L’AQUILA – “Mi sembra una lodevole iniziativa. In un momento in cui il teatro sta particolarmente soffrendo i disagi del momento, le fusioni sono benvenute anche in previsione del nuovo regolamento ministeriale che prevede, per i soggetti che saranno destinatari di contributi, un’attività molto più sostanziosa rispetto a quelle precedentemente già svolte. Un accorpamento dell’istituzione storica d’Abruzzo mi sembra una cosa molto importante perché si può salvaguardare quel minimo necessario per far sì che esista, che resista un teatro stabile nella regione. In Abruzzo ci sono condizioni così esili e precarie che il rischio è che un domani non vi sia neanche più un teatro”.

Così il regista teatrale Antonio Calenda, uno dei grandi del Teatro Stabile d’Abruzzo, sul disegno di legge presentato da Giorgio De Matteis, vice presidente del Consiglio regionale, per la nascita dell’ente teatrale ‘Abruzzo Teatro – Teatro Stabile Pubblico’ che accorperebbe il Tsa e l’associazione teatrale dell’Aquila ‘l’Uovo’ sotto un’unica entità gestionale, iniziativa presa per salvare le precarie condizioni di sostentamento di queste due storiche realtà.

Calenda, secondo lei un’iniziativa del genere potrebbe essere estesa a livello nazionale con il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo?

Il punto è un altro. Il nuovo regolamento che in questi giorni è stato sottoposto all’Associazione generale italiana dello spettacolo, a cui apparteniamo tutti noi dei teatri stabili e teatri rivati, impone dei coefficienti relativi all’attività che sono molto pesanti. Si può quindi ottenere benefici a maggior ragione se si creano dei soggetti la cui attività sia forte. Bisogna prepararsi ad affrontare i nuovi coefficienti, i nuovi parametri.

Cosa ne pensa della lettera delle altre associazioni abruzzesi che temono di essere ulteriormente penalizzate da questa legge?

Anche questi soggetti giustamente rivendicano la loro sopravvivenza, devono anche loro fare di necessità virtù e prevedere essi stessi degli accorpamenti, delle fusioni, perché stiamo vivendo un clima in cui le ristrettezze sono lì, sotto gli occhi di tutti. Bisogna fare, ripeto, di necessità virtù ed inventare nuove strade affinché l’utilizzo delle risorse esistenti sia consapevole, che sia, in qualche modo, un utilizzo intelligente. Non credo che le risorse andranno solamente ai soggetti più forti, penso che verranno destinate a color i quali sapranno distinguersi per capacità artistiche e organizzative.

Il punto è proprio questo: le altre associazioni abruzzesi temono che queste nuove normative diano dei privilegi al carattere di storicità a quello della qualità artistica.

È ovvio che debba rimanere la qualità artistica ma anche la capacità organizzativa. La qualità non è un’entità astratta, la qualità deve in qualche essere accompagnata da un impegno promozionale e organizzativo perché ci sono delle realtà importanti che nessuno conosce e sarebbe bene che queste realtà, che sono qualitativamente molto meritevoli, siano anche capaci di far conoscere il loro prodotto, anche perché non è che tutto debba essere sovvenzionato. Io ricordo che quando ho iniziato a fare teatro d’avanguardia ai tempi con gente come Gigi Proietti, Piera degli Esposti e altri grandi, lo facevamo gratuitamente, senza sovvenzioni. Erano tempi diversi ma più che rivendicare sostegno, ci vuole la dimostrazione di essere così bravi ad interessare il mercato. Se si è solamente sostenuti dallo Stato e non si sa come industriarsi per vendere i propri prodotti, allora il discorso diventa molto più complicato.