L’AQUILA – Nuovi guai giudiziari per l’imprenditore aquilano Stefano Biasini, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti della ricostruzione e al quale da qualche settimana sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Biasini, insieme ad un amico, Marco Plevani, sono al centro di un’inchiesta della Procura che ipotizza il reato di spaccio di droga.

I due (ma nell’inchiesta era coinvolta anche una terza persona che in precedenza era uscita patteggiando una pena mite) secondo gli investigatori avrebbero messo in piedi un giro di spaccio nel capoluogo e nella frazione di Paganica; ipotesi a cui si è arrivati attraverso intercettazioni delle utenze e delle conversazioni in cui veniva usato un vero e proprio linguaggio in codice.

“Prendiamoci l’aperitivo”, “Portami la fattura”, “Vieni felice” erano solo alcune delle espressioni utilizzate dagli indagati che, come scrive la polizia giudiziaria nella sua relazione “hanno mostrato di svolgere con estrema professionalità la loro attività di reperimento, detenzione e cessione di stupefacenti non esitando ad intrattenere rapporti, in particolare il Biasini, con elementi pericolosi e appartenenti a cosche calabresi da cui proviene parte dello stupefacente come avvalorato per il caso di un altro sospettato tratto in arresto in occasione del suo viaggio dalla Calabria all’Aquila con un cospicuo quantitativo di stupefacente”

“L’attività illecita – prosegue la relazione – non è occasionale ma è stata stabilmente posta in essere dagli indagati che ne traggono sostentamento”.

Per la verifica della correttezza trascrizioni, comunque, è stato nominato anche un perito, Federica Ciuffetelli.

Nell’ambito dell’altra inchiesta, quella volta a smantellare i presunti rapporti tra cosche malavitose e imprenditoria locale, sono indagate altre tre persone: Antonino Vincenzo Valenti, di 45 anni, di Reggio Calabria, Massimo Maria Valenti (ai domiciliari) di 38 reggino ma residente all’Aquila, e Francesco Ielo di 58, anche lui reggino.