CHIETI – Maniacale nella tattica, meticoloso negli allenamenti: Marco Di Marzio mastica calcio da anni.
Per chi non lo conoscesse, il tecnico teatino noto nella città e non solo, è un grande professionista oltre che maestro dei giovani.
Collecorvino, Folgore Sambuceto, River 65, Chieti Calcio Juniores, Chieti Calcio prima squadra, Sant’Anna, Nori, A.S.D Città di Chieti.
Un curriculum lunghissimo, condito da molte soddisfazioni e poche delusioni. Tra le panchine del trentottenne allenatore teatino spicca quella della sua città.
Di Marzio, infatti, nella fortunata stagione 2007/2008 ha ricoperto sulla panchina del Chieti il ruolo di vice allenatore di Rinaldo Cifaldi, portando i neroverdi alla promozione in serie D.
Amante di Arrigo Sacchi, stravede per Vincenzo Vivarini, altro ex chietino. Ha il patentino B-Uefa che gli permette di allenare fino alla D e tutti i settori giovanili fino alla C.
Professore di educazione fisica, laureato all’Isef dell’Aquila, continua ad aggiornarsi sul mondo del calcio, in attesa di un progetto serio. Ma questo è solo l’antipasto di un menù ricco e interessante.
Buongiorno mister. In città la definiscono un maestro dei giovani, conferma?
Sì, posso confermare. Ho lavorato con molti settori giovanili: ho iniziato la mia avventura sulla panchina del Collecorvino (stagione 1996-1997) occupandomi esclusivamente del settore giovanile. Poi sono passato alla Folgore Sambuceto, al River 65, principale serbatoio di giovani della città, e alla Juniores della Chieti Calcio.
È difficile lavorare con i giovani?
È difficile, ma altrettanto stimolante, il ragazzo va seguito passo dopo passo cercando di tirargli fuori il meglio di sé. Ricordo, in particolare, l’avventura alla guida della Juniores del Chieti. Era l’anno successivo al fallimento del sodalizio neroverde (estate 2006) e abbiamo incontrato mille difficoltà: non avevamo campi su cui allenarci e mancava l’organizzazione necessaria per lavorare bene. Ma, grazie anche alla collaborazione del collega Castorani, siamo riusciti a toglierci grandi soddisfazioni. abbiamo battuto squadre blasonate come L’Aquila e Castel di Sangro e siamo arrivati alle semifinali del Torneo di Nepezzano, sconfitti nei templi supplementari dalla Renato Curi Angolana.
Poi è arrivata la chiamata del Chieti.
Dopo il fallimento della società, il calcio teatino è ripartito con la passione di Giustino Angeloni che vinse subito il campionato di Promozione con Amedeo Assetta. L’anno dopo mi dissero di seguire il ritiro estivo del Chieti per conoscere meglio l’ambiente e imparare i trucchi del mestiere. Il nuovo allenatore era Rinaldo Cifaldi e la società mi propose di fare il suo vice: accettai senza pensarci due volte.
Che ricordi ha di quella stagione?
Meravigliosi, vincemmo il campionato di Eccellenza e salimmo in D. Avevamo una squadra fortissima con gente dal calibro di Parma, Galluzzo, Obbedio, Stella, Contini. Mi occupavo dell’aspetto tattico della squadra, lavoravo sul campo e visionavo dvd e videocassette delle nostre avversarie con relazioni che consegnavo personalmente a Cifaldi.
Le emozioni più forti?
La vittoria in casa contro il Guardiagrele (2-1) arrivata il giorno del mio compleanno e quella contro il Casoli (2-0) di Marcello Di Camillo. Nell’occasione, avevo curato e preparato una marcatura a uomo per Luca Campli, il loro giocatore più rappresentativo. Anche a Luco dei Marsi (0-1) il gol è nato da una strategia adottata in allenamento. L’Angizia Luco giocava con una difesa molto alta, serviva così dare la palla in profondità. Così è stato, lancio di Stella e gol di Odoardi.
Che allenatore è Cifaldi?
È uno che sa il fatto suo, sa lavorare bene e potrebbe benissimo allenare in Seconda Divisione. In due anni, sulla panchina dell’Aquila e del Teramo, è quello che collezionato più punti ma le scelte societarie l’hanno condizionato.
Perché ha lasciato il Chieti?
Dopo la promozione in serie D è cambiata la società e non sono stato riconfermato. Sono ripartito dai giovani, occupandomi del settore giovanile del Sant’Anna dove ho incontrato mille difficoltà di organizzazione. E poi sono passato al Nori, in Seconda Categoria.
Lì ha compiuto un vero e proprio miracolo.
Ho preso la squadra nelle ultime posizioni di classifica e l’ho portata alla salvezza. Abbiamo collezionato ben 12 risultati utili consecutivi. Epica la partita contro il Fara San Marino, vinta 6-4 tra espulsioni e infortuni.
Quali allenatori le piacerebbe imitare?
Il mio modello è Sacchi ma, oggi come oggi, clonarne uno nuovo è praticamente impossibile. Mi piacciono anche Cesare Prandelli e Vivarini.
Si sa che lei è molto amico di Vivarini.
Al di là dell’amicizia, nutro grande stima e ammirazione per questo allenatore. Quando allenava il Chieti mi permetteva di seguire da vicino i suoi allenamenti. Posso garantire che tutto ciò che provava in settimana metteva in pratica la domenica. Esempio lampante la vittoria di Civitanova (0-1 con gol di Vitone, ndr). Possesso palla e fase di transizione le sue armi migliori.
Del nuovo tecnico del Chieti Silvio Paolucci cosa pensa?
Non lo conosco personalmente ma posso dire che ha raccolto un’eredità pesante. Il Chieti è una squadra giovane che si toglierà belle soddisfazioni.
E di Zeman cosa pensa?
Fenomenale. Il Pescara ha tutte le carte in regola per andare in serie A.
Il suo modulo di gioco?
4-4-2 di partenza variabile nel 4-2-3-1.
Il suo asso nella manica?
Tanto lavoro, sono maniacale nella tattica e meticoloso negli allenamenti. Curo molto la preparazione atletica e cerco di aggiornarmi sempre.
Quale sarà il suo futuro?
L’anno scorso ho rifiutato un’offerta dello Sporting Scalo perché non ho trovato l’accordo con la società. Ora collaboro con Corrado Baglieri nell’Asd Città di Chieti e spero in una chiamata di qualche società.
Qual è invece il suo sogno?
Vorrei allenare in un settore giovanile serio e organizzato. Nel calcio contano l’organizzazione e i progetti, i soldi non contano.
Grazie mister e in bocca al lupo.
Crepi, grazie a voi. Un saluto alla redazione di AbruzzoWeb!



