L’AQUILA – “La class action sulle aree bianche? Ben venga!”.
Non si scompone più di tanto e anzi, annuncia la svolta, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nel commentare l’azione risarcitoria scatenata contro l’amministrazione da una ventina di proprietari di aree a vincolo urbanistico decaduto e che da anni dovrebbero essere nuovamente normate.
Un’attesa che i cittadini hanno superato rivolgendosi al Tar che ha nominato di volta in volta commissari ad acta per decidere una destinazione urbanistica. Non paghi, alcuni proprietari sono pronti a citare per danni l’ente comunale.
La class action, infatti, concede 90 giorni al Comune per fare qualcosa prima di far partire le richieste di risarcimento. Ma il primo cittadino è convinto di riuscirci prima: proprio oggi presenterà la delibera che vuole far passare in Giunta entro fine anno e in Consiglio entro gennaio.
Come anticipato da AbruzzoWeb, sarà bassissimo l’indice di edificabilità, quello che fissa quanto si potrà costruire nelle aree liberate da vincoli dopo decenni. Il motivo lo spiega sempre Cialente: se si finisce ora il serbatoio di 25 mila nuovi cittadini previsti dagli strumenti urbanistici, L’Aquila non potrà più crescere.
Il discorso scivola alla necessità di un nuovo piano regolatore, inevitabile anche secondo il sindaco, per cucire meglio il tessuto delle periferie e superare alcuni obbrobri urbanistici delle zone più lontane come Pettino e Cansatessa. Su questo Cialente svela tentativi di accordi con i privati per “sostituire quella parte di città che non è di qualità”.
In base alla class action lanciata dai proprietari, il Comune ha 90 giorni di tempo per legiferare in materia. Ce la farete?
Stasera c’è l’incontro in cui presento ufficialmente la delibera, che è pronta. Spero di portarla in Giunta, se va tutto bene e ci riesco, entro la fine dell’anno. Dopodiché dovrebbe essere approvata dal Consiglio comunale entro gennaio.
Lei aveva annunciato la svolta per marzo, come mai c’è voluto molto di più?
È stato un lavoro bestiale, terribile, soprattutto all’inizio, perché erano 10 milioni di metri quadrati di zone a vincolo decaduto. Abbiamo dovuto fare una presentazione grafica, abbiamo riportato in cartografia tutte le aree e abbiamo verificato tutti i vincoli. Credo si tratti di una delibera molto importante di programmazione del territorio.
Ci si aspetta un indice di edificabilità basso, può confermarlo?
Sarà di 0,04 metri cubi per metro quadrato.
Molto basso.
Sì, l’indice deve essere basso e spiego perché. Sia il nostro piano regolatore, precedente alla mia sindacatura, sia il piano strutturale che era stato votato (tentativo di riforma attuato dalla Giunta di Biagio Tempesta, ndr), sia le osservazioni della Provincia, parlano per L’Aquila di una previsione di ulteriori 25 mila persone. Anche senza considerare gli abitanti del progetto C.a.s.e., che sarebbero già 18 mila persone (a oggi circa 13 mila, ndr), oggi possiamo contare ancora su 20-22 mila abitanti per il futuro. Con un indice di 0,04 metri cubi per metro quadrato andiamo a 8-9 mila abitanti, il che vuol dire che la prossima amministrazione comunale avrà un residuo per fare i piani di circa 10-12 mila abitanti.
Insomma, bisogna andarci piano con le nuove costruzioni.
Sì perché si tratta di una volumetria pazzesca. Adesso abbiamo ristretto, ma le aree bianche sono 8 milioni di metri quadrati. Con un indice più alto non si potrebbe mai più fare un nuovo piano regolatore.
Temete i ricorsi ai giudici amministrativi su questo indice basso?
Riteniamo che sia una delibera blindata sotto questo punto di vista. Abbiamo seguito l’applicazione di quanto fatto in altre realtà e tutte hanno passato abbondantemente il vaglio del Tar di altre regioni.
È scoccata l’ora di un nuovo piano regolatore generale per il capoluogo?
Si sarebbe dovuto già fare con questa legislatura. Il prossimo Prg sarà chiamato a disegnare aspetti di città fondamentali e soprattutto le periferie, che stiamo, tra l’altro, ricostruendo. Un’altra fase importante sarà quella di legare le new town alle frazioni. Con le new town stanno ottenendo una massa critica di gente, però adesso si deve disegnare in termini di servizi e nuovi spazi. Pensiamo ad Arischia e a tutte le altre frazioni! E soprattutto si deve continuare il disegno che si era fatto di dare un’identità di città alle nostre periferie. Pettino resta una periferia invivibile.
Ma per quelle periferie dove si è costruito senza pianificazione, dove non ci sono piazze, dove ci sono incroci stretti e curve a gomito, che poteri correttivi ci saranno con un nuovo strumento?
Il piano di ricostruzione non dà potere ablatorio (quello di sacrificare un interesse privato in nome dell’interesse pubblico, ndr): non c’è, insomma, la possibilità di dire ‘prendo questo edificio e lo tolgo’, anche perché per gli espropri ci sono solo 10 milioni di euro, una cosa fittizia. Comunque stiamo cercando in alcune aree, la Lauretana, Valle Pretara, San Bernardino, Villa Gioia e così via, di andare ad accordi con i cittadini e con l’Ater per creare situazioni migliori e sostituire quella parte di città non di qualità, salvando le mura storiche.



