo il passaggio in giudicato del maxi processo avviato dai giudici Falcone e Borsellino, avvenuto il 31 gennaio 1992”.
Da quanto si è appreso, durante l’ultimo giorno di incidente probatorio, nel corso del controesame della difesa, Spatuzza ha confermato che Tutino non sapeva nulla della Fiat 126 utilizzata per la strage mentre Cannella è stato piuttosto impreciso nella ricostruzione dei fatti, con molti “non ricordo” nella sua deposizione, tanto che gli sono state mosse diverse contestazioni rispetto a precedenti dichiarazioni rese sulla stessa strage.
“Dall’esame e controesame del collaboratore di giustizia Spatuzza sono emersi interessantissimi elementi relativi alla fase esecutiva del progetto stragista e forse finalmente si farà chiarezza su coloro che hanno realmente partecipato idealmente e materialmente al gravissimo episodio che ha stravolto un’intera nazione”, conclude l’altro legale aquilano Amicarella.






