L’AQUILA – Tremano centinaia di dipendenti della Regione Abruzzo dopo la bocciatura da parte della Corte costituzionale della legge regionale sulla Ria, la retribuzione individuale di anzianità.

Si tratta di un’indennità aggiuntiva allo stipendio riservata al personale regionale, concessa con una legge che allineava l’ammontare di tutti i dipendenti regionali alla soglia più alta raggiunta da quelli provenienti da altre amministrazioni che l’avevano maturata.

Oltre 600 lavoratori dell’ente hanno attualmente un contenzioso in corso con l’amministrazione, molti di questi hanno già una prima sentenza esecutiva, quindi i soldi li hanno già presi, anche se la Regione ha fatto ricorso per opporsi.

Ma alla luce del pronunciamento della Consulta, questi stessi dipendenti rischiano una causa risarcitoria e sulla scorta del provvedimento dei giudici delle leggi con quasi assoluta certezza dovranno restituire i soldi che hanno preso o stanno per prendere.

Da quanto si apprende, si tratta di somme anche di un certo rilievo. Prima dell’adeguamento disposto con la legge abrogata dalla Corte, la “vecchia” Ria, quella ritenuta legittima, attribuiva 40 euro di più al mese per ciascuno.

Con l’adeguamento alla soglia più alta, i più fortunati si sono poi ritrovati ben 640 euro in più sempre ogni mese, una differenza che ora dovrà essere falciata.

La Regione invierà a tutti tribunali la sentenza della Consulta, componendo la causa, e poi comincerà l’azione risarcitoria nei confronti di chiunque abbia sfruttato la normativa cassata dalla Corte costituzionale.

Si sta invece ancora approfondendo il da farsi, studiando una strategia difensiva, per chi la Ria “gonfiata” l’ha presa e la causa è già chiusa.

Quale che sia lo stratagemma che si vorrà trovare, appare chiaro già da ora che, comunque, ci saranno disparità nei vari, come previsto la stessa Corte in coda alla sentenza, quando ha spiegato che creare una norma per eliminare disuguaglianze “finisce in pratica col crearne altre”.

La rivoluzione imposta dalla novità ha intanto creato polemiche e mal di pancia all’interno dell’Avvocatura regionale, che ha gestito e gestirà le varie cause. Alcuni legali, come Paola Oddi, hanno contestato l’attribuzione di un cambiamento nella strategia difensiva della Regione che ha portato all’approdo della vicenda in Corte costituzionale.

CISL FP: “LA REGIONE HA FAVORITO I DIRIGENTI SUI DIPENDENTI”

“La sentenza della Corte costituzionale sulla Ria ha generato un mostro giuridico”.

Così il segretario generale abruzzese della Cisl Funzione pubblica, Vincenzo Traniello, commenta le ultime vicende sulla retribuzione individuale di anzianità, indennità aggiuntiva allo stipendio riservata al personale regionale, concessa con una legge che allineava l’ammontare di tutti i dipendenti regionali alla soglia più alta raggiunta da quelli provenienti da altre amministrazioni che l’avevano maturata.

La Consulta ha abolito quest’ultima parte della legge ma le polemiche sono appena cominciate a causa delle disparità che si sono già create e sorgeranno in futuro.

“La Cisl Fp denuncia un’anomalia aberrante: le sentenze di I grado in favore di alcuni lavoratori e di alcuni dirigenti non sono state appellate, nonostante la questione di illegittimità costituzionale fosse stata sollevata in ogni memoria difensiva, creando di fatto una discriminazione che rasenta l’illecito”, scrive Traniello.

“Riteniamo, dunque, gravissimo l’atteggiamento accondiscendente mostrato da parte dell’Ente Regione alle richieste perequative di buona parte dei dirigenti regionali – accusa – atteggiamento sottolineato dalla volontà di non proporre appello alle sentenze di I grado agli stessi favorevoli, e che, invece, nei confronti dei dipendenti regionali di categorie inferiori  si è rivelato diametralmente opposto”.

