L’AQUILA – Una notte in albergo “non di lusso” per un massimo di 250 euro. Ogni centesimo speso in più rispetto a questa cifra, sarà cacciato di propria tasca dal consigliere.

Questo è uno dei paletti che il Consiglio regionale dell’Abruzzo si è dato per evitare le “spese pazze” che oggi gli vengono contestate dai pm pescaresi, approvando una deliberazione dell’Ufficio di presidenza (la numero 97 del 2 luglio 2013), una sorta di regolamento interno sul trattamento di missione degli esponenti dell’Emiciclo.

Per queste spese la Regione è finita nella bufera per presunte fatture gonfiate proprio in relazione alle missioni istituzionali del 2010, precedenti quindi alla autoregolamentazione. Oggi, infatti, le trasferte devono essere autorizzate. E, da quanto si apprende, non è un atto dovuto, in alcuni casi vengono rifiutate.

La procura della Repubblica di Pescara ha emesso 25 informazioni di garanzia, con invito a comparire, nei confronti del presidente della Giunta, Gianni Chiodi, di quello del Consiglio, Nazario Pagano, e di altre 23 persone, tra assessori e consiglieri in larga parte di maggioranza ma anche della minoranza di centrosinistra.

Il Consiglio ha cercato di tagliare le spese, come si evince anche dalla deliberazione che riguarda l’autorizzazione ai consiglieri a partecipare al Vinitaly 2013, l’evento che si è svolto Verona dal 7 al 10 aprile dello scorso anno.

Nel documento viene detto chiaramente che “a causa della grave crisi finanziaria che attualmente registra la parziale copertura del fabbisogno per il trattamento economico dei consiglieri, per un importo di 780 mila euro, non si può autorizzare il rimborso delle spese di missione”.

Solo nel caso in cui “si dovessero registrare le condizioni di copertura finanziaria”, il Consiglio rimborserà i consiglieri ma “limitatamente a un solo pernottamento”, mentre “due pernottamenti” verranno pagati ai componenti dell’Ufficio di Presidenza della III commissione (Agricoltura).

È proprio in relazione al Vinitaly, quello di tre anni fa, che la procura pescarese ha contestato spese “pazze” ad alcuni indagati, tra i quali Lorenzo Sospiri, neo capogruppo di Forza Italia.

Al consigliere nell’avviso di garanzia,viene contestata una spesa di 652 euro per la tre giorni veronese. “Benzina Pescara Verona, circa 200 euro – si legge – autostrada circa 80, mangiare circa 80, dormire 110 euro circa, indennità circa 100, totale 572 euro autorizzati, differenza 82 euro, per non aver specificato che c’erano i collaboratori autorizzati, per 82 euro, mandi un avviso di garanzia?”.

Insomma, nel 2010 era possibile ottenere l’indennità di missione (poi abrogata), e c’era la copertura finanziaria che, oggi, invece scarseggia.

Un aspetto particolare riguarda la scelta dell’alloggio. Nell’articolo 14 della legge numero 40 del 2010 veniva specificato che “il consigliere che, debitamente autorizzato, si reca in missione fuori del territorio della Regione per l’espletamento delle proprie funzioni può chiedere, dietro presentazione di regolare fattura, il rimborso delle spese di vitto e di alloggio, in esercizi non di lusso”.

Una definizione, quella di “non di lusso”, che in una successiva deliberazione, la 594 del 1998, veniva intesa come “albergo a 5 stelle”.

Ma con il passare del tempo ci si è resi conto che un albergo anche a 3 stelle ma in posizione centrale poteva essere più costoso di uno a 5 stelle in zona più periferica. A quel punto, come si legge nella deliberazione 97, “sulla base di una ricognizione dei prezzi delle camere d’albergo in zona centrale di Roma”, si è stabilito un tetto massimo di spesa giornaliera 250 euro, “superato il quale l’eventuale differenza rimarrà a carico del consigliere”. Una cifra comunque importante.

L’unica eccezione a questa regola, il caso la struttura per l’alloggio sia scelta dall’organizzatore dell’evento. In questo caso, si legge ancora nel documento, “il consigliere è tenuto, ai fini del rimborso, ad allegare copia della lettera d’invito”.