PESCARA – “Il futuro e soprattutto i progetti che in esso fantastichiamo, si basano proprio sulla rinuncia di prevederli o forzarli: bisogna accogliere, nel bene e nel male. Questo mi ha insegnato la scrittura, una delle più alte forme d’amore che ci sono state donate”.
Una vita votata alla scrittura fin dai tempi della scuola elementare per la giovane scrittrice e giornalista pescarese Federica D’Amato, 33 anni.
“Ho iniziato a scrivere che avevo circa 7 anni – racconta ad AbruzzoWeb – per soddisfare il mio bisogno interiore di raccontare tutte le meraviglie e i dolori del mondo. Se vogliamo in qualche modo dare la colpa a qualcuno o trovare dei responsabili, allora dobbiamo prendercela con i miei genitori che scelsero come miei compagni di giochi una sterminata biblioteca fatta di volumi di ogni genere, dove io mi rifugiavo, calandomi nelle storie dei protagonisti, leggendo avidamente ogni pagina per scoprire il finale!”.
E non ha mai smesso, coltivando questa passione insieme al conseguimento di una brillante carriera da sportiva e all’amore per i numeri. “Dopo il liceo mi sono trovata dinanzi a un bivio: fisica, matematica, ingegneria oppure lettere? Alla fine la scelta è stata su quest’ultima e a oggi, a 33 anni, non me ne sono ancora pentita!”.
Una decina le pubblicazioni all’attivo, tra racconti, traduzioni di opere straniere antiche e anche poesie, l’ultimo, Un anno e a capo, è stato recentemente presentato a Francavilla al Mare (Chieti), nella cornice del Museo Michetti.
Il libro è strutturato quasi come un diario e ripercorre ripercorre un anno strano, doloroso e felice insieme, ”quell’anno della vita d’ognuno in cui siamo soliti dire che cambia tutto – spiega la scrittrice – Ho rovesciato il tempo, un non-tempo fatto di aforismi rovinati, amori di traverso, malattie, ricordi, libri, animaletti, pianto e visione”.
E insieme al diario in quest’ultimo anno è uscita anche una sua raccolta di poesie, A imitazione dell’acqua per la Nottetempo edizioni, che sarà per ora la sua ultima pubblicazione. ”L’ultimo guizzo della candela. L’ultimo perché non ho davvero più niente da dire, per ora – confessa – Credo che sia normale e sacrosanto, nella vita di uno scrittore, non avere più nulla da dire a un certo punto: ecco perché, forse, questi sono per me i libri più importanti, entrambi usciti fuori grazie al fatto di avere incontrato un grande amore, un amore che poi è sparito, è andato via, un amore che ringrazio proprio per questo”.
Una storia che finisce, ma non come momento triste, ma come ispirazione per la scrittura. ”Se non fosse andato via, io cosa avrei scritto? Ma la vita, come per tutti e fortunatamente, incombe”.
E per adesso quindi accantonata la scrittura, Federica ha scoperto l’arte, che la sta impegnando e gratificando anche lavorativamente. ”Il tempo mi ha portato in altri lidi lontani dalla scrittura e dal lavoro editoriale: mi sono tuffata a pesce nel mondo dell’arte, grazie al lavoro che svolgo stabilmente al Museo Paparella Treccia di Pescara, uno dei musei, per l’antica ceramica di Castelli, più importanti al mondo, avvicinandomi professionalmente ad una delle mie passioni di sempre: la cinofilia”.
Un equilibrio quindi ritrovato, grazie alle molteplici passioni e la serena consapevolezza di voler vivere il presente, senza aspettare nulla dal futuro. “Ho imparato negli anni ad accettare la vita così com’è, con tutto il suo carico di gioie e dolori e frustrazioni, senza più l’ansia di cercare di esserne all’altezza. Si vive bene quando si comprende che bisogna rinunciare alla vita stessa, godendo di giorno in giorno della semplicità del tempo che passa”.



