L’AQUILA – “La ricostruzione degli eventi da taluni operata con riferimento all’impegno lavorativo di tutti coloro che come me, aquilani e non, in quel periodo hanno lavorato per il Ctgs, è stata il frutto di una rappresentazione parziale e non veritiera dei fatti, effettuata anche presso la V Commissione consiliare”.

Così l’avvocato Claudia Poiré, collaboratrice dell’ex presidente del Centro turistico del Gran Sasso (Ctgs) Alessandro Comola, artefice di un nuovo piano industriale che innescò una ridda di polemiche sul finire del 2012 portando il sindaco Massimo Cialente a sostituire il presidente.

“Le modalità di acquisizione di documenti della società, nell’estate del 2012, sono state gravemente illegittime e, sulla base di detta documentazione acquisita illegittimamente, è stata offerta anche a voi (la stampa, ndr) una ricostruzione dei fatti strumentale e chiaramente rivolta al tentativo di estromettere l’allora presidente del Cda del Ctgs Comola oggetto a quel tempo, di un inspiegabile scarica barile di responsabilità altrui, come taluno di voi correttamente ha rilevato”.

“Tale illeggittimità – aggiunge la Poiré – non solo è stata fermamente sostenuta da noi già in sede di audizione alla V Commissione, ma è ormai acclarata dalla Suprema Corte di Cassazione. Nel 2013, infatti, la Corte ha statuito: ‘…la pretesa dei consiglieri di accedere direttamente alla contabilità sociale è incontestabilmente una pretesa giuridicamente illegittima…'”.

“A nulla – continua – è valso lo sforzo del presidente Comola ed anche mio, innanzi alla V Commissione, di far comprendere come la quiescenza a tale comportamento avrebbe configurato, in capo agli amministratori della società, sempre secondo la Suprema Corte di Cassazione, ‘un comportamento collusivo degli amministratori’ che ‘avrebbe posto in essere una violazione delle norme che regolano i rapporti tra società e soci. Si tratta quindi palesemente di comportamenti che lungi dal dimostrare inadempimenti o inadeguatezze degli amministratori evidenziano invece la pretesa del Comune quale socio di maggioranza di godere di una situazione di privilegio nei rapporti con la società assolutamente ingiustificato'”.

“Il dibattito in  V Commissione – spiega l’avvocato Poiré – è stato quindi non solo inconcludente, ma anche umiliante per le Istituzioni. Umiliante perché strumentalmente fondato su documenti illegittimamente acquisiti. Inconcludente perché, come emerge dalla trascrizione della seduta, al presidente Comola non è stata data la possibilità di rispondere. Figurarsi a me”.

“Il rinnovato disappunto creato dal ricordo di quella giornata, è dovuto alla consapevolezza che la società era fermamente intenzionata a fornire documentazione e chiarimenti. L’allora presidente voleva solo, come era suo dovere fare, garantire alla società il pieno rispetto delle regole. Da parte di tutti”.

“Oltre a ciò – continua la Poiré – mi duole veramente dover rimarcare come io sia stata, in modo del tutto inopinato, oggetto di attacchi diretti gravemente offensivi non solo della professionalità ma anche, e quel che è peggio, della mia persona”.

“Tale ingiusto e virulento accanimento risulta essere ancor più inspiegabile alla luce dei risultati positivi del nostro agire che ha portato l’azienda, per la prima volta dopo anni, ad avere un bilancio in pareggio”.

“Il legittimo diritto di cronaca, nella migliore delle ipotesi – dice l’avvocato – è stato palesemente strumentalizzato da terzi che, a loro volta, hanno artatamente raffigurato una situazione inveritiera e lo hanno fatto, per di più, sulla base di documentazione del tutto parziale ed acquisita certamente in modo proditorio ed illegittimo”.

“Nel 2012 – ricorda – il Cda del Ctgs e Comola mi incaricarono, insieme ad altri noti professionisti anche locali, sia di svolgere la funzione di segretario del Cda medesimo, sia di effettuare, praticamente a tempo pieno, tutta una serie di operazioni gestionali a carattere ordinario e straordinario. Una fra tutte la circolarizzazione integrale dei creditori e dei debitori. L’azione complessiva che, assieme a me, ha visto impegnati, come detto, altri professionisti ed alcuni impiegati amministrativi dell’azienda (ringrazio ancora in particolare Roberta Dundee e Cinzia Salvati per l’impegno profuso), ha recato alla società un vantaggio economico patrimoniale stimato in € 1.700.000,00. A ciò si aggiungono tutte le ulteriori attività gestionali effettuate oltre a quelle tecniche, demandate opportunamente a Dimensione Ingenierie”.

“La gogna mediatica cui il presidente Comola e tutti coloro che hanno lavorato duramente e, come me sono ancora impagati, non è stata solo offensiva ma anche profondamente ingiusta in virtù dei risultati positivi effettivamente conseguiti”.

“Alla luce di quesi risultati appare ancora più inspiegabile l’ambiguità della condotta tenuta ai massimi livelli nei nostri confronti. Io stessa, infatti, ho lavorato alla stesura del piano industriale del Ctgs fianco a fianco con i collaboratori di Arcuri presso gli uffici di Invitalia a Roma, fino a poche ore prima la revoca illegittima di Comola”.

“Fare il proprio dovere con semplicita’ e fermezza pare oggi, in questo Paese, un fatto straordinario”.

“Francamente ritengo che non lo debba essere. Credo infatti che accanto ad alcuni che mal si portano nella gestione della cosa pubblica vi siano i più, che in silenzio lavorano per il bene comune. Leggere cose non vere, e per di più gratuitamente offensive, mi ha turbato per il senso di rispetto per la verità e per l’attaccamento alle istituzioni nei quale sono stata educata. Si tratta di principi che ispirano il mio agire quotidiano e quello di tutti i miei congiunti”.

“Posso quindi immaginare – aggiunge la Poiré – come quanto avvenuto sia stato e continui ad essere per Comola motivo di tristezza e amarezza in virtù del suo personale attaccamento alle istituzioni che anche a lui, mi consta, derivi dalla famiglia d’origine. Penso, senza andare al primo ed al secondo Risorgimento, tra gli altri e soprattutto, allo zio don Carlo Salvi che, d’intesa con il  Vescovo di Genova, il gesuita Cardinale Pietro Boetto, mise in salvo migliai di ebrei”.

“Lo Stato d’Israele ha insignito don Salvi, come colui il quale ha messo gravemente a repentaglio la propria vita per soccorrere gli israeliti perseguitati dal nazismo, del titolo di ‘Giusto tra le nazioni’ e, come tutti i giusti, ricordato per sempre allo Yad Vashem a Gerusalemme”.

“Istituzioni che non riconoscono e non rispettano il valore del lavoro di chi svolge i compiti assegnati con onesta’ e correttezza, sono figlie di uno Stato ingiusto e dal futuro incerto.

“A questo punto – conclude l’avvocato Poiré – penso che farei bene a consigliare al collega Comola, lui che puo’, di chiedere la cittadinanza alla Stato di Israele”.