L’AQUILA – L’Aquila Calcio sfoglia la margherita sul ripescaggio in Prima Divisione che, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe essere più probabile in virtù delle numerose squadre pronte a saltare in aria, ma sul quale si rifletterà a fondo, perché “comprarsi” il salto di categoria fallito sul campo costa caro, carissimo, quasi 1 milione e mezzo di euro tra iscrizioni, fideiussioni e contributi a fondo perduto.
Una somma siderale, che la società di via Ulisse Nurzia sembrerebbe in grado di poter pagare, magari anche con l’ausilio di forze fresche in società.
Ma a questo punto, prima di chiedersi se L’Aquila sarà ripescata o meno, bisogna invece chiedersi se i rossoblù decideranno o meno di presentare la domanda, visto che, con un investimento del genere, in fondo si potrebbe allestire una squadra da primato.
Il presidente rossoblù, Elio Gizzi, è seriamente combattuto ed equidistante dalle due posizioni, apparentemente ancora incerto sul da farsi.
Da un lato vorrebbe a tutti i costi la Prima Divisione, subito. Per ambizione, per passione, per senso di rivalsa: brucia ancora l’atroce beffa di Prato, un gol al 100’ minuto che ha escluso i rossoblù da una finale, ancora oggi è la sensazione, in cui avrebbero potuto giocarsi numerose carte.
Dall’altro, Gizzi ragiona da imprenditore e non vuole correre il rischio di “scapicollare” per un puntiglio, per una mera questione di orgoglio, la società che gestisce da quattro anni e che ha riportato (grazie anche a un ammissione d’ufficio e un ripescaggio) dall’Eccellenza alla Lega Pro.
Certo che la somma di 1,4 milioni di euro, due fideiussioni da 600 mila euro più altri 200 mila a fondo perduto, è spaventosa. E poi, un conto è chiederla di pagarla a un sodalizio di serie B, che magari ne spende 5 o 6 per un anno. Un altro conto è, viceversa, scucire la stessa somma a una società che ci coprirebbe l’80 o il 90 per cento di budget di un’intera stagione.
D’altronde si va verso una riduzione complessiva del numero di squadre professionistiche e la scrematura sarà sempre più severa per arrivare, nel giro di una o due stagioni a una serie C unica.
In quest’ottica, la Lega Pro ha deciso di non avere pietà e portare avanti le realtà più solide. In futuro, chi potrà pagare di più scalerà le posizioni nella gerarchia del pallone, i poveri saranno fagocitati nel dilettantismo. Uno scenario quasi da lega americana.
Di qui l’atroce dilemma. Gioverebbe all’Aquila Calcio ritrovarsi sì in Prima Divisione, ma con il portafogli vuoto e prospettive, se non in bilico, quanto meno non rosee per l’allestimento della squadra e il futuro del sodalizio?
O non è forse il caso di mettere un freno alle ambizioni, rafforzare la società che sta subendo rimescolamenti importanti (in uscita i vice presidenti Giuseppe Taffo e, forse, Massimiliano Nurzia, in entrata altri) e gettarsi a capofitto in un nuovo campionato di Seconda, da vincere, magari, sul campo?
Assai più complicata di quanto si possa pensare, la risposta a oggi non è né sì né no. Da un lato ci sono il buon senso e la gestione oculata della società, dall’altro l’ambizione e la voglia di accorciare i tempi.
Ripescaggio sì, ripescaggio no. Gizzi e i suoi sfogliano la margherita, entro 12 giorni dovranno decidere cosa fare, visto che il termine ultimo per presentare la domanda è il 28 luglio e poi bisogna fare la squadra.
OFFERTO IL DIFENSORE FERNANDEZ
È stato offerto all’Aquila Calcio il difensore centrale del Cosenza (girone B di Prima divisione), l’argentino Mariano Antonio Fernandez (classe 1978).
Lo scorso anno ha iniziato la stagione nel Casale (Seconda divisione), per poi trasferirsi a gennaio 2011 a Cosenza.
Al difensore sudamericano è interessato anche il Perugia, ma pare che Fernandez non piacca l’idea di “emigrare” in Umbria.
Nella sua carriera l’argentino ha militato in serie B nelle file del Torino e in serie A a Belgrando e nello Strum Graz.






