L’AQUILA – Via i sigilli al capannone ex Agriformula, un’area da complessivi 4 mila metri quadrati che si trova nell’area industriale aquilana tra Bazzano e Monticchio e che era stata sequestrata lo scorso 6 marzo per la presenza di agenti inquinanti nel terreno.
A deciderlo il tribunale del capoluogo che ha accettato l’istanza di dissequestro presentata dagli avvocati Ferdinando Paone e Lanfranco Massimi e disposto la restituzione ai proprietari.
Secondo i magistrati Roberto Ferrari (presidente), Carla Ciofani (giudice) e Guendalina Buccella (giudice), “sono da ritenere esclusi gli indizi del reato posto a fondamento dell’esigenza preventiva, così come delle esigenze cautelari medesime”.
Attualmente il complesso è di proprietà della Polven.re Srl degli imprenditori Alfonso e Gaetano Specchio, ed è adibita a rimessa di automezzi pesanti impiegati nell’edilizia, mentre un’altra ala dell’area è utilizzata per lo stoccaggio delle macerie.
È un sito industriale storico nell’Aquilano, noto per aver ospitato in passato le aziende Ravit e Rhone Poulenc.
Sulla vicenda comunque continua l’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo, coordinata dal sostituto procuratore Roberta D’Avolio, che ha portato a indagare sei ex dirigenti delle precedenti gestioni dell’azienda: Natale Regondi, Massimo Malentacchi, Manlio Iarossi, Pasquale Di Giacomo, Giorgio Basile e Antonio Fiore.
Secondo quanto disposto dal giudice Ferrari, “la società responsabile della contaminazione (Agriformula) risulta aver ottemperato agli obblighi disposti dall’articolo 242” del decreto legislativo 152 del 2006, “Norme in materia ambientale”, che impone la prevenzione e la bonifica al verificarsi eventi potenzialmente contaminanti.
Dall’altra parte, continua il tribunale, “la società attualmente proprietaria dell’area (la società ricorrente) si è attenuta agli esiti, non ancora definitivi, del procedimento amministrativo, facendo uso della facoltà di intervento riconosciutale dall’articolo 245”, dello stesso decreto, che dispone l’obbligo del proprietario, se non responsabile dell’inquinamento, di comunicare agli enti l’eventuale comunicazione e comunque concede la facoltà di bonificare.
“Allo stato attuale – prosegue l’ordinanza – il procedimento amministrativo non ha riscontrato livelli di concentrazione degli agenti inquinanti tali da raggiungere la soglia di rischio”.
Il giudice ravvisa inoltre che nel caso Agriformula non è stata contestata la violazione dell’articolo 225 del Testo unico sulla sicurezza (il decreto legislativo 81/08), quello sulle misure specifiche di prevenzione e protezione dei lavoratori e che non sono chiari i possibili rischi sui lavoratori delle sostanze riscontrate.
E se non bastasse la “insufficienza dell’imputazione”, per Ferrari “occorrerebbe constatare lo stato ancora prematuro dell’indagine”.
“Quanto alla pericolosità delle sostanze indicate nella concentrazione esposta nella richiesta, non paiono sussistere allo stato dell’indagine elementi certi”, chiude il giudice, citando la non certa pericolosità del fosalone.
Di qui la decisione di dissequestrare il capannone.






