L’AQUILA – “L’approccio alla catastrofe incombente (dell’uragano Sandy, ndr) da parte di funzionari pubblici nel New Jersey è stato direttamente condizionato da eventi eccezionali in Italia dove, pochi giorni prima del ciclone, sei scienziati e un funzionario del governo sono stati condannati per non aver preparato adeguatamente la popolazione prima del terremoto dell’Aquila, che ha ucciso più di 300 persone”.
Questa la tesi sostenuta dalla rivista statunitense di economia Forbes, in un articolo dello spin doctor e guru della comunicazione Richard Levick dello scorso 1° novembre, intitolato “Uragano Sandy: una dura lezione dal terremoto dell’Aquila”.
Il pezzo si sofferma su una nota del Servizio meteorologico nazionale (Nws) a stelle e strisce precedente all’uragano che “ha catturato l’attenzione degli esperti di comunicazione”.
“Se siete riluttanti – questo il testo della comunicazione – pensate ai vostri cari, pensate al personale di pronto intervento che non vi potrà raggiungere quando telefonerete in preda al panico per essere salvati, pensate alle squadre di salvataggio/recupero che vi salveranno se sarete feriti o recupereranno i vostri resti se non riuscirete a sopravvivere”.
Un “appassionato appello” che è andato ben oltre una “comunicazione chiara”, secondo Forbes. Con la parola “resti” che ha evocato una “sensazione visiva spaventosa”, così come altre comunicazioni successive fino al consiglio conclusivo dell’Nsw, quello che dinanzi a Sandy fosse meglio “peccare per eccesso di cautela”.
Un allarmismo che alla fine è risultato giustificato, se si pensa ai 50 morti e all’interruzione prolungata di elettricità, al contrario dei toni più rassicuranti del sindaco di Ny, Michael Bloomberg.
Forbes replica quindi ai commentatori che avevano ritenuto eccessivi quegli allarmi: “La cautela non è necessariamente sinonimo di moderazione”.
La “tentata spensieratezza” del primo cittadino di Big Apple viene paragonata a quella di Bernardo De Bernardinis, vice capo della Protezione civile all’epoca dei fatti, che, imbeccato da un cronista, ha pronunciato la frase passata tristemente alla storia del “Montepulciano di quelli doc” da bere piuttosto che preoccuparsi del terremoto.
Almeno sulla ragione della condanna, a differenza di tanti altri organi di informazione nazionali ed esteri, Forbes sembra averci capito qualcosa: i sette imputati dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio “non sono stati condannati per non aver prevedere il terremoto”, ma “sono andati in prigione per non essere stati capaci di comunicare”.
Anche se, ammette il cronista, non era così scontato avvertire prima del 6 aprile come lo era prima di Sandy, perché gli uragani (a differenza del sisma) si possono prevedere.
La lezione finale, per la rivista Usa, è che “quando ci si prepara per un problema è necessario calibrare le comunicazioni”.
E “quando c’è la possibilità di un disastro – la conclusione amara – servirà di certo più di una bottiglia di Montepulciano”.






