TERAMO – Un sogno che potrà presto prendere forma, quello del nuovo ospedale di Teramo, per direttore della Asl Maurizio Di Giosia e l’assessore Nicoletta Verì della Lega, recuperando “il nulla di fatto dal centrosinistra”, con uno studio di fattibilità già al vaglio del Ministero.
Un sogno che rischia di restare banalmente nel cassetto, per l’ex assessore alla salute, e ora capogruppo del Partito democratico in Regione, Silvio Paolucci, perché realizzarlo “servono 265 milioni di euro, e in cassa ci sono solo 121,5 milioni, e soprattutto “senza programmazione e l’approvazione della rete ospedaliera regionale, e senza ricorso ai privati con un project financing”, questi soldi non si troveranno certo sotto le pietre. Tenuto conto pure che il debito della sanità abruzzese ha sforato quest’anno i 110 milioni di euro.
Questi i termini e le cifre dello scontro, che c’è da scommetterci, sarà destinato ad infiammare il proscenio della politica dei prossimi mesi, intorno al progetto, lanciato oramai già da un decennio, di un nuovo nosocomio teramano, al posto del Mazzini.
Il nuovo capitolo dell’annosa vicenda è rappresentato comitato ristretto dei sindaci, convocata dalla scorsa settimana dal presidente Gianguido D’Alberto, sindaco dem di Teramo, nel corso del quale il dg Di Giosia ha srotolato sul tavolo lo studio di fattibilità del nuovo nosocomio, con ben 501 posti letto, con tutte le specialità e caratteristiche per essere Dea di secondo livello, e costituirà, con i presidi di Atri, Giulianova e Sant’Omero, una rete integrata di assistenza ospedaliera per acuti sull’intero territorio provinciale. Un progetto che ottenuto il plauso anche del sindaco D’Alberto, anche se è dello stesso partito di Paolucci.
L’attuale ospedale Mazzini, nel piano illustrato da Di Giosia, non sarà certo abbandonato, ma diventerà una Città della salute, con tutti servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie: gli ambulatori di medicina generale, la specialistica ambulatoriale, la radiodiagnostica e i laboratori analisi, ma anche servizi come la dialisi territoriale e l’allergologia.
La via maestra sembra essere quella del totale finanziamento pubblico dell’intervento, tenuto conto che l’ipotesi del project financing, portata avanti per anni a partire dal compianto direttore generale della Asl di Teramo, Roberto Fagnano, scomparso nell’autunno 2019, sembra essere tramontata con l’avvento del centrodestra in Regione
.Tanto che è stata giudicata ad ottobre irricevibile dalla Asl la proposta della Pizzarotti di Parma, impresa emiliana che aveva previsto un progetto da 250 milioni di euro per una mega struttura nuova di zecca a Piano D’Accio, a est di Teramo, da 550 posti. e anche di altre proposte sembra si siano perse le tracce.
Via maestra quella del project invece per il centrosinistra in Regione di Luciano D’Alfonso, ora senatore dem, e dell’assessore Paolucci, sia a Teramo, ma anche per altri nosocomi abruzzesi, a cominciare da quello di Chieti, cancellato anche qui dalla giunta di Marco Marsilio, dopo che le imprese Maltauro e Nocivelli avevano ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità e si sarebbe dovuta fare solo la gara europea.
E da questo punto di vista Paolucci non ha cambiato idea, in una intervista rilasciata ad Abruzzoweb, e ancor prima un una nota, a cui ha però risposto duramente Verì.
“Loro ad oggi hanno 81 milioni per l’ospedale di Teramo e 12,5 per l’ospedale di Penne, che voglio ricordare, sono stati trovati dal centrosinistra in regione, che per l’edilizia sanitaria – incalza Paolucci -. L’intenzione è quella di poter aggiungere eventualmente altri 40 milioni residui dalla legge ex articolo 20, arrivando per Teramo a 121 milioni circa. Mi chiedo dove troveranno le altre risorse. Tenuto conto che la Regione, vista la situazione debitoria, non può accendere mutui”.
E aggiunge: “noi abbiamo optato per il progetto di finanza, perché è evidente che i fondi pubblici a disposizione e reperibili non bastano per intervenire per tutti gli ospedali da ricostruire e innovare. Ovvero, o ne devi depennare qualcuno, oppure l’unica strada è ricorrere alla partnership con il privato. Ma anche qui senza programmazione, senza approvazione della rete ospedaliera, non c’è possibilità di sapere come e dove intervenire, e questo vorrebbe saperlo anche il ministero, come condizione per sboccare i fondi, compresi quelli già disponibili”.
Poche ore prima del comitato ristretto dei sindaci Paolucci, a seguito di un sopralluogo al Mazzini assieme al consigliere regionale Dino Pepe del del Pd, e Sandro Mariani, di Abruzzo in Comune, aveva attaccato l’assessore Verì: “In cassa ci sono 121 milioni di euro, ma sono bloccati da tre anni perché per poterli utilizzare occorre la rete ospedaliera e l’atto di programmazione che il governo Marsilio non è ancora stato capace di fare – hanno scritto in una nota -. Una carenza gravissima, perché per realizzare l’ospedale occorre la copertura integrale dell’importo e il ricorso al project financing, oppure il ricorso all’appalto interamente pubblico richiedono delle scelte e un atto di programmazione sul fronte dell’edilizia e della rete ospedaliera che la Regione ad oggi non compie. Un’inerzia che ormai dura da 36 mesi e che ha come conseguenza il fatto che le risorse, accumulate soprattutto grazie al lavoro compiuto dalla nostra giunta di centrosinistra, sono inutilizzabili. Senza provvedimenti accadrà che l’ospedale di Teramo resterà sulla carta e negli slogan della propaganda di Marsilio, un gioco che rischia di durare fino alla fine del mandato”.
A seguire la piccata replica di Verì che a proposito dell’accusa di inerzia di Paolucci ricorda nell’ordine gli 89 milioni per l’ospedale di Teramo, impegnati dall’Ufficio centrale bilancio del Ministero della Salute il 23 dicembre 2019 e registrati il 17 gennaio 2020, dunque con il centrodestra.
E ancora l’accordo tra il Ministero della Salute e il Presidente della Regione Marco Marsilio, del 16 giugno 2020 condiviso con una nota del 22 giugno successivo. E appunto lo studio di fattibilità che “è già al vaglio delle strutture ministeriali competenti”.
“La verità – ha chiosato Verì – è che il centrosinistra non ha lasciato alcun atto concreto, salvo generiche proposte di ricorso al project financing che nei termini da loro ipotizzati, avrebbero ingessato i bilanci delle Asl per decenni . La realtà – rimarca è che la precedente giunta regionale non ha fatto assolutamente nulla, salvo attendere una prima tranche del finanziamento complessivo nazionale per l’edilizia sanitaria (che sarebbe comunque stato assegnato nei piani generali di riparto) e produrre la famosa delibera di 742 del 2018 (tra l’altro mai assentita dal Ministero), con cui di fatto legava i nuovi ospedali esclusivamente ai project financing”.






