BRUXELLES – “Il Belgio è stato colpito perché parte della coalizione internazionale”.
Così l’Isis, secondo quanto riporta il Site, ha rivendicato gli attentati all’aeroporto e alla metro di Bruxelles che, secondo l’ultimo bilancio, hanno ucciso, secondo i media, 34 persone e ne hanno ferite almeno 230, tre delle quali italiane.
Il bilancio ufficiale resta a 30 morti (10 all’aeroporto di Zaventem e 20 nella metropolitana di Maelbeek). Lo riferisce la tv pubblica belga.
Dunque, a poco più di quattro mesi dagli attentati di Parigi e a pochi giorni dall’arresto a Bruxelles della ‘primula rossa’ Salah Abdeslam, considerato la mente degli attacchi in Francia, nel mirino è finita proprio la capitale belga, sede delle principali istituzioni europee.
È stato predisposto un piano di emergenza per deviare i voli su Charleroi, sono stati interrotti i collegamenti ferroviari da e per l’aeroporto.
Il governo belga ha subito convocato il consiglio di sicurezza ed è stato alzato al massimo livello previsto l’allarme in tutto il paese.
Città blindata, esercito in strada, traffico completamente paralizzato per permettere il passaggio delle ambulanze.
Un testimone ha raccontato all’Ansa di aver visto una ventina di persone a terra dopo l’attacco alla metro di Maalbeek, senza essere in grado però di precisare se si tratta di morti o feriti. Tutto l’accesso a Schumann, l’arteria principale che porta alle istituzioni Ue è bloccato, ci sono una ventina di mezzi della polizia e ambulanze
Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha convocato oggi al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica per valutare “ulteriori misure di contrasto e prevenzione alla minaccia terroristica”. Alfano, in stretto contatto con i vertici delle forze di polizia e dei servizi di intelligence, ha espresso il cordoglio per l’attentato: “il mio pensiero va ai familiari delle vittime e alle persone coinvolte in questo efferato attacco terroristico che ha colpito il cuore dell’Europa”.
Il Viminale innalza le misure di sicurezza negli aeroporti italiani. Secondo quanto si apprende il Dipartimento di Pubblica sicurezza ha disposto un ulteriore rafforzamento dei dispositivi di controllo, già elevati, con particolare riferimento ai principali scali italiani. Disposto inoltre un coordinamento immediato con tutte le forze di sicurezza presenti negli aeroporti e uno scambio informativo con le direzioni aeroportuali e con le società che gestiscono gli scali.
SASSOLI, ”BLOCCATO IN CITTA’, MOLTA ANSIA PER L’ATTENTATO”
“Una ritorsione dopo l’arresto dell’attentare di Parigi Abdeslam Salah? È difficile non pensarlo, sia per la coincidenza temporale sia per la modalità e la pianificazione terroristica. Quello che si può dire è che in Belgio l’organizzazione terroristica ha una capacità militare molto forte”.
Lo afferma ad AbruzzoWeb David Sassoli, vice presidente del Parlamento europeo, attualmente a Bruxelles in una zona non molto lontana dalla metropolitana dove sono avvenuti gli attentati con decine di morti.
Sassoli, nato a Firenze ma di origini abruzzesi, è il marito della soprintendente unica per il “cratere”, l’aquilana Alessandra Vittorini.
“Sto cercando di andare in Parlamento, ma la città è bloccata – spiega – Io sono arrivato ieri sera tardi da Milano, con l’ultimo volo, e devo restare qui”.
Sassoli conosce bene la zona degli attentati. “È la metro che si trova proprio sotto il Parlamento, quella che prendiamo anche noi e i funzionari, vicino alla Commissione e al Consiglio europeo, un luogo frequentatissimo”.
“Oltretutto – prosegue – l’attentato è stato pianificato in un momento in cui l’aeroporto è pieno di persone che vengono dall’Italia, perché il martedì mattina ci sono lavori di commissione. C’è una grande ansia”.
