L’AQUILA – C’è anche il preside del Convitto nazionale, Livio Bearzi, tra le oltre 30 parti civili che oggi hanno chiesto di costituirsi nell’ambito del procedimento penale contro la Commissione grandi rischi.

Lo conferma l’avvocato Paolo Guidobaldi, che assiste Bearzi in un altro processo, quello sui crolli al Convitto (dov’è coinvolto assieme al dirigente della provincia Vincenzo Mazzotta), annunciando che “abbiamo chiesto un risarcimento di 15 milioni di euro, che devolveremmo ai familiari delle vittime”.

Il motivo è presto detto. “Il Convitto – spiega il legale – è un’istituzione pubblica, e il preside viene accusato di non averlo sgomberato. Ma se fino al giorno prima le massime autorità avevano affermato che chiunque avesse agito diversamente sarebbe stato denunciato, come poteva Bearzi sgomberare l’istituto? Si è attenuto alle disposizioni, non ha omesso nulla, al contrario di quanto gli viene contestato”.

Quanto all’esito dell’azione civile, ammesso che venga accettata dal Gup, Guidobaldi sottolinea che “se passerà la nostra tesi certo non cadranno automaticamente le accuse per il preside (imputato per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi, ndr), ma delle due l’una: l’omissione o c’è stata o non c’è stata”. (alb.or.)

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