L’AQUILA – “L’essere stato magistrato per molti anni mi aiuta a capire meglio tante cose che sono successe. Non condivido nella forma quello che dice Vittorini, ma nella sostanza sicuramente si, e qui la sostanza è che le persone sono morte perchè sono state tranquillizzate, da chi aveva invece il dovere semplicemente di dire ‘non ti posso dire nulla, non posso prevedere nulla, fai come credi’. Ecco, sarebbe bastato questo”.

A parlare è il vicesindaco dell’Aquila ed ex magistrato Nicola Trifuoggi, a margine della manifestazione “Tutti convocati per una giustizia italiana che non dimentichi la strage del 6 aprile”, organizzata dal consigliere comunale dell’Aquila Vincenzo Vittorini, e da altri parenti delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009, che hanno ricostruito davanti a 500 persone al parco del Castello, le vicende del processo contro la commissione Grandi rischi che si è celebrato negli ultimi 6 anni è che si è concluso in Cassazione lo scorso novembre, con l’assoluzione definitiva di 6 scienziati (condannati in primo grado) dalle accuse di omicidio colposo e lesioni colpose e la condanna dell’ex vice capo dipartimento Bernardo De Bernardinis a 2 anni di reclusione per aver causato la morte di 13 persone con le sue dichiarazioni rassicuranti.

Trifuoggi precisa di aver partecipato alla manifestazione come privato cittadino, ma le sue parole acquistano un peso politico rilevante. 

“Il processo sulla grandi rischi – spiega infatti Trifuoggi – ha avuto sicuramente un alto grado di complessità,  ma l’esito è stato che a chi chiedeva giustizia è stata data una risposta tecnica, quando invece andava data risposta aderente alla realtà. Alla fine di questa vicenda è stato condannato De Bernaridnis, chi ha raccontato quello che avevano fatto gli altri, ma erano altri che lo avevano fatto”, riferendosi agli scienziati assolti.

Trifuoggi spiega poi, in base alla sua esperienza da magistrato, che “in Italia ci sono una serie di trabocchetti nel corso dei processi penali, le prove raccolte in un processo ad esempio non sempre possono essere usate in un altro processo, e quindi i giudici spesso agiscono in base ad una situazione probatoria incompleta”. 

E ancora, rivela Trifuoggi, “più si sale di livello nella magistratura più si bada alla forma, che ha la sua importanza, ma qui ripeto che la sostanza è che qui le persone sono morte perché sono state tranquillizzate”.

Parole dure di Trifuoggi anche per il rischio prescrizione ad ottobre per il processo che vede imputato Bertolaso.  

“La prescrizione è una vergogna tutta italiana, assieme ai tempi lunghissimi della giustizia, a causa anche di  leggi che sembrano fatte apposta per far perdere tempo”, commenta Trifuoggi che poi conclude osservando che “qui a L’Aquila dobbiamo guardare al futuro, alla ricostruzione materiale di una città dove si viva bene. Ma la rabbia passerà solo quando sarà detta la verità su quello che è davvero accaduto poco prima del terremoto, sette anni fa”.