Quanto alla presenza di italiani tra le vittime, l’europarlamentare spiega che “per adesso non ci sono notizie di connazionali coinvolti, ma aspettiamo anche comunicazioni dell’ministero dell’Interno per fare il punto”.
“In realtà non sappiamo neanche se ci siano terroristi in giro, c’è apprensione da parte di tutta la città perché non è detto che l’attacco sia finito – fa notare – Al Parlamento sono state intensificate le misure, alzato l’allarme, la preoccupazione è tantissima”.
Secondo Sassoli, “la magistratura e gli investigatori diranno parole più definitive, certo c’è una rete potete perché può agire in breve tempo e con capacità militare di risposta tempestiva. La preoccupazione, insomma, non è solo per quello che è già successo, ma anche per quello che potrebbe succedere”.
“Questo attentato – conclude – avrà ripercussioni in tutti i Paesi dell’unione, Italia compresa”. Alberto Orsini
L’ABRUZZESE AL PARLAMENTO UE, ”LA CITTA’ PARALIZZATA”
BRUXELLES – “Qui al Parlamento europeo c’è una tensione fortissima, abbiamo dovuto annullare tutte le corse con l’aeroporto. Pochi minuti dopo l’attentato ho ricevuto decine di telefonate dall’Abruzzo e dall’Italia, ma le notizie sono ancora frammentarie. L’impressione che qui si respira è che i terroristi hanno sferrato un attacco al cuore dell’Europa”.
A parlare è Francesco Blasioli, giovane di Montesilvano (Pescara), che lavora con una società privata, proprio nella sede del Parlamento europeo, nel quartiere di Etterbeek, a poche ore dal tremendo attentato dall’aeroporto di Bruxelles, che da un primo macabro bilancio avrebbe provocato decine di morti e moltissimi feriti.
Esplosioni anche alla fermata della metropolitana di Maalbek, a pochi passi dalla sede della Commissione europea e secondo fonti, anche alla fermata Schumann, davanti la sede del Parlamento europeo. Blasioli ha fondato un gruppo facebook “Abruzzesi a Bruxelles”, nato per far arrivare gli arrosticini autentici dall’Abruzzo, visto che in Belgio sono introvabili. e che in queste drammatiche ore serve invece per comunicare e scambiare informazioni, per sincerarsi dello stato di salute di amici e conoscenti.
“Molte persone – spiega Blasioli – mi hanno contattato dall’Abruzzo già dopo pochi minuti dalle prime notizie dell’attentato. So che ci sono degli italiani che lavorano in aeroporto, ma non sarebbero stati coinvolti, ora stanno affrontando la drammatica emergenza. Dai contatti con i miei corregionali non mi risulta che ci siano stati vittime e feriti abruzzesi e italiani, ma le mie sono ovviamente notizie frammentarie e parziali, in una situazione in continua evoluzione”.
“La stazione di Schumann – aggiunge Blasioli – è giusto dall’altra parte della strada da dove mi trovo ora, al Parlamento europeo, e viene chiusa in occasione di incontri importanti nelle sedi europee, è sempre presidiata da militari, eppure proprio poche ore fa è stata colpita da un attentato…”.
Blasioli racconta poi della tensione e preoccupazione che in città si vive per i rischi sempre incombenti di attentati terroristici di matrice islamica, acuite dopo la cattura, quattro giorni fa, dell’ultimo degli attentatori di Parigi, Salah Abdeslam, che stava pianificando nuovi attacchi. Ancora latitante è poi Najim Laachraoui, che avrebbe realizzato le cinture esplosive per la strage del 13 novembre.
“Vivo qui da qui da due anni – racconta Blasioli – e da qualche mese ho conosciuto una città sotto assedio, che convive con la paura. Ci sono molti militari in giro, dopo l’attentati di Parigi. Tutti gli gli edifici sensibili sono presidiati. Ma la vita scorreva tutto sommato tranquilla. La tensione la respiravi solo intorno al quartiere islamico di Moleembeek, che è per così dire una città nella città, un mondo a parte”. Filippo Tronca
DUE ABRUZZESI, “NO GSM E IMPOSSIBILE USCIRE DA SCUOLA”
Impossibile muoversi in città, molte fermate della metropolitana chiuse e allerta livello 4. Ci sono anche molti abruzzesi nell’inferno di Bruxelles.
