L’AQUILA – Per almeno un quarto di secolo, la cabinovia da 1,6 chilometri dalla Fossa di Paganica a valle, fino alla stazione sciistica di campo Imperatore sul Gran Sasso a monte, è stata una delle grandi incompiute, per di più prima ancora della posa della prima pietra, ma con oltre 26 milioni di euro disponibili, e le polemiche politiche e gli scontri tra ambientalisti e “sviluppisti”, riempirebbero pagine che a metterle in fila supererebbero la lunghezza della infrastruttura.

Una svolta è stata però alcuni giorni fa rappresentata dall’affidamento alla Idv srl di Bolzano dell’incarico per la redazione del Documento di indirizzo alla progettazione (Dip).

Contattato da Abruzzoweb, il 63enne avvocato aquilano Gianluca Museo, da ottobre 2024 amministratore unico del Centro turistico Gran Sasso, (Cgts), la società comunale che gestisce gli impianti di Campo Imperatore, in quota Fdi, conferma che “questo studio rappresenterà un decisivo passo in avanti, e sarà un elemento decisivo per vincere la vera battaglia, quella che si deve giocare in Europa, per l’allentamento dei vincoli ambientali, passaggio senza il quale non sarebbe possibile realizzare la cabinovia”.

E infatti l’opera sarebbe ad oggi impedita dal fatto che l’area interessata non solo è dentro i confini del Parco nazionale del Grasso e Monti della Laga, ma su essa insistono i vincoli del Sito di interesse comunitario (Sic), che la Regione Abruzzo, dovendo ottemperare alle direttive europee con una delibera del dicembre 2023, le ha trasformate nella ancor più stringente Zona speciale di conservazione (Zsc).

Resta però in piedi la possibilità di ottenere la liberazione dell’area da quei vincoli, compensando la riperimetrazione con altre aree, per poter finalmente spendere i 19 milioni già da tempo disponibili, a valere su una legge regionale del lontano 2004, a cui si sono poi aggiunti più di 7,2 previsti con delibere Cipe del 2012 e del 2016.

“Occorrerà dialogare con le istituzioni per vedere se è possibile ridurre quest’estesissima area Zps, – spiega Museo -, per consentire questo collegamento, una partita a livello europeo, che altrove però è stata vinta, come in Emilia Romagna, con una riperimetrazione per consentire lo sviluppo di aree a forte vocazione turistica”, spiega Museo.

Ecco dunque che il Dip, il Documento di indirizzo alla progettazione diventa fondamentale, “per dimostrare scientificamente e tecnicamente la sostenibilità e l’impatto accettabile della cabinovia e infrastrutture annesse, che ridurrà di molto il numero di auto per arrivare agli impianti, dunque riducendo l’inquinamento, e si bonificheranno finalmente anche i ruderi della fossa di Paganica, làscito del fallita realizzazione del complesso di Campo Nevada, come gli scheletri della vecchia seggiovia. L’ambiente non avrà che da guadagnarci e su questo ci dobbiamo giocare le nostre carte”.

Prosegue Museo: “ormai ho i capelli bianchi e di questa cabinovia ne sento parlare da decenni, anche in maniera impropria, perché è un collegamento che renderebbe la stazione di Campo Imperatore al passo con i tempi: l’avere a disposizione solo due impianti nel 2025 significa infatti avere una stazione che sul mercato può essere definita anacronistica, basta valutarla alla luce di quello che le altre stazioni invernali mettono in campo costantemente ogni anno per crescere e potenziarsi. La nuova cabinovia consentirebbe non solo di sfruttare gli impianti di risalita nel periodo invernale, ma anche nel periodo estivo, oltre mille le persone che potrà trasportare in quota, senza utilizzo, ripeto, di automobili e motociclette”.

Allargando lo sguardo Museo conferma che con la sostituzione delle funi della funivia di Fonte Cerreto, a lungo rimasta ferma tra le polemiche politiche, e la riattivazione del 13 agosto,  “abbiamo dato l’opportunità a tutti gli operatori di ben lavorare di ben guadagnare e quindi diciamo che c’è stato un’estate positiva. E siamo molto ottimisti per la stagione invernale: la nostra è una delle poche stazioni che si trova ad oltre i 2.000 metri, l’anno scorso abbiamo aperto l’impianto il 22 di dicembre e lo abbiamo chiuso il 27 di aprile e non abbiamo avuto il minimo problema di innevamento, pur non disponendo di impianti di innevamento artificiale”.

Lavori in corso anche per la riapertura dell’ostello e l’albergo in quota: “per quanto riguarda l’ostello si è intervenuti per eliminare un problema che era venuto fuori con il tetto, che a primavera sarà sostituito con una complessiva riqualificazione e ammodernamento della struttura, per quello che riguarda lo storico albergo, sono in corso i lavori esterni, ed entro due anni tornerà allo splendore di un tempo”. (f.t.)