CHIETI – Non è andato in porto il tentativo della Giunta regionale di centrodestra di risolvere a proprio favore, con la revoca della pubblica utilità sentenziata nella riunione di lunedì sera, il ricorso al Tar dell’Ati composta dalle imprese Icm, del gruppo veneto Maltauro, e A.b.p. Nocivelli di Brescia, che chiedono di dichiarare illegittima “la perdurante inerzia” della Regione Abruzzo e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, nell’indire la gara pubblica europea per la realizzazione del project financing per l’abbattimento e ricostruzione dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, per il quale le due società hanno ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità nel luglio 2018 dal precedente esecutivo di centrosinistra, guidata da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Partito democratico.
I giudici amministrativi, nell’udienza di mercoledì scorso, hanno infatti rinviato il giudizio al 23 giugno prossimo per entrare nel merito della intricata questione: il Tar non ha quindi annullato il procedimento e, almeno per il momento, non ha tenuto conto, come sperava la Regione, del provvedimento di revoca da parte della maggioranza di centrodestra arrivato a due giorni dalla udienza, su una vicenda che si trascina dal 2012 quando è emersa ufficialmente la presenza di cemento impoverito e quindi di problemi statici e sismici di due corpi C ed F sgomberati nel 2016, in una struttura risalente agli anni Settanta.
Ed ora si profila un aggravamento del contenzioso amministrativo e, soprattutto, del rischio contenzioso per la Regione: le proponenti, in particolare Nocivelli, da dieci anni in Abruzzo nell’ambito della sanità, impugneranno davanti al Tar la delibera di lunedì, oltre ad avviare una corposa azione di risarcimento danni milionario.
Tornando all’ udienza di mercoledì, secondo quanto si è appreso, l’Avvocatura regionale, nella memoria difensiva, avrebbe puntato sull’annullamento della pubblica utilità, per far cadere l’accusa di inerzia: una strategia messa a punto in particolare del dirigente Stefania Valeri, la stessa che nel 2018 faceva parte dello staff voluto da D’Alfonso per sbloccare la storica pratica, e del capo Dipartimento regionale Salute, l’uomo forte della sanità abruzzese, Claudio D’Amario, che fin dai mesi precedenti al suo insediamento avrebbe “consigliato” alla Regione di intervenire con fondi pubblici e solo nei due corpi.
Secondo molti, la decisione in extremis con un provvedimento arrivato fuori sacco, presentato dall’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, e senza preavviso nei confronti degli assessori, sarebbe proprio il sintomo, chiaro, della preoccupazione del centrodestra in riferimento al project financing dell’ospedale di Chieti. Tanto che l’assessore al Bilancio e personale Guido Liris, di Fratelli d’Italia, in sede di approvazione della delibera nella riunione online della Giunta, avrebbe espresso perplessità e non avrebbe preso parte alla votazione: mentre il vice presidente della Regione, Emanuele Imprudente, della Lega, è risultato assente dalla riunione, anche se non è chiaro se per il dissenso alla vicenda visto che il provvedimento non era all’ordine del giorno. Presenti invece insieme a Liris e Verì, Nicola Campitelli e Pietro Quaresimale, della Lega, e Daniele D’Amario, di Forza Italia. Oltre al presidente, Marco Marsilio, di FdI.
Ma la grana per la maggioranza di centrodestra potrebbe farsi più preoccupante: l’Ati, davanti al Tar, impugnerà anche la delibera di lunedì scorso, sia nel merito sia come istanza di sospensiva.
Da fonti vicine all’Ati emerge anche che i legali stanno lavorando anche all’avvio del contenzioso legato al risarcimento danni milionario in merito al quale la Regione, secondo alcuni esperti, rischia grosso.
Del resto, il sodalizio ha investito ingenti risorse per realizzare un progetto, avviato nel 2013 dal presidente del centrodestra Gianni Chiodi, che ha ottenuto il via libera dopo un enorme ritardo dalla stessa Regione. Progetto che nella gara mai indetta le due proponenti avrebbero avuto il diritto di prelazione, e che prevede un nuovo nosocomio con 498 posti letto, realizzato dal privato con un investimento di 119 milioni di euro. Lo stesso privato, nello schema del project, avrebbe poi incassato per 25 anni un canone di locazione da 12,2 milioni, e avrebbe gestito in proprio alcuni servizi.
Il fronte contrario al project, capitanato dal capogruppo di Forza Italia ed ex assessore regionale, il chietino Mauro Febbo, ritiene “ inidoneo al soddisfacimento dell’interesse pubblico e non coerente con la normativa vigente circa l’utilizzazione di una modalità di finanziamento e contribuzione pubblica”, mancando per di più la “verifica di convenienza a ricorrere alla finanza di progetto rispetto ad una ordinaria procedura di appalto con richiesta di finanziamento alla Cassa Depositi e Prestiti e gara pubblica con progettazione esecutiva”. Febbo propende per un intervento pubblico sui corpi incriminati. Anche il M5S ha mostrato la propria contrarietà netta.
LA RETTIFICA DELLA REGIONE: “GIUNTA COMPATTA SU VOTO REVOCA”
“In riferimento agli articoli pubblicati in questi giorni sulla Vostra testata in merito alla vicenda del project financing dell’ospedale di Chieti, si precisa che l’assessore Liris contrariamente a quanto riportato ha votato a favore della delibera, insieme a tutti gli altri componenti della giunta. Giunta che ha approvato la delibera proposta dall’assessore Nicoletta Verì senza riserve e senza perplessità di sorta. Solo l’assessore Emanuele Imprudente era assente per un concomitante impegno e aveva correttamente avvisato in anticipo il presidente Marsilio dell’impossibilità a partecipare, assicurando il numero legale avendo comunque preventivamente verificato la partecipazione degli altri assessori del suo partito”.
E’ quanto viene precisato in una nota della presidenza della Regione Abruzzo, a smentita di quanto riferito in un articolo di Abruzzoweb.






