L’AQUILA – “Una giornata storica”. È stata questa, ieri, la valutazione quasi unanime sulla visita a Sulmona di Papa Benedetto XVI.

Ma il giorno dopo nella città peligna il risveglio è stato brusco. Finita la festa, riposti i cappellini gialli utilizzati (vanamente) contro il sole, qualcuno si rende conto che l’occasione forse poteva essere sfruttata meglio.

Come spesso accade, il luogo del dissenso, che sfugge ai canali tradizionali, è la piazza virtuale di Facebook, in cui qualcuno dice che sì, la festa “ufficiale” è andata bene, ma la città non ha risposto altrettanto.

La miccia che fa partire la discussione è di Giuliana. “Sono delusa e incredula per la realtà – scrive – per quello che ho visto ieri… Ma meno male che, a sentire chi è lontano, è passata la bellezza di una città, invogliando molti a venire a visitarla”.

La replica di Chiara sempre avvalorare la tesi di un successone: “In sintesi… Il telespettatore è rimasto affascinato e la città ha fatto un figurone”.

Ma Maria non è d’accordo: “I turisti pane e frittata. Sono loro che seguono queste manifestazioni in tv o dal vivo… Che vuoi che portino? La domenica mattina il papa ha sempre detto messa su Rai1. E poi… Si rimane affascinati da Sulmona e la domenica successiva da un’altra località, magari da una parrocchia romana!”.

Chiara risponde: “Spero che anche i ‘turisti pane e frittata’ saranno capaci di autodeterminarsi, senza essere travolti dalla sindrome del ‘tutto m’affascina e dunque resto a casa mia sul divano a vegetare'”.

Tocca di nuovo a Giuliana spiegare il motivo della sua delusione. “Ho visto sedie vuote – snocciola – bar vuoti, braccia conserte, silenzio tombale in corso Ovidio subito dopo la messa. Ho visto aree parcheggio vuote. Zone con i maxischermi vuoti. Sulmonesi dal mare che mi telefonavano: ‘Beh come va lì?’. Pazzesco. Scarsissima affluenza. Era un grande evento, e per me è stato un onore esserci, emozionante, sentito. Ma sono rimasta delusa”.

Quanto all’immagine che è passata dalla Rai, per la ragazza peligna “è normale che sia cosi, in quanto al nazionale importava il Papa, non la cronaca e la realtà locale, non i negozi vuoti, non la gente con le proprie emozioni o incazzature”.