L’AQUILA – Solo posti in piedi al concerto in onore di Fabrizio De André ieri sera all’Auditorium del Castello dell’Aquila, “perché i due terzi erano riservati a parenti e amici di musicisti e organizzatori”.
Un lettore di AbruzzoWeb, Gervasio Panepucci, denuncia “la totale assenza di regole nella gestione di una struttura pubblica” che ieri lo ha costretto a rinunciare all’esibizione degli artisti aquilani.
Dopo essersi seduto in un posto riservato a uno degli organizzatori, data la mancanza di posti liberi, “l’uomo ha cacciato via me e un’altra donna, dopo una brusca lite, perché quelli erano posti occupati – afferma – Una cosa fuori dal mondo, considerando che il concerto era ad ingresso libero e in una struttura pubblica”.
“C’era gente ammassata ovunque, seduta anche sulle scale, che poi sono la sola via di fuga in caso di emergenza – prosegue – Questo è accaduto perché circa 8 file, e non una o due come si usa di solito, erano interamente riservate a personalità non identificate che non erano di certo autorità”.
“Il Comune dovrebbe redigere un regolamento per la gestione in comodato d’uso dell’Auditorium affinché episodi genere non si verifichino mai più – conclude – Probabilmente altre persone, come me, sono state costrette ad andare via”.
”ERA UNA PERFORMANCE PRIVATA! SONO RIMASTO SENZA POSTO E SONO ANDATO VIA”.
Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un altro lettore aquilano, Edoardo Marinucci, presente al concerto dedicato a Fabrizio De André, ieri sera all’Auditorium del Parco del Castello, e “costretto a lasciare la sala” per la mancanza di posti.
“Desidero raccontare e rendere noto quanto accaduto giovedi 17 aprile, presso l’auditorium del parco del castello in occasione dello spettacolo Una Buona Novella’ , organizzato da alcuni musicisti del territorio aquilano e dedicato all’omonimo album del cantautore Fabrizio De André – scrive il lettore – La locandina dello stesso, affissa in più punti della città e pubblicizzata anche sul web, invitava il pubblico allo spettacolo specificando che l’ingresso fosse libero e non fossero previste prevendite o biglietti, né forme di prenotazione alcuna del posto a sedere. Decido quindi di andarci recandomi li mezz’ora prima per prendere posto quando, mio malgrado, trovo più della metà della sala tappezzata di cartellini bianchi recanti nomi propri (neanche cognomi o qualifiche professionali) a me sconosciuti”.
“A quel punto non restava altro che sedersi sui gradini del corridoio, rimanere in piedi ai lati, abbandonare il teatro perché completo, oppure occupare i posti contrassegnati da ritardatari che alle 21, orario di inizio spettacolo, non erano ancora arrivati. Senza nessuna volontà provocatoria né dimostrativa ho deciso di sedermi su una delle seggiole che qualche minuto dopo, con mio grande stupore, ho saputo essere intoccabile – prosegue – E infatti, neanche il tempo di togliere la giacca, sbuca dal backstage colui che si presenta come organizzatore dell’evento, tale Danilo Cianca, il quale, prendendo me e qualche altro malcapitato nella mia stessa situazione a male parole ed alzando la voce, ci intimava di lasciare i “suoi posti”, rafforzando l’invito anche con spinte di accompagnamento e mani sul volto. Mi chiedo se una tale richiesta, sebbene comunque ingiustificata , non potesse essere formulata con cortesia”.
“È a quel punto che un’agguerrita signora della prima fila, ritenendo un tale atteggiamento non solo poco professionale, ma anche deliberatamente maleducato e fuori luogo, alzandosi dalla propria poltroncina, invitava Danilo a godersi lo spettacolo assieme ai propri amici e familiari dal momento che, dato quel tipo di organizzazione, aveva l’aria di essere una performance privata anziche uno spettacolo offerto gratuitamente al pubblico – conclude Marinucci – Non restava, a me e agli altri ‘usurpatori’, dopo un breve alterco con ‘l’artista’ di accomodarci fuori rinunciando alla visione dello spettacolo. Alla fine di tutto mi restano del rammarico ed una domanda: il primo, per non aver potuto godere di una esibizione che ho poi saputo essere di alto livello, la seconda riguarda il come mai sia possibile che eventi che sono concepiti e pubblicizzati come gratuiti ed aperti ad ogni pubblico all’interno di strutture concesse per tale finalità e a titolo gratuito si traducano, per il fraintendimento di qualcuno, in festicciole private dalle quali espellere con modi discutibili gli invitati non graditi. Con l’auspicio che episodi del genere non si verifichino ancora”.






