L’AQUILA – Si avvicina l’ora della resa dei conti per la Gran Sasso Acqua, la società idrica che gestisce una quarantina di Comuni nell’Aquilano, tra i quali il capoluogo di Regione, a tutt’oggi presieduta, come negli ultimi 11 anni, da Americo Di Benedetto, candidato sindaco del centrosinistra sconfitto al ballottaggio e pronto a divenire consigliere comunale di opposizione.
Per dopodomani, giovedì 29, è infatti convocata l’assemblea dei soci per fare il punto della situazione e, secondo quanto appreso da fonte interne ai vertici aziendali, all’ordine del giorno dovrebbero esserci come primo punto le dimissioni di Adb, rimandate fin troppo a lungo e oggetto di scontro durante la campagna elettorale.
Sempre da quanto appreso, comunque, l’assemblea dovrebbe andare deserta ed essere convocata nuovamente per il 10 luglio quando i nuovi assetti di Giunta del centrodestra dovrebbero essere già chiariti: dato da non sottovalutare perché la politica ha influenzato fortemente le dinamiche aziendali e continuerà a farlo.
Nei giorni concitati di campagna elettorale, tanto il centrodestra che ha poi vinto le elezioni quanto le opposizioni civica di “L’Aquila chiama”, in Consiglio con Carla Cimoroni, e del Movimento 5 stelle, rimasto fuori, hanno gridato allo scandalo e al conflitto d’interesse per la permanenza in carica di Di Benedetto.
Anche perché la Gsa è stazione appaltante della commessa da 40 milioni di euro dei sottoservizi, con il primo lotto affidato alla società Asse Centrale di cui è coordinatore di commessa l’imprenditore Gianni Frattale, ex presidente provinciale Ance e grande elettore di Di Benedetto.
A complicare il quadro, il pagamento a lavori in corso, e non a opera finita come vuole la prassi, di una quota delle riserve, ovvero le spese impreviste chieste dall’azienda e riconosciute, per 740 mila, duramente contestata dal futuro sindaco, Pierluigi Biondi.
Anche se in quel caso la decisione non è passata formalmente per il Cda e Di Benedetto ha scaricato ogni responsabilità sul direttore tecnico Gsa nonché responsabile unico del procedimento, Aurelio Melaragni, chiamandosene fuori.
Ora Di Benedetto è al passo d’addio, chiudendo anticipatamente l’anno di proroga decretato per tutta la governance il 1° luglio 2016, l’undicesimo della sua gestione, e la partita per la successione è apertissima e spinosa.
Quello che aspira alla presidenza è, senza dubbio, Salvatore Santangelo, vice dell’ultimo periodo, di centrodestra, ma gradito al centrosinistra, tanto che l’ex sindaco, Massimo Cialente, lo vedeva perfino bene come suo successore.
Questa contiguità con gli avversari, unita ai rapporti storicamente non proprio idilliaci con Biondi, mette però a repentaglio le possibilità di una promozione, visto che alla richiesta di Santangelo senior fa il paio l’istanza del fratello, Roberto, neo consigliere comunale della lista L’Aquila futura, ad avere un assessorato: ambizione, quest’ultima, che allo stato attuale sembrerebbe molto più realizzabile.





