PESCARA – “Al manager della Asl di Pescara, Claudio D’Amario, e agli altri destinatari delle lettere di minacce con allegato un proiettile, va la nostra totale solidarietà umana e politica e il sostegno incondizionato affinchè non indietreggino dalle attività coraggiosamente intraprese e che forse hanno dato fastidio a qualcuno.”
È quanto dichiara il portavoce del gruppo del Popolo della libertà alla Regione Abruzzo Riccardo Chiavaroli.
Un proiettile esploso, racchiuso in una busta con della polvere da sparo è stato infatti recapitato martedì mattina all’assessorato regionale alla Sanità in via Conte di Ruvo, a Pescara.
“Speriamo naturalmente che si tratti del gesto di un singolo mitomane – ha dichiarato Chiavaroli – e che le indagini facciano chiarezza, tuttavia il caso deve servire anche a una riflessione che riguarda sia la politica in senso generale che il mondo dell’informazione”.
“L’appello alla politica e all’informazione è quello di ritornare ad un clima di dibatitto sereno, che ovviamente contempli la legittima e doverosa critica verso ogni presunta inadempienza, ma che tuttavia non identifichi in singole persone fisiche che ricoprono ruoli di diretta responsabilità un colpevole ad ogni costo che, per l’appunto, una mente distorta potrebbe individuare quale bersaglio esemplare da punire con violenza”, ha concluso il portavoce del Pdl.
Sul retro della busta i nomi dei tre destinatari della minaccia.
Uno dei quali è quello del direttore generale della Asl, Claudio D’Amario che ieri si è detto “allarmato da un gesto di enorme gravità che mi riguarda in modo personale”, nonché “preoccupato per l’incolumità della mia famiglia”.
Il direttore ha parlato di “un mitomane” e di un “clima troppo carico di polemiche”.
Tutti ricoprono un incarico pubblico nell’ambito della sanità. Il plico è stato ritrovato nell’ufficio del protocollo generale della direzione sanità, al sesto piano ma non è chiaro come sia arrivato, se attraverso la posta ordinaria o qualche altro canale.
Le indagini vengono portate avanti dai carabinieri e dalla Digos che nel più stretto riserbo hanno sequestrato il materiale e lo stanno analizzando.
Si cercano impronte digitali utili, e dal bossolo si cerca di risalire all’arma che lo ha esploso.
Un fatto grave su cui il pubblico ministero Annalisa Giusti ha aperto un fascicolo. Si cerca di verificare se dietro le minacce ci sia la criminalità organizzata o si tratti di un episodio di delinquenza comune.





