L’AQUILA – Nonostante un buon avvio (in via sperimentale, prima del sisma del 2009), la raccolta differenziata stenta a decollare. Non solo, ma sembra che ad alcuni proprio non vada giù nemmeno di conferire l’immondizia, i materiali di risulta derivanti dalle ristrutturazioni ed i rifiuti ingombranti.
Almeno secondo quanto affermato dal presidente dell’Asm Luigi Fabiani nel corso del suo intervento sabato scorso, durante la manifestazione “giornata nazionale del riciclo e della raccolta differenziata di qualità”, promossa dal Conai, consorzio nazionale imballaggi, per sensibilizzare le giovani generazioni ad un utilizzo più consapevole e rispettoso dell’ambiente dei rifiuti.
“Rileviamo – ha affermato Fabiani – che, nonostante l’azienda abbia messo a disposizione dei punti di conferimento degli ‘ingombranti’, abbia attivato nei progetti C.a.s.e. la raccolta differenziata, abbia messo a disposizione un numero verde per intervenire ‘a chiamata’ nella raccolta, il tutto gratuitamente, alcuni cittadini, imprese e operatori economici seguitano imperterriti e riversare lungo le strade, per lo più in prossimità dei cassonetti, tutto il materiale di risulta delle ristrutturazioni, gli ingombranti ed i sacchetti della spazzatura ‘indifferenziata’, creando disagio e pericolo per la circolazione ed i passanti”.
“E’ questo un comportamento censurabile e, tra l’altro sanzionabile a norma di legge, che vorremmo eliminare, anche e soprattutto con la partecipazione attiva dei cittadini, per rendere L’Aquila una città pulita, accogliente e sana”.
Eppure, i primi segnali sulla raccolta differenziata “porta a porta” erano incoraggianti.
“La nostra azienda aveva avviato la raccolta differenziata con il progetto ‘porta a porta’ in un quartiere, quello di Pettino, in cui al primo mese di raccolta effettiva, marzo 2009 , dopo due mesi di rodaggio, si era arrivati ad un dato record: 75,88% di raccolta differenziata e solo il 24,12% di indifferenziata; all’interno della differenziata, il 57% era rappresentato dal rifiuto organico, il 24% dalla carta, il 12% dalla plastica e alluminio, altri rifiuti con un incidenza minore”.
“Su base comunale il rapporto era opposto: solo il 14% circa era differenziata e l’86% indifferenziata. Da questi dati si evincono alcune considerazioni basilari: un intervento capillare e mirato favorisce la raccolta differenziata, anzi, è auspicato dai cittadini coinvolti; la raccolta differenziata necessita di un periodo di rodaggio e di insegnamento perché, nel dubbio, il cittadino fa ricorso all’indifferenziata.”
Dopo il sisma del 6 aprile 2009, quando la gente ha ricominciato a rientrare nelle case, si è in parte riavviata una tendenza alla raccolta differenziata che ci ha portato nel 2010 ad un dato medio statistico del 19% di differenziata”.
“Ma l’aspetto che più mi preme sottolineare, è che la raccolta differenziata rappresenta per la collettività un costo sociale ed un costo reale. Il costo sociale è rappresentato dal problema delle discariche, dello smaltimento dell’indifferenziata, dall’inquinamento di cui tutti, nessuno escluso, saremo chiamati a rispondere: la terra è una e non ci sarà data una seconda opportunità.
Il costo reale è dato dalla tassa di smaltimento, ovvero dalla tariffa, per cui i cittadini sono chiamati a sostenere costi altissimi e che potrebbero essere ridotti, anche in maniera cospicua, da una politica di raccolta differenziata: meno tonnellate di indifferenziata si conferiscono in discarica, meno spesa graverà sui cittadini.
“Ma dirò di più: la raccolta differenziata è un’opportunità economica, una ricchezza per le aziende che riceverebbero materia prima da riciclare e immettere di nuovo nel mercato senza sostenere costi esorbitanti di approvvigionamento, creandosi un attività economica che potrebbe garantire loro un mercato certo”.
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