L’AQUILA – “Vogliamo completare al più presto possibile il campus universitario di Pizzoli, e chiediamo alla magistratura di fare presto, per chiudere finalmente questa vicenda giudiziaria”.
L’appello è di Gianni Anastasio, sindaco di Pizzoli (L’Aquila), che ha ereditato una delle più clamorose incompiute dell’emergenza post-sisma aquilana, il Campus universitario intitolato alla memoria di Giulia Carnevale, la studentessa universitaria laziale deceduta nel terremoto del 6 aprile 2009, opera voluta e finanziata dal papà, l’imprenditore Giulio Carnevale.
Un progetto rimasto a metà, con tre edifici completati, altri solo avviati, che come documentano le immagini di AbruzzoWeb, il tempo in forma di ruggine, erbacce e infiltrazioni d’acqua stanno inesorabilmente degradando. Si sono aggiunte poi inevitabilmente le razzie di ladri e vandali, che hanno portato via materiale anche di poco valore.
L’opera è stata messa sotto sequestro dalla Forestale nell’ottobre 2010, a seguito di un esposto di Italia Nostra e della soprintendenza, quando due palazzine erano già state assegnate ad una trentina di studenti stranieri del progetto Erasmus, che nello sconcerto si sono dovuti traferire altrove, in buona parte alla caserma Campomizzi a L’Aquila.
Sotto processo sono finite 11 persone, tra cui l’ex sindaco di Pizzoli Angela D’Andrea, il tecnico comunale Bruno Sabatini, lo stesso Carnevale, con l’accusa di trasformazione edilizia in violazione delle norme urbanistiche, falso ideologico, violazione del vincolo paesaggistico e di danneggiamento delle bellezze naturali.
Tutti assolti nel maggio 2015 dal giudice del Tribunale dell’Aquila Giuseppe Grieco, in quanto è emerso che l’area di realizzazione era già urbanizzata prima dell’inizio dei lavori, circostanza che ha portato alla caduta di buona parte delle accuse.
Due settimane fa il dissequestro del complesso, ma l’iter giudiziario non può però dirsi concluso perché la pubblica accusa, rappresentata dal pm Simonetta Ciccarelli, ha fatto ricorso alla Corte di Appello contro la sentenza.
A preoccupare non poco il sindaco di Pizzoli è dunque la tempistica dell’iter giudiziario.
“Il ricorso è stato presentato a settembre 2015 – spiega Anastasio – e non abbiamo notizie del suo iter, se sia stato giudicato ammissibile o meno, ma credo che sia nell’interesse di tutti che si stringano i tempi per chiudere finalmente questa estenuante vicenda giudiziaria”.
L’imprenditore Carnevale è infatti disposto, rivela lo stesso sindaco, ad investire altri 500 mila euro necessari a restaurare le palazzine realizzate e abbandonate, e le altre previste, con il pieno appoggio del Comune, che continua a ritenere il completamento del campus di assoluto valore strategico per l’intero comprensorio dell’Alto Aterno.
Anastasio sottolinea però che “finchè la vicenda giudiziaria non sarà definitivamente conclusa, non possiamo correre il rischio di investire risorse e riaprire una partita complessa e impegnativa. Anche se il campus è ad oggi dissequestrato, e in linea di principio i cantieri potrebbero partire da subito, dopo cinque anni lo scenario è mutato, va valutato se è valida ancora l’ipotesi di dare al complesso la destinazione d’uso del campus universitario, tenuto conto del calo degli iscritti all’ateneo aquilano, e del fatto che altre residenze universitarie sono state intanto ripristinate, oppure se puntare sull’housing sociale”.
Anastasio ha poi parole critiche nei confronti di Italia nostra e soprintendenza.
“Di fatto il loro esposto ha portato ad un nulla di fatto, ma in tutti questi anni un patrimonio prezioso si è degradato. Il danno è stato enorme. L’accordo di programma quadro con l’investitore privato prevedeva anche che alcuni appartamenti sarebbero stati messi a disposizione del Comune come alloggi popolari. Ma siamo alle solite, finché in Italia chi fa un esposto che poi risulta infondato non ne paga le conseguenze, questi esposti ci saranno sempre, e a cosa è molto preoccupante”.





