ATESSA – A poche ore dall’approvazione del bilancio, il Comune di Atessa ha inviato una nuova nota a chi governa oggi l’Abruzzo, e per conoscenza a tutti i gruppi politici di maggioranza e di minoranza, per sollecitare un sostanzioso finanziamento del “Fondo Unico regionale per la viabilità”.

La lettera contiene una risposta all’assessore Umberto D’Annuntiis, che aveva sottolineato come in 7 anni (dal 2021 al 2027) la Regione abbia stanziato 145 milioni di euro, con diverse linee di intervento, per le strade provinciali e comunali.

Nella lettera, firmata questa mattina dal sindaco di Atessa Giulio Borrelli, si mette in evidenza come “quelle somme siano del tutto insufficienti rispetto alle necessità perché quel Fondo, previsto dalla legge, non è stato adeguatamente finanziato nel corso degli anni”.

Gli 82 sindaci abruzzesi , che hanno condiviso la richiesta iniziale alla Regione, chiedono “una inversione di tendenza rispetto al passato”.

Ecco il testo integrale della nota inviata stamattina agli amministratori regionali.

 

Gentilissimo Assessore,

faccio riferimento alla Sua cortese nota di risposta del 18 dicembre u.s. (prot. segr. n. 80) e prendo sicuramente atto che in questi ultimi 7 anni l’attuale Amministrazione regionale ha finanziato con oltre 145 milioni di euro, con diverse linee di intervento, la viabilità comunale e provinciale.

Interventi sicuramente utili, finanziati con il FSC 21/27 e leggi statali, che hanno potuto contare anche sui fondi del PNRR di prossima scadenza, ma tuttavia nient’affatto adeguati alle necessità da noi rappresentate.

Vorrei, quindi, subito sgombrare il campo da possibili e strumentali equivoci: quello che abbiamo chiesto come Sindaci (siamo ormai 82) non vuole essere un attacco politico verso nessuno, ma solo la rappresentazione di una innegabile realtà e difficoltà da parte di noi amministratori locali di rispondere alle reali esigenze dei nostri cittadini.

Le condizioni delle arterie affidate agli enti locali hanno alle spalle, infatti, decenni di abbandono, o scarsa considerazione, da parte dei governanti di tutti i partiti.

Quello che abbiamo chiesto come sindaci delle quattro province abruzzesi è di avviare, con la legge di bilancio regionale di quest’anno, una inversione di tendenza rispetto al passato e di usare, con un accordo bipartisan, anche fondi discrezionali dei consiglieri come contributo, seppur modesto, a una inversione di tendenza. Ma non solo questi.

Il punto che abbiamo sollevato è proprio questo.

La crisi della viabilità locale non è figlia di un solo evento, ma di una stratificazione di norme e di scelte che – a partire dal 2008 – hanno progressivamente ridotto la capacità di spesa degli Enti locali e, come vedremo, anche i trasferimenti assicurati inizialmente dallo Stato e dalle Regioni si sono progressivamente ridotti e si sono comunque rivelati completamente insufficienti.

All’indomani della tragedia del Ponte “Morandi” lo studio della Fondazione ACI (“Filippo Caracciolo”), in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre, presentato alla 73esima Conferenza del Traffico nel 2018, evidenziava l’enorme fabbisogno per la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria della viabilità di competenza delle Province e dei Comuni.

Il titolo dello studio è già sufficientemente evocativo e illuminate: “Il recupero dell’arretrato manutentorio della rete viaria secondaria. Una priorità per il Paese”

Dal citato studio emergeva che, per gli interventi di manutenzione della rete viaria secondaria, su cui si muove l’Italia, di competenza delle Province e Comuni, sarebbero occorsi ben 42 miliardi di euro, di cui circa 2,2 miliardi solo per l’Abruzzo.

Senza dimenticare che gli incidenti sulle strade costano miliardi di euro ogni anno.

L’interessante report pubblicato da “Il Centro” lo scorso 17 dicembre ci restituisce un quadro molto preoccupante per la nostra Regione (aumento del 19% dei morti sulle strade dal 2019 al 2024, che colloca l’Abruzzo all’ottavo posto della classifica nazionale, e un danno di 400 milioni di euro). Secondo altri studi, una vittima su cinque è causata direttamente dallo stato delle strade.

