AVEZZANO – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato a Tagliacozzo, per la commemorazione del 750/o anniversario della battaglia nei pressi della omonima località marsicana. Il presidente è stato accolto da tutte le autorità civili, militari e religiose presso il piazzale della stazione dove verrà inaugurata una statua dedicata a Dante Alighieri che celebrò nel 28/o canto dell’Inferno la storica battaglia tra Corradino di Svevia e Carlo I d’Angiò.
Si tratta della prima tappa della visita istituzionale nella Marsica del presidente Mattarella che prevede inoltre appuntamenti a Scurcola Marsicana e ad Avezzano.
“Per l’occasione – ha spiegato il sindaco Vincenzo Giovagnorio – abbiamo inaugurato il monumento a Dante Alighieri che celebró la battaglia nel 28/o canto dell’inferno; inoltre abbiamo consegnato le chiavi della città al presidente per consacrare questo importante avvenimento per tutta la Marsica”.
Nella prima tappa il presidente è accolto dal presidente della Regione, Marco Marsilio, dall’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel Governo Berlusconi, l’abruzzese Gianni Letta.
Nel corso di una cerimonia con 150 bambini, il capo dello Stato ha svelato una statua di Dante Alighieri, che ha citato la battaglia nel XXVIII canto dell’Inferno. Statua realizzata all’antica ditta Serpone di Napoli su un progetto dell’artista Danilo Caruso.
Al presidente è stato fatto dono della copia in argento delle cinque chiavi della città, realizzate dall’orafo locale Ivan Morgante.
A seguire la tappa di Scurcola. A dargli il benvenuto il sindaco Maria Olimpia Morgante, insieme al parroco don Nunzio D’Orazio.
In programma la visita della chiesa di Santa Maria della Vittoria e l’esibizione della pianista Emilia Di Pasquale e della sua “Arteficio ensemble”. Il sindaco ha donato a Mattarella alcuni testi sulla storia di Scurcola e una mattonella in ceramica con una scena della Battaglia di Tagliacozzo realizzata dagli studenti del Liceo artistico Bellisario di Avezzano.
Alle ore 11 al Teatro dei Marsi di Avezzano, una platea di 700 rappresentanti istituzionali della regione ha dato il benvenuto al presidente, Seguiranno i saluti del commissario prefettizio di Avezzano Mauro Passerotti, del presidente Marsilio e del presidente della provincia dell’Aquila, Angelo Caruso.
Gli storici Raffaele Colapietra e Giuseppe Grossi terrano una lezione sulla battaglia di Tagliacozzo.
Ad intonare l’Inno d’Italia al Teatro dei Marsi, invece, sarà Ilaria Di Nino, cantautrice marsicana. Il saluto finale sarà affidato a Gianni Letta e alle 11.40 il presidente ripartirà alla volta di Roma.
La battaglia di Tagliacozzo, fu combattuta nei piani Palentini nei pressi di Tagliacozzo il 23 agosto 1268, tra i ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I d’Angiò, di parte guelfa.
La battaglia di Tagliacozzo rappresenta l’ultimo atto della potenza sveva in Italia. La fine di Corradino segna infatti la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo, nel regno siciliano, il nuovo capitolo della dominazione angioina.
La battaglia è citata da Dante Alighieri, fieramente anti-angioino, nella Divina commedia, nel XXVIII canto dell’Inferno, e l’accento è posto sulla vittoria per il consiglio di “Alardo sanz’arme”. Il riferimento è ad Erard de Valéry che, con uno stratagemma da lui ideato, rese possibile la vittoria angioina. Fece indossare al nobile Henry de Cousances, aiutante di campo del re, le vesti di Carlo e lo fece lanciare in battaglia con tutta l’avanguardia angioina preceduta dalle insegne reali. Gli uomini di Corradino si gettarono in massa contro questa schiera, sbaragliandola. Caduto il Cousances, i ghibellini ebbero l’illusione di aver ucciso il re angioino, ruppero le formazioni, lanciandosi disordinatamente all’inseguimento degli angioini.
A quel punto Carlo d’Angiò sferrò con i suoi 800 cavalieri d’elite, tenuti fino a quel momento nascosti, un micidiale e decisivo attacco a sorpresa. L’esercti svevo fu sbaragliato. Corradino si diede alla fuga, dirigendosi verso Roma. Fu però poi tradito da Giovanni Frangipane, signore di quei luoghi, che lo fece consegnare a Carlo d’Angiò. Processato sommariamente e condannato a morte, fu decapitato a Campo Moricino, l’attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre 1268.





