L’AQUILA – A sentir parlare di “via Cimino” il pensiero corre subito a una delle stradine ripide e strette del cuore dell’Aquila che partono da piazza Duomo e conducono fino a porta Bazzano.

In realtà da tutt’altra parte del centro, più o meno a metà di via Castello, c’è un vicolo che, nel 2007, l’amministrazione comunale ha stabilito di ridenominare via Salvatore Cimino, cancellando con una delibera l’antico nome di vico V, con il quale lo conoscevano tutti, e creando uno strano doppione.

Ripercorrere la travagliata storia di questo vicolo, che congiunge via Castello con via dei Sali, porta indietro nel tempo fino al 1791, anno in cui i Borboni considerarono la necessità di assegnare una denominazione alle strade minori che fosse di aiuto alle gendarmerie nell’opera di controllo del territorio e prevenzione degli episodi di delinquenza.

Fu ritenuto sufficiente dare nomi a vie e piazze principali, nomi che ancora oggi costituiscono il tessuto del centro storico aquilano e, soprattutto, della memoria storica cittadina.

Si scelse, viceversa, di attribuire una semplice numerazione progressiva alle stradine minori, oltre che di istituire il numero civico per le abitazioni.

Vico V era ed è, appunto, il quinto passaggio che da via dei Sali conduceva alle mura civiche, ormai scomparse in quel tratto, demolite per la costruzione del Forte spagnolo.

Scomparve dalle carte topografiche misteriosamente nel 1931, pur essendo già nel dimenticatoio da tempo.

I selci antichi non videro più i passi leggiadri delle nobildonne e dei gentiluomini della buona società aquilana, né quelli frettolosi delle popolane, dei garzoni di bottega o lo strusciare stanco dei frati questuanti.

Un bel giorno, non si sa bene quando, un mercante decise infatti che vico V faceva al caso suo e pensò bene di chiuderne un’estremità con una cancellata e trasformarlo così, arbitrariamente, nel suo comodo rimessaggio di mercanzia.

Nessuno si preoccupò di rivendicare il diritto della cittadinanza di usufruire di quel passaggio.

Il tempo trascorse. Il mercante morì. Vico V restò chiuso e divenne una lurida discarica di calcinacci, rifiuti, rottami, terra di conquista di randagi e pantegane. Nell’indifferenza generale scomparve, strada fantasma soffocata dai rifiuti.

Fino a quando, il 13 luglio 1995, il Club Service Internazionale Round Table 23 e alcuni volenterosi aquilani decisero di farsi promotori attivissimi e tenaci della rinascita del vicolo dimenticato.

Si riunirono i soci, scrissero all’allora sindaco del capoluogo, Antonio Centi, contattarono i proprietari delle abitazioni insistenti sul vico. E stabilirono che, prima di tutto, fosse necessario portar via l’incredibile quantità di detriti e immondizia che si era ammonticchiata.

Ogni palata di macerie rimosse svelava sempre più il vero volto della stradina, dapprima restituendo l’antica targa che riportava la denominazione originaria, poi consentendo di intervenire per sanare un balcone pericolante e pericoloso e rimuovere un contatore per le utenze posizionato su un muro posticcio.

Agli atti ci sono le varie lettere di autorizzazione e gli accordi presi con il proprietario dell’utenza che accettava lo spostamento. Una volta rimosso il contatore, il muro si scoprirà nascondere un arco a tutto sesto, originario passaggio all’estremità del vico.

Vico V è un piccolo, grande esempio di senso civico: ritrovato dai cittadini, recuperato dai cittadini, restituito alla città.

Il denaro necessario al compimento dei lavori è stato raccolto tramite una sorta di sottoscrizione popolare o meglio dai proventi della vendita di un elaborato grafico dell’artista Stefano Ianni e grazie alla donazione a titolo gratuito di tutto il progetto tecnico di recupero da parte dell’ingegnere Romolo Continenza.

Il 26 aprile 1997, con il suo selciato a gradoni simile alla scalinata delle 99 Cannelle e con l’illuminazione in stile, Vico V venne restituito alla città con una sentita cerimonia di inaugurazione.

Dal 6 aprile Vico V, o via Salvatore Cimino, è inaccessibile. Transenne e nastri rossi di sicurezza impediscono di percorrere questo pezzo di centro storico, per via dei lavori di ristrutturazione e riparazione che insistono sui palazzi limitrofi.

Ma la memoria resta. Non è un caso che il consorzio che si è formato per il recupero dell’isolato confinante con la stradina in questione sia stato denominato proprio Consorzio Vico V.

Un sentito ringraziamento a Cesare Ianni del Gruppo Jemo ‘Nnanzi per materiale messo a disposizione nella ricostruzione della storia di Vico V e al Circolo Fotografico Aquilano per il supporto prezioso nel ritrarre Vico V oggi.