L’AQUILA – “Mi dicono che oggi in cantiere ci sono 70 operai di più. Evidentemente ho toccato un tasto dolente”.
Carlo Benedetti non indietreggia, anzi rilancia: il mega cantiere per il rifacimento dei sottoservizi – questa è l’idea shock lanciata dal presidente del Consiglio comunale dell’Aquila – va dirottato nelle aree dove la ricostruzione è ancora indietro, per tornare sull’asse centrale solo successivamente, quando si avrà la possibilità di concentrare maggiori maestranze lungo il Corso in modo da velocizzare i tempi del cantiere sul Cardo della città.
“Il cantiere dei sottoservizi è stato un fallimento” tuona Benedetti, per il quale “l’appalto andava fatto con la somma urgenza, al massimo nel 2010 e doveva farlo la Protezione civile o il Provveditorato alle Opere pubbliche, è un appalto da 80 milioni di euro che non può fare la Gran Sasso Acqua Spa (Gsa) o il Comune”.
Commentare una proposta come quella di bloccare il cantiere lungo il Corso sarebbe “un insulto alla mia intelligenza che ritengo ancora di avere”, si limita a dire Americo Di Benedetto, presidente della Gsa, stazione appaltante. “So soltanto di dover fare quel che sto facendo, di farlo bene e alla svelta”.
“Se un commerciante riapre lungo Corso Vittorio Emanuele e paga 3 mila euro di affitto, se gli piazzano davanti il cantiere è finito!”, argomenta Benedetti, per il quale “vanno riviste le condizioni contrattuali e vanno fatti più appalti” per segmentare il cantiere.
C’è poi lo spauracchio contenziosi.
“Al Corso stretto devi scavare per 4 metri, immaginate cosa accade se dovessero lesionarsi le fondazioni di un palazzo o provocarsi delle crepe in un edificio appena ristrutturato”, dice.
“Non chiedo di stoppare tutto – chiarisce – ma non è neanche possibile che in un anno sia stato fatto da Oddi al paninaro (è il tratto di Via Sallustio dove il tunnel è stato messo a dimora, ndr), quindi si può continuare a lavorare dove la ricostruzione non è arrivata ad un punto tale che si possa reinsediare residenzialità e commercio”.
“Quando hai finito le aree marginali – aggiunge rivolto all’associazione di imprese impegnata nei lavori – concentri tutto il lavoro sull’asse centrale, ma con step di 10 metri al giorno come hai promesso! Altrimenti che faccio, campo un’altra vita per tornare a vivere in centro?”.
L’obiettivo, ribadisce Benedetti che insieme ad Enzo Lombardi promosse la delibera che indicava come prioritaria la ricostruzione del Cardo della città, resta quello di “riconsegnare l’asse centrale nel 2017 come deciso dal Consiglio comunale”.
Serve, insomma, un “maggiore controllo da parte della stazione appaltante sull’Ati (l’Associazione temporanea di imprese impegnata nei lavori, ndr), anche perché inizio a dubitare che ci sia un cronoprogramma”.
A parte qualche difesa d’ufficio, di mera natura politica, la mia presa di posizione in merito ai lavori per la realizzazione dei sottoservizi lungo l’asse centrale, sembra aver ottenuto un ampio consenso e approvazione in città, in particolare tra i commercianti e i residenti della zona, che sono poi gli “anestesisti rianimatori” del centro storico. Si registra, insomma, l’unanime constatazione della gravità della situazione dal punto di vista dello stato dei lavori, nonostante, lo ripeto, l’impegno del presidente della società Gran Sasso Acqua. E non c’è magia delle parole che possa sovvertire questa evidenza.
Una condivisione che mi motiva ulteriormente nel non desistere rispetto a questa presa di posizione che poi, in fondo, è stato come il gridare: “il re è nudo” della famosa favola. Un mettere il dito in una piaga ipocritamente ignorata finora.
Propongo, pertanto, che venga attuata una forma di controllo sugli aspetti contrattuali e legali della vicenda, attraverso le Commissioni consiliari Programmazione e bilancio e Controllo e garanzia, unitamente all’istituzione di un tavolo tecnico composto da tecnici e rappresentanti del Comune dell’Aquila, delle associazioni di categoria del commercio e delle attività produttive e dai professionisti, con il compito di monitorare la situazione per quanto riguarda l’andamento dei lavori.
Un controllo che, evidentemente, finora non è stato effettuato a sufficienza, né dalla stazione appaltante, né dalla direzione dei lavori. Propongo, inoltre, che la realizzazione di questi ultimi, da vedere se per i sottoservizi o per il tunnel intelligente, venga concordata nella sede del Consiglio comunale, con la predetta commissione tecnica, insediata in maniera permanente, sulla base di un cronoprogramma credibile e condiviso.
I commercianti devono essere liberi di poter fare serenamente investimenti in centro storico e i residenti di poter programmare la loro vita.






