PESCARA – Le Associazioni ambientaliste Italia Nostra Abruzzo, WWF Abruzzo, Mila DonnAmbiente, Marevivo Abruzzo, Marelibero, Ecoistituto Abruzzo, Ville e Palazzi Dannunziani, Comitato Abruzzese del Paesaggio manifestano la loro contrarietà all’intervento edilizio consistente nella demolizione di due edifici storici in via Ravenna a Pescara, e nella successiva riedificazione di un palazzo più grande.

“Si tratta – si legge in una nota – dell’ennesimo caso di intervento che distrugge il tessuto edilizio del centro urbano di Pescara (l’antica Castellamare Adriatico), scampato alle incursioni aeree e alle mine tedesche.

“Nell’incontro tenuto pochi giorni fa con l’Assessore all’Urbanistica Antonelli, una delle richieste delle Associazioni consisteva nella “mappatura” delle concessioni edilizie già rilasciate, in modo da avere un quadro della situazione, e da poter agire concordemente con l’Amministrazione. Ribadiamo la necessità di una moratoria, che comporti la sospensione di tutte le autorizzazioni, nonché l’immediata costituzione di una commissione comunale, con la partecipazione delle Associazioni ambientaliste, che definisca in brevissimo tempo una mappa degli edifici di interesse storico-architettonico da salvaguardare, sottoponendola all’immediata approvazione del Consiglio comunale”.

“Ci troviamo a rilevare un atteggiamento sordo nel confronti degli stimoli che vengono dalle Associazioni, mentre il Comune, tramite cavilli amministrativi, ha rilasciato una concessione per demolire e ricostruire un palazzo più grande al posto di due edifici ‘decorosi’, nonostante ci si trovi in zona B2 (‘Conservazione e recupero’),  in barba alla stessa omogeità del comparto: infatti, gli edifici in questione sono tipici del tessuto edilizio storico di Castellamare Adriatico”.

“Il termine dispregiativo usato come alibi per la demolizione, “catapecchie”, con il quale taluni membri dell’Amministrazione li hanno definiti, è scorretto da un punto di vista linguistico, ma anche tecnico; se ne resta a dir poco meravigliati, vista la competenza professionale di chi usa questi termini”.

“Di questi fabbricati, con similitudini architettoniche, resta una significativa traccia nell’Archivio di Stato di Pescara. L’edificio da poco restaurato fu prima sede sindacale (Cisal), e poi del Pli (dal 1974 al 1989, con illustri visite di esponenti come Malagodi, Biondi, ed altri), prima di ospitare (nella parte retrostante) il pub ‘Kabala’”.
 

Dai racconti dei residenti più anziani, nell’altro edificio c’era una sede fascista per l’addestramento degli ‘avanguardisti’. Poniamo l’accento, ancora una volta, sulla grave alterazione altimetrica, prospettica, volumetrica, stilistica che comporterebbe la demolizione, in rapporto a tutto l’edificato di via Ravenna e di via Firenze”.

“Per la salute dei cittadini, al posto di spianare la strada a chi demolisce, il Comune dovrebbe curare la ripiantumazione delle strade per ridare qualità della vita al centro, in via di desertificazione, come già la stessa Riviera. Il tema su cui oggi architetti e amministrazioni lavorano è, dovunque, quello del restauro e del riuso (di palazzi storici, e di casali rustici)”.

“Invece, questi edifici, testimonianza della ‘Città del ‘900’, non hanno più diritto di esistere proprio a Pescara, che vuol essere definita ‘Città Dannunziana’”.