TERAMO – “Il cantiere del quarto lotto della Teramo-Mare si apre o no?”.

È la domanda che l’ex presidente della Regione Giovanni Pace rivolge all’attuale governatore, Gianni Chiodi, con una nota a metà strada tra l’ironia e la polemica pubblicata sul suo sito Lettereabruzzesi.org.

Tra i due non corre buon sangue, questo è certo, prova ne è il fatto che la lettera di ieri non è la prima in cui Pace bastona sonoramente Chiodi.

La vicenda fa riferimento alla risposta fornita sul problema al consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini: “la colpa è dei governi che mi hanno preceduto”, ha detto il presidente Chiodi.

La cosa ha scatenato la reazione di Pace, che si è sentito tirato in causa e ha rifilato una stilettata al suo successore: “è il caso di finirla con l’agitar della ‘la colpa è degli altri’ e di dire la verità, le verità, agli abruzzesi”.

LA LETTERA DI PACE 

Caro Gianni, ho letto con ritardo la risposta che hai data tramite il tuo portavoce, alle affermazioni licenziate dal consigliere regionale Claudio Ruffini nel merito della Teramo Mare.

Ruffini è convinto che, “il completamento del quarto lotto di quella arteria, tratto Mosciano-Giulianova, è ancora da venire, e, nonostante siano passati tre anni dall’annuncio del presidente della Regione, di quel cantiere non v’è nessuna traccia.”

La replica, che devo a scrivere a te, tratta di tutto: delle tasse iperboliche chieste ai cittadini d’Italia, della dissennata spesa pubblica e del debito cresciuto in conseguenza, delle secche nelle quali si affanna la Regione portatavi dai precedenti governi regionali.
Tratta cioè dell’universo mondo, ma non della Teramo-Mare, non fa sapere se esiste una ipotesi di apertura di cantiere e per quando, né se dell’opera i teramani dell’interno debbano dimenticarsene per almeno altri venti anni, o che so io: nulla dell’argomento che interessava Ruffini per informarne i suoi elettori.

Mio caro, stimato presidente e amico, tu sei persona perbene e puoi accertare se Ruffini afferma il vero denunciando la inesistenza di quel cantiere, o il falso negando un fervore di attività costruttiva.

Io, che non mi piace assistere a inutili (stavo per dire stupidi) litigi, sono andato a fare un sopralluogo e, a meno che non abbia sbagliato Regione, ho visto solo il mare d’erba.

Allora, se è così, Ruffini ha ragione, fa bene a sollevare il problema, a stimolare iniziative concrete per la crescita del territorio: questo, d’altronde, è il motivo nobile per cui un signore decide di abbandonare antichi mestieri per impegnarsi in quello di consigliere con il ruolo dell’opposizione, importante e prezioso quanto mai, come tu e io sappiamo perché all’opposizione ci siamo stati dignitosamente, come oggi Ruffini. O no?

Se, come affermi tramite il portavoce, Ruffini cade dalle nuvole avanzando le richieste in commento, ti assicuro che lo accompagnano nel volo tantissimi, che ogni giorno si pongono la stessa domanda, così come si chiedono: possibile che la colpa sia sempre degli altri? E, a tutto concedere, dalle “secche” chi ci deve portare fuori, il mago Zurli o Gianni Chiodi, che si avvia a celebrare il quarto (quasi) anno di mandato, iniziato con le più nobili intenzioni?

Chiedo scusa, Gianni: la crisi globale dalla quale siamo aggrediti e l’eredità da te raccolta e raccontata (quella delle spese prive di copertura, della crescita del debito pubblico, delle secche che ingabbiavano la regione) sono le stesse che esistevano nel momento in cui leggevi il tuo discorso d’insediamento, che io ho apprezzato, ne ho scritto. Non è mutato nulla tranne il trascorrere di quasi quattro anni senza che uno solo dei cantieri pensato da te sia stato inaugurato.

Parlavi del porto di Ortona, del “solido collegamento con Roma”, delle aree interne e, ancora tre anni fa, hai trovato la giusta enfasi per la Teramo Mare. Se i motivi impedenti la realizzazione della strada – per la quale risorse, secondo me esistono, ma bisogna attivarle – sono le situazioni che tu ben conoscevi, avresti dovuto evitare impegni in quel senso.

La passione e l’entusiasmo possono aver avuto il loro ruolo e tutto si può comprendere; ma se le proposte elettorali devono oggi essere modificate, lo si dica, altrimenti il cittadino continuerà a credere nella realizzazione di quelle opere, utili e attese da anni.

È dunque, il caso di finirla con l’agitar della “la colpa è degli altri” e di dire la verità – le verità – agli abruzzesi anche in ordine al destino del tratto finale della Teramo-Mare.

Si apre il cantiere? O perché no?