L’AQUILA – Il Partito democratico dell’Aquila si spacca sulle vice presidenze delle rinate circoscrizioni: organismi che dovrebbero essere apolitici, ma sui quali si misurano le faide in vista delle elezioni amministrative 2017.

Basti vedere che cosa è successo nel Consiglio di partecipazione territoriale numero 1, L’Aquila Centro, nella prima riunione celebrata a palazzo Fibbioni, davanti a un folto pubblico di cittadini e amministratori interessati a causa della contemporanea presenza di un vertice della maggioranza consiliare di centrosinistra.

Uno scenario da incubo, con i dem che diventano una creatura bicefala: una frangia flirta con i civici di Appello per L’Aquila, tentando di mettere in minoranza la presidente, mentre l’altra fazione incassa il soccorso di Forza Italia, resistendo.

Un guazzabuglio che si chiude con un voto pari tra due candidati e una decisione salomonica, ancorché contro regolamento: due vice presidenti.

Ad aprire i giochi sono state le nuove leve del Pd, di scuola Giovani democratici, che in prima battuta vedevano di buon occhio il nome di Roberto Moretti, 23 anni.

Ma il giovane dirigente del partito a una prima stima non avrebbe avuto i numeri per farcela, anche perché molti chiedevano che la vice presidenza andasse a un nome extra Pd: così, dopo una serie di conciliaboli, si è deciso di convergere su Umberto Giancarli, 27, riconducibile ad Apl.

Un accordo avvenuto all’oscuro della presidente, la democratica Fabiana Costanzi, che, una volta appreso della ‘sveltina’, ha rilanciato con un proprio candidato, sempre riconducibile ad altro partito: Giorgio Leocata, del movimento civatiano Possibile.

La candidatura di Giancarli è stata presentata come improvvisata, ma la gaffe di uno dei congiurati, che aveva già fatto i conti di come sarebbe finita la votazione tra quei due contendenti e lo ha sbandierato, ha fatto intuire che fosse frutto di un’accurata preparazione. Questo ha surriscaldato ancora di più l’atmosfera già incandescente.

Nel corso dell’assemblea c’è stato, perciò, scontro al calor bianco sulla scelta del criterio che, una volta al voto, avrebbe finito per favorire l’uno o l’altro: il più giovane, Giancarli, o il più votato, Leocata?

Alla fine il Consiglio si è diviso esattamente a metà: oltre al suo stesso voto e a quello della presidente, Leocata ha incassato anche l’appoggio di Luca Rocci, Noemi Cellamare, Caterina Fazio e Giulia Di Cesare.

Con Giancarli si sono schierati invece Moretti, Matteo Corti, Giulio Rosati, Carla Cimoroni (fidanzata del leader Apl Ettore Di Cesare) e Rita De Marco.

Insomma, 6-6, con parte dei rampolli del Pd a sostenere gli “appellini” e il forzista Rocci che ha appoggiato il candidato presidenziale.

Ma i componenti del Consiglio sono 13! A complicare il quadro, risultando determinante per lo stallo, è arrivata infatti l’astensione di un’altra esponente Pd, Claudia Liberale che, secondo quanto si è appreso, puntava pure lei alla vice presidenza e ha scelto di non scegliere.

Insomma un clima avvelenato risolto almeno per il momento con l’adozione di entrambi i vice, Leocata e Giancarli, che ora dovrà essere esaminata dal Consiglio comunale.

Tra l’altro, durante la convulsa riunione, il Consiglio di partecipazione ha forzato la mano anche su un altro punto del peraltro scarno regolamento: ha infatti approvato, stavolta all’unanimità, una proposta da inoltrare al sindaco, Massimo Cialente, che ora dovrà valutarla: quella di non avere alcun consigliere comunale come “tutor”. Anche se l’esordio non è stato certo confortante in tal senso.