L’AQUILA – Dare del terrorista a qualcuno in tv è reato.
Lo ha deciso la Corte d’Appello dell’Aquila confermando la condanna in primo grado per diffamazione aggravata del direttore di un’emittente televisiva del capoluogo ai danni di Giulio Petrilli, ex segretario provinciale di Rifondazione comunista ed ex presidente dell’Aret, l’Azienda regionale per l’edilizia territoriale, soppressa nel 2010.
Petrilli fu così bollato nelle trasmissioni televisive dopo il 4 giugno 2007, quando prese parte a un corteo organizzato all’Aquila dai cosiddetti movimenti “antagonisti” contro il regime carcerario del 41 bis.
Dopo aver attraversato un centro storico blindato, con negozi chiusi, senza momenti di tensione ma con numerosi muri imbrattati con gli spray, il corteo si spostò e si concluse davanti al carcere delle “Costarelle”, nella frazione di Preturo, dov’era, ed è ancora rinchiusa una delle leader delle nuove Brigare rosse, Nadia Desdemona Lioce, condannata all’ergastolo per gli omicidi del giurista Massimo D’Antona (1999) e del giuslavorista Marco Biagi (2002).
Nella sentenza di primo grado, del 25 novembre 2008, il direttore televisivo era stato condannato a una multa di 500 euro oltre al pagamento di 1.500 di spese legali e al risarcimento del danno nei confronti di Petrilli che verrà quantificato in un separato giudizio civile che partirà non appena la sentenza sarà divenuta definitiva.
La Corte d’Appello, Aldo Manfredi (presidente), Luigi Cirillo e Armando De Aloysio (consiglieri), su proposta del pubblico ministero Alberto Sgambati ha aggiunto ulteriori spese processuali per 1.200 euro.
Entro 15 giorni arriveranno le motivazioni dei giudici, mentre, a partire dal deposito di ieri, c’è un termine di 30 giorni per l’eventuale ricorso in Corte di Cassazione.
“La cosa che più mi rincuora è che la sentenza sancisce in modo chiaro e netto che non si può impunemente definire una persona in tal modo – spiega Petrilli – tante volte purtroppo ho dovuto subire velatamente e no questa accusa, nata da una carcerazione ingiusta subita in gioventù”.
Arrestato nel dicembre 1980, con l’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative “Prima Linea”, Petrilli fu assolto in appello dopo cinque anni e otto mesi di carcere. Alberto Orsini






