TERAMO – Il marito era morto in un incidente stradale in Macedonia nel 1999 e la vedova, una 46enne teramana, si era occupata del rimpatrio in Italia della salma del coniuge, lasciando lì quel che restava dell’auto distrutta nello schianto. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, dal 2000 al 2013 la Regione, tramite l’ufficio bolli, è arrivata a richiederle oltre 7.400 euro di bolli non pagati per quell’auto.

La donna non ha recuperato la macchina una volta saputo che era andata distrutta considerando anche l’alto costo per farla rientrare in Italia. 

Perché l’auto non fosse più sottoposta a tassazione, occorreva secondo la Regione una perdita di possesso del mezzo tramite vendita o bisogna fornire l’attestato di demolizione. La signora non poteva produrre nulla di simile se non dichiarando il falso. 

La donna si è rivolta così all’associazione Robin Hood di Teramo ed è partito il ricorso al Garante del contribuente a cura dell’associazione che definisce la vicenda “assurda”. 

Il ricorso si è retto sulla condizione che la perdita di possesso può essere certificata anche con una documentazione terza, così come prevede la circolare ministeriale. 

Il Garante si è espresso ed ha accolto il ricorso annullando per adesso, i bolli da oltre 570 euro richiesti dal 2000 al 2003.