L’AQUILA – Sono giorni caldissimi all’Aquila in vista della successione all’attuale arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Molinari, che andrà in pensione dal prossimo 11 gennaio, quando compirà 75 anni.
Originario di Scoppito (L’Aquila), sacerdote da cinquant’anni, celebrati lo scorso fine giugno con un grande evento, Molinari guida la Curia aquilana da 14 anni, precisamente dal 6 giugno 1998, quando subentrò al dimissionario Mario Peressin.
La sua sarà una successione delicatissima, visto che la Curia aquilana è e sarà coinvolta in prima persona nella ricostruzione post-sisma.
Sia da un punto di vista edilizio, basti pensare alle tante chiese distrutte o gravemente danneggiate, dalla cattedrale di San Massimo alle basiliche di Santa Maria di Collemaggio e di San Bernardino, quest’ultima l’unica già in fase di restauro.
Altrettanto protagonista la Chiesa lo è dal punto di vista della ricostruzione sociale, con le parrocchie che tentano come possono di ricostruire il tessuto sociale disgregato dalla diaspora di tre anni fa.
Ecco perché in Vaticano non si vogliono fare errori e si penserà bene a chi investire dell’ingrato ruolo di pastore di una comunità ancora a brandelli.
Il “toto-arcivescovo” è cominciato da tempo, e anche se le stanze ecclesiali sono impenetrabili a ogni minimo spiffero, AbruzzoWeb è riuscito comunque ad acquisire qualche informazione.
Non si può non cominciare con chi una nomina in seno alla Curia ce l’ha già, cioè monsignor Giovanni D’Ercole, 64 anni, dal novembre 2009 vescovo ausiliare dell’arcidiocesi del capoluogo in affiancamento proprio a “don Giuseppe”.
Una “soluzione interna” potrebbe sembrare la più scontata, ma non è detto. Per tre anni vice direttore della sala stampa vaticana, poi capo ufficio della sezione Affari generali della Santa Sede, a lungo conduttore di trasmissioni religiose sulla Rai, D’Ercole è una figura “pesante”, in seno alla Curia si è conquistato da subito sostenitori e critici. Sin da quando, appena nominato, imbracciò la pala e andò ad aiutare i cittadini delle “carriole” che rimuovevano le macerie, attirandosi allo stesso tempo elogi e frecciate.
Devastante è stato però l’impatto del suo coinvolgimento nell’inchiesta “Attenti a quei due” della procura della Repubblica del capoluogo che ha scoperto una tentata truffa sui fondi per il sociale. Accusato di aver fornito false informazioni al pubblico ministero e di aver divulgato segreti su un procedimento penale, è stato rispettivamente archiviato e assolto, uscendo dall’inchiesta.
I rapporti tra Molinari e D’Ercole sono stati un saliscendi, prima buoni poi così così ora stazionari. “Siamo diversi per età, formazione e carattere”, ha ammesso il vescovo a questo giornale, “ma ci accomuna il servire la comunità con uno stile diverso ma con amore”.
Ai microfoni di AbruzzoWeb l’ausiliare ha anche svelato un dettaglio importante: “Dipendesse da me vorrei restare qui, ma non dipende da me”. E infatti un’ipotesi possibile, nel caso saltasse la “promozione” a titolare dell’Aquila, è quella della diocesi di Sora (Sora-Aquino-Pontecorvo), attualmente vacante.
Detto di D’Ercole, tra le “new entry” in pole position c’è di certo l’attuale nunzio apostolico in Serbia, monsignor Orlando Antonini, 68 anni. Originario di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), vanta numerose esperienze internazionali, dal Bangladesh al Madagascar al Paraguay fino a quella attuale.
È anche un esperto di architettura religiosa, di cui ha parlato in numerosi libri, l’ultimo presentato di recente, il che sarebbe ottimo per il profilo di arcivescovo-tecnico (per quanto possibile) a cui si pensa.
Di recente Antonini è anche intervenuto pubblicamente per criticare il restauro della chiesa di San Biagio d’Amiterno, la prima a riaprire in centro, definito “lodevole a più titoli” ma bollato nel complesso come “insoddisfacente”. Una vis dialettica che dimostra una volta ancora il legame con il territorio ma che è difficile da capire se sarà valutata positivamente o meno dalle alte sfere vaticane, che prediligono il silenzio.
Bisogna anche sottolineare che la qualifica di nunzio è considerata pari a quella di arcivescovo nella gerarchia ecclesiastica, anche se forse con una sfumatura maggiore poiché foriera di incarichi internazionali spesso delicati.
Un terzo candidato, infine, è monsignor Pietro Santoro, 66 anni, da cinque vescovo di Avezzano.
Di recente ha incontrato i lavoratori della cartiera Burgo, a rischio chiusura, dimostrandosi sensibile alle istanze del territorio anche fuori dal suo normale ambito di competenza.
Ma ha anche accettato il dialogo con un laico, dissertando assieme alla scrittrice Dacia Maraini in un incontro nella città marsicana.
Al momento è da considerarsi un outsider, ma non è detto che in futuro le sue quotazioni non possano salire.
Questo è il tris di candidati che a oggi sembrano i più accreditati, ma non si esclude neanche un nome a sorpresa. Non sarebbe la prima volta che il Vaticano risolve una vacanza con un colpo di teatro pescando tra i tanti vescovi.
In questo caso piomberebbe nel capoluogo una figura con poca conoscenza del territorio ma un alto profilo tecnico, sia come detto per guidare la ricostruzione sia per amministrare il grande patrimonio della Curia.
La situazione potrebbe risolversi molto presto: da quanto si apprende, infatti, già dopo la fine della Perdonanza Celestiniana, insomma per i primi di settembre, dovrebbe esserci un’indicazione certa quantomeno ufficiosa sul successore di Molinari.
Chissà che la visita del cardinale Francesco Coccopalmerio, inviato della Santa Sede per l’annuale Giubileo aquilano, non serva a sciogliere gli ultimi nodi.






