L’AQUILA – La guerrra nel centrodestra per le elezioni amministrative dell’Aquila della prossima primavera scuote anche il palazzo della Regione.

Rischiano di saltare, infatti, i precari equilibri di Giunta conquistati dopo l’avvicendamento degli ex assessori regionali del Popolo della libertà Daniela Stati (poi transitata in Futuro e libertà) e Lanfranco Venturoni, entrambi a causa di disavventure giudiziarie, con Luigi De Fanis e Gianfranco Giuliante.

Una lotta, quella per la conquista del capoluogo, che ha interessato pure il coordinatore regionale Pdl, il senatore Filippo Piccone, e il suo vice e collega di palazzo Madama, Fabrizio Di Stefano.

Il primo, in un’intervista al Centro, ha ipotizzato per L’Aquila un governo di salute pubblica, sul modello che si sta sperimentando a livello nazionale con Mario Monti, con a capo una persona “di livello tecnico altissimo, che possa garantire la capacità di incidere non solo nei processi della ricostruzione, ma anche in quelli del tessuto socio-economico. Se fosse aquilano, come auspico, sarebbe l’optimum”: un identikit che ad alcuni ha fatto pensare al vice commissario per la ricostruzione, Antonio Cicchetti. Mentre nei giorni precedenti lo stesso Piccone aveva “aperto” alla candidatura del vice presidente dell’assemblea dell’Emiciclo Giorgio De Matteis, del Movimento per le autonomie.

Più diretto è stato Di Stefano, che a margine di una conferenza sulla chiusura del tesseramento, ha definito quella di De Matteis “un’ottima candidatura”, rincarando la dose in un’intervista al Messaggero: “la proposta di De Matteis va approfondita perché ha la caratura giusta”.

Questo andamento a zig-zag del Pdl sta irritando non poco Giuliante, che si ritrova continuamente scavalcato su questioni che, per competenza territoriale, dovrebbero essere concordate con lui, visto che è il segretario provinciale del partito e che il nome di De Matteis non vuole neanche sentirlo nominare.

Tanto che lo stesso Giuliante è da tempo nel mirino del governatore, Gianni Chiodi, fatto oggetto di continui attacchi dopo che ha caldeggiato presso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta la candidatura di De Matteis alla carica di sindaco del capoluogo.

Le ultime violente bordate Giuliante le ha fatte arrivare sia a De Matteis, ma questa non è una novità, sia per interposta persona a Chiodi, avendo accusato il responsabile della segreteria della struttura commissariale e uomo di fiducia del presidente, Antonio Morgante, di aver creato con l’esponente Mpa una “cordata” per gestire le donazioni che ha in cassa la Regione a seguito del terremoto e i 12 milioni di fondi sociali stanziati dal dipartimento per le Politiche della famiglia del sottosegretario Carlo Giovanardi.

Fondi su cui la procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un fascicolo per tentativo di truffa che ha portato ai domiciliari, poi trasformati in obbligo di dimora, Fabrizio Traversi, dipendente pubblico romano di 62 anni, e il medico aquilano Gianfranco Cavaliere, 32.

Secondo Giuliante, oltre al binomio Morgante e De Matteis, definito sarcasticamente “MoDeM”, ce ne erano altri interessati agli stessi finanziamenti: quello formato dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e dell’assessore comunale Stefania Pezzopane e quello chiamato “Traversi&C.”, dal nome dei due arrestati, “attenzionato dalla magistratura”, come ha ricordato lo stesso assessore.

L’inchiesta, che Giuliante ha detto di voler tenere fuori dalla vicenda squisitamente politica, è stata comunque evocata nella conferenza stampa che il “ribelle” pidiellino ha fatto per annunciare, tra le altre cose, il suo no alla proposta di legge di De Matteis che destina 8,4 milioni a iniziative sociali nel capoluogo se non passerà l’emendamento che prevede l’erogazione dei fondi con un bando aperto anche ai paesi del “cratere”.

“L’indagine giudiziaria sopravvenuta e ancora in corso – ha scritto Giuliante nel comunicato distribuito durante l’incontro con i giornalisti – ha fatto sì che alla fine si scegliesse la via di un bando pubblico per la parte ‘Giovanardi’”.

Allusioni, a cui hanno risposto polemicamente sia Morgante che la Pezzopane, che difficilmente il governatore lascerà cadere senza fare nulla, come accadde il 12 aprile scorso quando prima ritirò le deleghe a Giuliante per la frase “quello che dispiace all’Aquila fa piacere a Chiodi”, detta nel corso di un’intervista video, poi decise il reintegro e firmò un armistizio che, allo stato attuale, è definitivamente rotto.

Il segretario provinciale pidiellino ha messo in conto di perdere il posto in Giunta “per difendere L’Aquila”, come ha dichiarato durante un incontro pubblico di qualche settimana fa.

A Chiodi prudono le mani, vorrebbe accontentarlo subito ed è pronto a sancire la cacciata, anche se questo aprirebbe il fronte del rimpasto di Giunta nell’aria da mesi ma mai avviato per evitare scossoni nella maggioranza.

Da politico esperto e navigato, che fiuta il pericolo lontano un chilometro, Giuliante potrebbe aver pronta la contromossa: attendere il Consiglio regionale convocato martedì, che ha come unico progetto di legge all’ordine del giorno proprio la proposta di De Matteis sulla ripartizione degli 8,4 milioni delle donazioni, verificare come si comporterà la maggioranza sul suo emendamento e, in caso di bocciatura, come è probabile a meno di rinvii, rimettere la propria delega nelle mani del presidente e giocare da battitore libero fino al termine della legislatura.

In questa guerriglia di logoramento De Matteis continua a fare scena muta. Non parla con la stampa, rilascia dichiarazioni solo a chi vuole, eludendo le domande più spinose, e le uniche notizie che trapelano sui suoi movimenti vengono fuori dalle indiscrezioni dei fedelissimi del suo “cerchio magico”.

Molto più probabilmente il silenzio è frutto di una indecisione sostanziale: rompere con il Pdl e mettersi a fare il Luigi De Magistris aquilano fuori dagli schieramenti oppure aspettare che il maggior partito del centrodestra continui a sfogliare la margherita e gli dia il via libera alla candidatura.

Lo spauracchio, per De Matteis, è sempre quello delle primarie: gli uomini vicini a Giuliante le reclamano, così come il segretario regionale della Destra, Luigi D’Eramo, e il coordinatore comunale berlusconiano dimissionario Enzo Lombardi, pronto a uscire dal partito e tentare un’avventura in solitaria se non si faranno.

La caduta del governo del premier, Silvio Berlusconi, la crisi interna del Pdl e un eventuale ritorno alle urne in febbraio-marzo potrebbero rimettere in discussione i buoni propositi del segretario nazionale, Angelino Alfano, che ha imposto le consultazioni primarie come metodo irrinunciabile di selezione della classe amministrativa locale.

De Matteis non le vuole affatto ed è convinto che alla fine l’investitura diretta a “uomo della provvidenza” sia alla sua portata. In questo caso, però, si troverebbe di fronte un avversario temibilissimo come Giuliante, che potrebbe compiere un gesto eclatante: proporre, in alternativa, la propria candidatura a primo cittadino dell’Aquila.