L’AQUILA – Il sequestro del manufatto in via Di Vincenzo che avrebbe dovuto ospitare la ricollocazione di alcune attività commerciali del centro storico potrebbe essere solamente la punta di un iceberg di un’inchiesta molto più complessa e ampia.

A sostenerlo è il quotidiano Il Messaggero che cita intercettazioni e documenti che relative ad alcuni dei dodici indagati per la struttura di via Di Vincenzo, nello specifico l’assessore comunale ai lavori pubblici Ermanno Lisi e l’imprenditore del capoluogo Aldo Del Beato.

All’interno della documentazione in possesso dei legali delle persone coinvolte a vario titolo nell’inchiesta, esisterebbe una nota in virtù della quale il titolare dell’inchiesta,  il pm Fabio Picuti, ammette lo stralcio delle posizioni di Lisi e Del Beato da un’altro filone investigativo, definito ‘madre’, del quale ancora non si sa nulla.

Stando a quanto riportato nelle intercettazioni del Servizio criminalità organizzata della Questura dell’Aquila sembra che già dalla metà del mese di agosto l’assessore alla ricostruzione Piero Di Stefano avesse chiesto chiarimenti  all’assessore Lisi e al dirigente dell’ente Carlo Bolino.

In una di queste intercettazioni Bolino, parlando di Del Beato con Lisi al telefono, avrebbe dichiarato: “Il problema è che poi gli abbiamo sospeso il procedimento..è venuto Del Beato, avvelenato, venne a litigare con me e amorosi (un altro dirigente del Comune) e gli dicemmo ‘se vuoi aprire tu devi fare i parcheggi in più perchè quelli non mi piacciono, non mi bastano con la scusa dell’Università. Lui mi disse ‘ma scusa perchè la debbo pagare io l’università che si è messa lì e non ha i parcheggi?’. Gli ho detto che a me non me ne frega niente, chi arriva per ultimo è come il pittore, se la prende in tasca”.

Lisi: “Ho capito”. Bolino continua: “Quindi lo abbiamo costretto a fare una cosa e lui per…autorizzazione… non può cominciare i lavori per il commerciale se non fa prima l’area parcheggio, lo abbiamo incaprettato noi”.

In un’altra intercettazione il consigliere comunale  Vincenzo Rivera, componente della commissione urbanistica, si sfoga con l’assessore Di Stefano affermando di “essere stufo del modo di fare dell’assessore alle attività produttive Marco Fanfani, accusato di fare con il suo modo di operare un vero e proprio proselitismo politico”, “È l’unico che ci guadagna” ha aggiunto Rivera.

Gli avvisi di garanzia riguardano gli assessori Marco Fanfani, alle attività produttive, Ermanno Lisi, alle Opere Pubbliche.

Analoghi provvedimenti per il comandante della polizia municipale, Eugenio Vendrame, Aldo del Beato, proprietario del terreno e amministratore unico della ditta esecutrice “Aldo del Beato & Company srl”, Marco Del Beato, direttore tecnico e direttore dei lavori della stessa ditta, Rosa Dorotea Margiassi, contitolare della ditta Del Beato, Giorgio Del Beato, procuratore generale della stessa ditta, Marzia Del Beato con analoga qualifica.

E ancora: Carlo Bolino e Renato Amorosi, dirigenti del settore Opere Pubbliche, Lucio Nardis, dirigente dello sportello unico per le attività produttive e Tiziana Moro, membro della conferenza dei servizi in rappresentanza dell’ufficio tecnico del Comune.

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