LA NOTA COMPLETA

In questi giorni la Corte Costituzionale si è espressa sulla Legge regionale n. 6 del 2005 definendola parzialmente incostituzionale.

Dopo la sentenza del terzo potere dello Stato abbiamo purtroppo registrato una ridda di dichiarazioni a mezzo stampa di favorevoli e contrari al riconoscimento della perequazione della Ria dei dipendenti regionali a dir poco sconcertanti da parte anche di autorevoli figure istituzionali e anche da politici che hanno ricoperto importanti cariche nella passata legislatura.

La Cisl Fp Abruzzo, pur rispettando la sentenza della Consulta, ritiene che la stessa ha generato tra i lavoratori della Regione una forte indignazione: dipendenti che lavorano con la stessa anzianità e con lo stesso inquadramento giuridico avranno un trattamento economico fortemente differenziato.

Una sentenza che genera demotivazione tra i lavoratori e sancisce una definitiva sperequazione tra i dipendenti e i dirigenti regionali, che già da tempo si sono fatti riconoscere, anche d’ufficio, la perequazione della Ria percepita individualmente.

La Regione Abruzzo ha dapprima legiferato in maniera da equiparare, almeno sulla carta, la retribuzione di anzianità dei propri dipendenti e successivamente, quando la vicenda ha riguardato la generalità dei dipendenti, ha sollevato la questione di illegittimità della propria normativa, sostenendo una sconcertante quanto preordinata disparità di trattamento.

Riteniamo, dunque, gravissimo l’atteggiamento accondiscendente mostrato da parte dell’Ente Regione alle richieste perequative di buona parte dei dirigenti regionali, atteggiamento sottolineato dalla volontà di non proporre appello alle sentenze di I grado agli stessi favorevoli, e che, invece, nei confronti dei dipendenti regionali di categorie inferiori  si è rivelato diametralmente opposto, laddove l’Ente ha assunto un atteggiamento “resistente” proponendo appello alle sentenze di I grado e ricorso in cassazione avverso le sentenze di II grado favorevoli ai lavoratori.

Pertanto, la Cisl Fp denuncia un’anomalia aberrante: le sentenze di I grado in favore di alcuni lavoratori e di alcuni dirigenti non sono state appellate, nonostante la questione di illegittimità costituzionale fosse stata sollevata in ogni memoria difensiva, creando di fatto una discriminazione che rasenta l’illecito.

La Regione Abruzzo ha usato nei confronti dei dipendenti e dei dirigenti due pesi e due misure.

La Cisl Fp è fiera di aver promosso più di 200 ricorsi di dipendenti della Regione per il riconoscimento del diritto sancito dalla Legge regionale n. 6 del 2005, dopo aver inutilmente cercato, con caparbietà e forte senso civico, congiuntamente ad altre Organizzazioni sindacali, una soluzione concordata con la Regione.

Il nostro stupore di fronte alle dichiarazioni in libera uscita di rappresentanti istituzionali e di dirigenti autorevoli della Regione si trasforma in disappunto e rabbia quando da parte di alcuni si tende a mistificare la realtà dei fatti.

Le organizzazioni sindacali, in particolare la Cisl Fp, hanno cercato di sensibilizzare l’amministrazione regionale al fine di trovare un’ipotesi d’accordo, tanto che quest’ultima aveva istituito un tavolo tecnico per verificare la fattibilità dell’accordo.

Contestualmente, l’ex direttore regionale del personale aveva chiesto, per il tramite dell’Avvocatura, ai giudici del lavoro a non pronunciarsi nelle udienze non concluse perché era in atto un confronto per raggiungere una soluzione extragiudiziale.

Di fronte a ciò lo stupore e il disappunto espresso dalla Cisl si trasformano in una stigmatizzazione in questi atteggiamenti ipocriti.

Ma come organizzazione sindacale a difesa dei diritti dei lavoratori, porteremo avanti la nostra battaglia già intrapresa, anche con atti formali, battaglia volta a riequilibrare competenze e dignità del personale della Regione Abruzzo.