L’AQUILA – 31 marzo 2009 – 31 marzo 2014. Cinque anni fa si riunì all’Aquila la commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri.

Un anniversario triste, perché da quella riunione uscirono poche indicazioni e ben confuse per gli aquilani in riferimento allo sciame sismico che da mesi, dalla fine del 2008, tormentava le notti dei cittadini del capoluogo di regione, ancora ignari di quello che sarebbe capitato.

Dalla riunione Cgr arrivarono indicazioni rassicuranti e fu sottovalutato il rischio sismico che c’era: lo gridarono, lo gridano ancora, tanti cittadini, lo afferma soprattutto la sentenza di primo grado con cui il 22 ottobre 2012 il giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi ha condannato i sette partecipanti ufficiali a quella riunione a 6 anni di carcere ciascuno. E in 950 pagine ha poi spiegato perché.

Non è finita qui, ovviamente. Il 1° marzo dell’anno scorso sono arrivati i primi ricorsi in appello presentati nelle rispettive sedi dagli avvocati dei condannati mentre il prossimo 10 ottobre comincerà il processo d’Appello con l’jntenzione di portarlo a termine entro un mese, a tappe forzate.

Il primo atto è stato seguitissimo, diventando un caso internazionale anche su riviste prestigiose di settore come Science o Nature.

Subito bollato come ‘processo alla scienza che non ha previsto il sisma’, ha diviso in due l’opinione pubblica tra innocentisti (molti) e colpevolisti (meno).

Gli uni e gli altri si sono scatenati il giorno del verdetto e ognuno in Italia si è sentito in diritto di intervenire.

Si va avanti e un grado di giudizio è consegnato alla storia della città ma anche della giustizia italiana. Ma la vicenda durerà ancora a lungo e tanti altri saranno gli anniversari di quella riunione.

“Operazione mediatica” “perché vogliamo rassicurare”, la definiva in un’intercettazione della vigilia l’allora capo dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso, che pochi giorni dopo divenne il deus ex machina del post-sisma aquilano.

Un’etichetta che l’ormai emigrato ex sottosegretario (attualmente Bertolaso è in Africa) ha provato a chiarire ma che dopo quattro anni ancora non va giù a tanti, tantissimi aquilani.

E su Bertolaso continua un’altra propaggine del processo: quella che, proprio in virtù di quelle dichiarazioni intercettate, lo vede indagato come possibile “mandante” di una riunione che potrebbe essere stata rassicuratoria con premeditazione.

La procura della Repubblica con il pm Picuti ha chiesto due volte l’archiviazione, due volte c’è stata opposizione delle parti civili, alla fine la procura generale con il pg Giuseppe Falcone ha avocato a sé le indagini e le ha affidate all’avvocato generale Romolo Como, che dopo i primi accertamenti ha ottenuto una proroga che potrebbe essere di massimo 6 mesi. Anche qui, insomma, ci sarà da attendere.

AbruzzoWeb ripropone alcuni articoli di momenti chiave della vicenda e il video dell’intervista che uno dei condannati, Bernardo De Bernardinis, rilasciò al portale Inabruzzo.com, oltre al lancio dell’agenzia Ansa divenuto parte del processo.

Un video, proprio quello del “bicchiere di vino” da bere per stare tranquilli, divenuto elemento cardine del processo e rimasto impresso a fuoco nell’immaginario collettivo degli aquilani. (alb.or.)

L’ANSA DEL 31 MARZO 2009

TERREMOTI: DE BERNARDINIS, MANTENERE STATO ATTENZIONE

L’AQUILA, 31 MAR – Convivere con le caratteristiche dei territori e mantenere uno stato di attenzione ”senza avere uno stato di ansia”: questi sono gli insegnamenti da tenere a mente dopo le ripetute scosse sismiche avvertite nelle ultime ore nell’Aquilano, secondo il vicecapodipartimento operativo della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis, prima di partecipare alla riunione della Commissione grandi rischi, in corso di svolgimento nel capoluogo abruzzese.

”Come protezione civile – ha aggiunto De Bernardinis – siamo al fianco di sindaci e cittadini e pronti a intervenire. Ora ci poniamo il problema di capire questo evento che si colloca in una fenomenologia delle zone sismiche italiane. La comunita’ scientifica conferma che non c’e’ pericolo – ha aggiunto – perche’ c’e’ uno scarico continuo di energia, la situazione e’ favorevole, ci sono eventi piuttosto intensi, ma non intensissimi che hanno provocato pochi danni”.

Per De Bernardinis questa vicenda ”deve insegnare due cose: convivere con territori fatti in questo modo, cioe’ non solo di frane e alluvioni, ma anche di sismicita’; mantenere uno stato di attenzione senza avere uno stato di ansia”. 31-MAR-09 14:31