Prosegue il ciclo di interviste di Abruzzoweb agli esponenti del Partito democratico considerati come possibili candidati forti alla segreteria regionale, posto prestigioso e importante trampolino politico, che sarà presto vacante dopo l’elezione in Consiglio regionale di Silvio Paolucci.
PESCARA – Dopo il chietino Alessandro Marzoli è la volta del trentenne pescarese Marco Rapino, vice segretario regionale vicario e segretario regionale dei Giovani democratici.
Se lei fosse segretario regionale, quali novità le piacerebbe apportare nell’organizzazione del partito?
Non sono candidato a nulla, tengo a precisarlo. È la comunità del partito che dovrà decidere tempi e modi, e quindi non entro nel merito della questione.
Mettiamola così, allora: cosa si aspetta dal nuovo segretario abruzzese?
Ritengo che il partito debba proseguire nella strada del rinnovamento, rimanere fedele a una linea che sta dando i suoi frutti. Mi riferisco non solo al rinnovamento delle persone, ma anche delle modalità. Nell’ultima tornata elettorale abbiamo preso il 41 per cento, dobbiamo dare risposte a una domanda imponente di buona politica da parte di chi ci ha dato fiducia, che è però è… a progetto.
Lei è renziano?
Sono un sostenitore del governo Renzi perché è il governo che ha l’obbligo di dare risposte immediate, a chiederlo sono gli italiani.
A proposito di giovani, come pensa si possa porre rimedio a una disoccupazione dilagante, e a condizioni di lavoro sempre più precarie?
A livello regionale la risposta può arrivare dal buon utilizzo dei fondi europei, bisogna rivoluzionare la governance, non devono essere più sprecati, come accaduto in passato. Quei fondi devono essere destinati a chi crea lavoro stabile, anche a chi ha un’attività già in piedi, ma che stenta camminare a causa della crisi. Non solo alle nuove imprese. È fondamentale che ci siano persone competenti che siano in grado di capire quali siano le buone idee imprenditoriali, capaci di creare posti di lavoro.
I sindacati però sostengono che il lavoro con il Jobs act diventerà ancora più precario.
Il Jobs act offre una risposta al 38 per cento dei giovani disoccupati in Abruzzo, perché rende più facili le assunzioni, e offre garanzie ai lavori a tempo. È impostante ora anche agevolare le partite Iva, tartassate e umiliate.
Renzi nella sua vertenza a Bruxelles ha ottenuto qualcosa, o sostanzialmente la troika ha risposto picche alla richiesta di maggiore flessibilità?
È una partita ancora aperta, e intanto con Renzi a Bruxelles abbiamo finalmente mostrato la schiena dritta. Si sta aprendo un fronte mediterraneo, che unisce i paesi del Sud Europa, che con l’austerità non riescono a crescere. L’Europa deve cambiare politica economica, o sarà un’Europa a due velocità e a tal proposito va sottolineato che molto probabilmente il prossimo commissario europeo agli Affari economici e monetari sarà un socialista, che prenderà il posto di Olli Rehn, segno secondo me di un’importante svolta.
A proposito di riforme: che posizione ha su quella che riguarda il Senato e il sistema elettorale?
La riforma del Senato voluta fortemente da Renzi va approvata senza indugio, perché rappresenta una razionalizzazione di un sistema costoso e farraginoso. L’ostruzionismo è fuori luogo, non c’è nessuna deriva autoritaria, in tanti altri Paesi pienamente democratici non c’è il bicameralismo perfetto come da noi, che è stato invece una delle cause dell’immobilismo della politica italiana.
Per quanto riguarda legge elettorale, l’obiettivo è far sì che il giorno dopo le elezioni si sappia con certezza chi governa, e che ci siano i numeri per farlo effettivamente. Per rafforzare il rapporto con il territorio introdurrei circoscrizioni più piccole. E sono favorevole alle preferenze, anche se vedo difficile un accordo in tal senso. I partiti, però, devono selezionare la classe dirigente e i candidati, non possono diventare solo un comitato elettorale che si riunisce due volte l’anno per le primarie.
Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha promesso molto, ora le promesse devono diventare realtà. Per lei quali sono le priorità per l’Abruzzo?
D’Alfonso ha garantito più posti di lavoro e c’è un solo modo per riuscirci, usare la leva dei fondi europei, usarli bene a differenza del governo Chiodi che è su questo terreno che ha registrato il maggior fallimento. Altra priorità, secondo me, riguarda l’università, il modo del sapere. Serve una federazione degli atenei, è inutile avere tre università che competono tra di loro. In questo D’Alfonso deve mostrare vero renzismo, cioè la determinazione nel voler spezzare lo status quo le resistenze alle riforme.
Beppe Grillo o Angelino Alfano: chi butterebbe giù dalla torre se proprio dovesse scegliere?
Grillo perché ha commesso un grave errore, ha illuso gli elettori che hanno voglia di cambiare, ma il suo messaggio è vacuo, scommette sul fallimento dell’Italia. Per quanto riguarda Alfano, non è il massimo stare al governo con lui, ma per come sono andate le cose dopo le elezioni è stata una scelta obbligata, i numeri sono quelli che sono.
Della storia politica e del patrimonio culturale della sinistra quali personaggi si sente di citare come punto di riferimento?
I fratelli Kennedy: da ragazzino avevo il mito dell’America, la lista alle elezioni di istituto dele scuole superiori, in cui mi presentai candidato si chiamava proprio Jfk, acronimo che sta per John Fitzgerald Kennedy.
È mai stato comunista?
Ho solo trentanni, non ho fatto in tempo…





