L’AQUILA – Progetto di legge regionale sull’editoria  abruzzese:  è passato un anno dagli stati generali dell’informazione di Pescara, in cui  dopo una profonda e accorata  disamina della crisi che attanaglia il settore, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio annunciò come ineludibili, urgenti e indifferibili misure legislative concrete, per dare un sostegno al settore, sulla scorta di quanto già fatto in altre regioni.

Dopo un anno molta acqua è passata sotto i ponti, tanta carta nelle rotative,  un oceano di bit nelle pagine on line, ma queste misure sono rimaste nell’iperurano delle pie intenzioni.

“Non abbiamo avuto più notizie del progetto di legge regionale”, ha  confermato con laconica ironia ad Abruzzoweb il presidente dell’Ordine dei giornalisti abruzzese Stefano Pallotta.

Eppure il presidente di Pangrazio, che il tema  l’ha preso a cuore, aveva annunciato, a luglio 2015, che “prima della sospensione estiva dei lavori consiliari presenterò nelle Commissioni, competenti in materia, il progetto di legge sull’editoria”, precisando che la bozza di legge regionale proposta dall’Ordine dei giornalisti “è al vaglio degli uffici del Consiglio regionale, Ufficio Stampa e Legislativo”.

Poi però sull’argomento è calato il silenzio.

Se si consulta sul sito del Consiglio regionale la sezione “iter legis”, non c’è traccia del provvedimento. È stato invece depositato un progetto di legge più circoscritto che prevede un sostegno economico ai Comuni per assumere giornalisti disoccupati come addetti stampa.

Le esigenze e le ambizioni emerse negli stati generali di un anno fa erano però molto più estese: fare in Abruzzo quello che è stato fatto in altre regioni, ovvero una norma, con adeguata copertura economica, volta a garantire sgravi fiscali, agevolazioni e a finanziare bandi a favore di tutta l’editoria, comprese le testate on line, diventata prima fonte di informazione per i cittadini, esclusa da ogni forma di finanziamento pubblico di cui invece godono i maggiori quotidiani cartacei, e anche le emittenti televisive. Bandi improntati a rigidi criteri di meritocrazia, che tenessero conto del numero dei lettori, e del giusto compenso economico e relativo inquadramento contrattuale per giornalisti e dipendenti.

“Tutto quello che verrà fatto dovrà necessariamente essere riferito –  disse un anno fa Di Pangrazio   – al diritto del cittadino ad essere informato in maniera corretta”; considerando il progetto di legge non più rinviabile per “un settore che la crisi economica ha colpito in modo durissimo, tagliando testate e posti di lavoro. Sono infatti numerose le vertenze aperte, che non riguardano solo la carta stampata, ma anche l’emittenza radiotelevisiva. E pure le testate on line stanno attraversando un momento molto difficile, che mette a rischio la sopravvivenza di decine di voci nel panorama dell’informazione”. (ft)