“Ero a casa al momento delle esplosioni, ora sono a lavoro e non abbiamo la rete gsm”, racconta Sara Cavallucci, ingegnere di Pescara che vive e lavora nella capitale belga, raggiunta da AbruzzoWeb. “Lo stato di allerta si percepisce dalle news. I bimbi non possono essere ripresi dalle scuole di Bruxelles”.
Versione, quest’ultima, confermata anche da Emanuele Mammarella, studente di Casalincontrada (Pescara) al conservatorio Reale da settembre: “Ci è stato vivamente consigliato di non muoverci nella città. Se sei in centro, rimani in centro. Dalla mia scuola è arrivata una comunicazione che dice di non lasciare l’edificio”.
“I tunnel sono chiusi – aggiunge – Muoversi in macchina è difficile. Questo è quello che apprendo dalla mia abitazione a Jette”. Marco Signori
UN’AQUILANA SALVA PER MIRACOLO, ”ERO LI’ 10 MINUTI PRIMA”
“Sono salva per miracolo. Sono passata per la stazione di Maalbek solo 10 minuti prima dell’esplosione”.
È ancora provata Nadia Frittella, 29enne belga per metà aquilana, dopo gli attacchi terroristici avvenuti questa mattina nella città di Bruxelles, causando almeno 13 morti.
Poco prima delle 8, infatti, due esplosioni hanno devastato la sala del check di America Airlines all’aereoporto internazionale di Zaventem, lo scalo principale della capitale belga distante 15 chilometri dal centro cittadino, mentre altre due deflagrazioni si sono verificate nelle stazioni metropolitane di Maalbek e Schumann, a due passi dalla sede dell’Unione europea.
“Passo per Maalbek tutti i giorni per andare a lavoro – spiega ad AbruzzoWeb – Oggi, per puro caso sono uscita un po’ prima e ho evitato la strage per un semplice colpo di fortuna. Non ho sentito nulla però. Ho capito quello che era successo circa 15 minuti più tardi, nel momento in cui sono entrata in ufficio”.
A pochi giorni dalla cattura di Abdleslam Salah nella capitale belga torna la paura. La commissione europea ha infatti chiesto a tutti i funzionari di non uscire di casa, mentre l’intera rete metropolitana è stata chiusa. Evacuata anche la stazione centrale ferroviaria, in seguito all’innalzamento del livello 4 dell’allarme sicurezza.
Un clima di terrore che ricorda molto quello di Madrid e Londra quando, rispettivamente nel 2004 e 2005, entrambe le capitali erano state devastate proprio da due attacchi terroristici poi prontamente rivendicati da Al-Qaida.
Un clima di terrore però che, come la stessa Nadia tiene a precisare, “è completamente diverso rispetto a quello che si respirava qualche mese fa a Bruxelles”, quando l’allerta era alta e le istituzioni erano state costrette a imporre un coprifuoco preventivo per difendere la città dal terrorista che, qualche giorno prima, aveva organizzato la strage di Parigi.
“Quello di novembre non era panico – aggiunge Nadia – Quello di stamattina sì. Ora siamo tutti chiusi in casa o in ufficio ma, sinceramente, e chi riesce a lavorare?”.
Le linee telefoniche, infatti, sono completamente isolate, mentre ai cittadini è stato chiesto di tenersi in contatto solo tramite i social media.
“E noi ovviamente siamo tutti incollati ai pc – conclude la giovane – Anche siamo tutti asserragliati dentro, mentre nelle zone vicine agli attacchi hanno iniziato a svuotare gli uffici”. Mariangela Speranza





