PESCARA – Sarà lo splendido scenario dell’Aurum domani alle 18.30 a ospitare Vittorio Sgarbi a Pescara per la presentazione della sua ultima fatica editoriale: Nel nome del Figlio. Natività, fughe e passioni.

La manifestazione è promossa dall’Ateneo “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, dal dipartimento di Scienze psicologiche, umanistiche e della terra, dalla presidenza della commissione Cultura del Comune di Pescara, dalla fondazione “R. Paparella Treccia” di Pescara e dal salotto culturale Semprevivo di Chieti.

Il giornalista Nello Di Marcantonio nelle vesti di moderatore.

“Ulteriore segno di un rapporto privilegiato che Sgarbi ha con la nostra Città e l’amicizia che lo lega a molti abruzzesi”, si legge in una nota.

L’appuntamento è di quelli da non perdere, l’incontro è gratuito e aperto al pubblico.

L’ultimo saggio di Vittorio Sgarbi, affronta, sempre in prospettiva storico-artistica, l’eterno rapporto generazionale padre-figlio con il chiaro intento di scatenare passioni ma anche di generare curiosità intellettuale.

“È certamente indicativo che la più grande rivoluzione compiuta nella storia dell’uomo – scrive Sgarbi nella sua nota di presentazione – sia legata al nome di un Figlio. Rivoluzione che trova fondamento e certezza nella Resurrezione. Le rivoluzioni non le fanno i padri. Le fanno i figli. Dio ha creato il mondo, ma suo Figlio lo ha salvato. Nel nome del Padre noi riconosciamo l’autorità, ma nel nome del Figlio noi affrontiamo la realtà”.

“I più grandi capolavori nella storia dell’arte – chiarisce il critico ravennate – hanno protagonista il Cristo, mentre il Padre si affaccia dall’alto benedicente, quando si manifesta”.

“Pensiamo al Giudizio universale di Michelangelo con il Cristo giudicante che alza la mano per indicare il destino dei buoni e dei cattivi. Pensiamo al Battesimo di Cristo di Giovanni Bellini nella chiesa di Santa Corona a Vicenza: il Figlio è protagonista e, in alto, il Padre osserva. Pensiamo al Giudizio universale di Pietro Cavallini nella chiesa di Santa Cecilia a Roma con l’umanissimo Cristo che ci osserva garantendoci speranza e salvezza. Così come i Cristi pantocratori di Monreale e di Cefalù. Il Padre eterno è rappresentato e irrappresentabile. È. Non fa. E questo ne limita la rappresentazione. Appare essenzialmente nel momento della creazione di Adamo e di Eva – conclude Sgarbi – a partire dai bassorilievi di Wiligelmo. Poi si vede poco, occhieggia qua e là; ma il Cristo domina. Ed è il Figlio cui il Padre ha delegato il destino dell’uomo. Nel nome del Figlio si cambia il mondo”.

L’occasione si augura dia spazio anche a un dialogo che vada anche oltre l’aspetto puramente legato all’arte, come Sgarbi sa fare meglio di chiunque altro.