L’AQUILA – Dopo l’inaugurazione affidata alle performance di Giovanni Sollima e Daniele Orlando, I Solisti Aquilani propongono il bis con un altro grande musicista, Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S.Cecilia dal 2003 e per ben 15 anni primo clarinetto solista all’Orchestre National de France, a Parigi. 

Sempre nello stesso ruolo, ha avuto importanti collaborazioni anche con i Berliner Philarmoniker, la Chicago Symphony e la Filarmonica di New York.

Appassionato cultore della musica da camera è membro del Quintetto Bibiena  e collabora regolarmente con eminenti artisti. Da sempre attratto non solo dalla musica “ classica” , si esibisce anche in programmi jazz e Klezmer. Importanti le collaborazioni con   Paquito D’Riveira, Enrico Pieranunzi  e Stefano Bollani.

Su personale invito di Claudio Abbado, Alessandro Carbonare ha accettato il ruolo di primo clarinetto nell’Orchestra del Festival di Lucerna e nell’Orchestra Mozart con la quale, sempre sotto la direzione del M° Abbado, ha registrato per Deutsche Grammophon il concerto K622  al clarinetto di bassetto, lavoro che ha vinto il 49° Record Academy Awards 2013. La sua arte si declina anche in termini di impegno sociale a sostegno di progetti che possano contribuire al miglioramento della società attraverso l’educazione musicale. 

Tra questi la collaborazione con Claudio Abbado nel progetto dell’Orchestra Simon Bolivar e delle orchestre infantili del Venezuela. Affiancato dall’ensemble e dalle prime parti dei Solisti Aquilani, Carbonara affronterà un repertorio di non comune ascolto ed estremamente raffinato. La serata inizia con il Quintetto per clarinetto e quartetto d’archi K. 581 di Mozart,  terminato 29 settembre 1789 a Vienna. Dedicato a Anton Stadler, celebre clarinettista virtuoso del tempo nonché grande amico di Mozart, il quintetto occupa un posto di rilievo nella letteratura cameristica, sia per la straordinaria bellezza, sia per la sua originalità: per la prima volta il clarinetto è affiancato ad un quartetto d’archi. 

Eseguita al Burgtheater di Vienna il 22 dicembre 1789, la composizione è destinata ad un gruppo di virtuosi, perfettamente affiatati, in grado di restituire la ricchezza espressiva e le diverse sfumature stilistiche nei fraseggi e nei passaggi virtuosistici, inoltre, il  suono morbido, sensuale, agile e melodioso del clarinetto (strumento a fiato dalle impareggiabili qualità espressive e sonore)  si mescola con la dolcezza degli archi. 

E’ poi la volta di St. Paul’s Suite op.29 n.2, suite per orchestra d’archi composta da Gustav Holst nel 1912 e pubblicata, dopo alcune revisioni, nel 1922. 

Prende il nome dalla St. Paul’s Girls’ School, un istituto scolastico londinese presso il quale Holst è stato direttore musicale dal 1905 al 1934. 

È la più famosa composizione scritta da Holst per i suoi studenti ed è stata dedicata in segno di gratitudine, in quanto la scuola aveva costruito per lui uno studio  insonorizzato. È stata composta per orchestra d’archi, ma Holst stesso ha aggiunto delle parti per fiati, in maniera tale da coinvolgere un maggior numero di studenti. 

Ha un andamento vivace e andamento di danza.

La predilezione che Mozart ha avuto per il clarinetto ha le stesse motivazioni che indussero anche Carl Maria von Weber, con il quale si concluderà il concerto, ad assegnare a questo strumento un posto speciale nella sua produzione strumentale. 

La voce cantabile del clarinetto, insieme all’agilità virtuosistica e alla sobrietà di un suono capace di mantenersi sempre pulito e rotondo, sono infatti elementi che lo rendono lo strumento ideale per un romanticismo ammantato di classicità, portato cioè più alla parola che al grido, più allo svolgimento di un discorso che non all’espressione diretta della emotività. 

Il Quintetto per clarinetto (nella versione per  piccola orchestra d’archi) di Weber va collocato accanto ai suoi due Concerti per clarinetto e orchestra e a due Sonate per clarinetto e pianoforte. 

In tutti questi lavori c’è un bilanciamento fra melodicità e virtuosismo che si ritrova anche nel Quintetto, il cui originale carattere concertistico è reso ancora più evidente dalla versione per orchestra d’archi.