I responsabili della gestione e manutenzione delle strade, tra cui i Sindaci, sempre più spesso sono chiamati a rispondere in Tribunale non solo per il risarcimento dei danni causati dalla mancata manutenzione della rete viaria di propria competenza, ma anche sotto l’aspetto penale.

I bilanci dei Comuni sono alquanto “blindati” e non permettono di fare fronte all’enorme costo per la manutenzione della viabilità di competenza: hanno una maggiore rigidità e ridotta capacità di spesa, rispetto ai bilanci dello Stato e delle Regioni, che godono anche di un’autonomia legislativa.

Sul “Fondo Unico Regionale” in questi ultimi 7 anni, come da Lei evidenziato, dall’attuale Governo regionale (ma anche i governi precedenti non sono stati particolarmente generosi) sono stati stanziati solo 4,8 milioni di euro, a favore peraltro solo di alcuni piccoli Comuni, con popolazione inferiore ai 5000 abitanti (di media 700mila euro all’anno negli ultimi anni).

Nel periodo 2001- 2010 ci risulta, invece, che i finanziamenti dei “programmi triennali” della viabilità in favore delle Province abruzzesi, con le risorse trasferite dallo Stato e appostate sul predetto “Fondo”, ammontassero di media a circa 35/40 milioni all’anno (è evidente che le risorse sul predetto Fondo si sono ridotte del 98%).

E ad essi – dal 2000 – si sono poi sempre affiancati – da parte di tutti i governi regionali che si sono susseguiti nel tempo– le risorse del FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate) e prima ancora dei cosiddetti Fondi “Rotativi”, come strumento chiave per lo sviluppo regionale, che è stato poi riorganizzato e rinominato in FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) nel 2011, diventando il pilastro nazionale della politica di coesione, con cicli di programmazione che si susseguono fino ai giorni nostri (e appunto utilizzato anche dall’attuale governo regionale a valere sulla programmazione 2021/2027).

Inoltre, dei 32,3 milioni di euro dei 145 da Lei citati e che afferiscono ai cosiddetti “progetti bandiera” quale anticipo del FSC 2021/2027, tranne che non abbiamo ben compreso, solo il 10% risulterebbe destinato ai trasporti e viabilità, mentre la restante quota del 90% è stata indirizzata alla inclusione sociale e salute, competitività imprese, ambiente e ricerca, cultura e turismo.

La manutenzione stradale richiede interventi strutturali e continui, non solo sporadici, e l’eccessiva dipendenza solo da fondi europei o del PNRR è problematica, specie con la scadenza di questi ultimi a giugno del prossimo anno. È fondamentale un approccio sistematico, con fondi dedicati e stabili, che devono essere assicurati, ogni anno, anche dalla Regione con risorse proprie.

Il decentramento amministrativo in materia di viabilità è stato un processo complesso che ha trasformato profondamente la gestione del territorio italiano, passando da un modello fortemente centralizzato a uno decentrato, basato sul principio di sussidiarietà. L’idea alla base è quella che l’ente più vicino al territorio conosca meglio le esigenze specifiche e possa intervenire più rapidamente. Sì, certo! Ma se non vengono messe a disposizione risorse adeguate, significa solo aver scaricato le responsabilità.

Le Regioni hanno competenze significative in materia di viabilità, occupandosi di programmazione, sviluppo, manutenzione, e finanziando interventi con risorse proprie, oltre che con quelle di derivazione statale o europea.

In molti casi, come in Abruzzo, le Regioni non appena ricevuto in consegna il patrimonio viario dallo Stato, si sono solo affrettate a trasferirlo, a loro volta, agli Enti Locali.

Eppure anche nella nostra Regione esistono delle strade di primario interesse regionale, individuate dalla stessa normativa in quelle arterie extraurbane che hanno la funzione di collegare i capoluoghi di Provincia tra di loro o con altri centri e luoghi di primario interesse regionale ovvero che allacciano i Comuni con la rete statale se ciò sia particolarmente rilevante per ragioni di carattere industriale, commerciale, agricolo, turistico e climatico.

Quanto esposto finora evidenzia chiaramente che la situazione posta alla Vostra attenzione è grave e non più gestibile da noi Sindaci.

Auspichiamo, quindi, che sull’argomento possa aprirsi una leale e fattiva collaborazione, scevra da contrapposizioni politiche.

Attendiamo fiduciosi di poter essere da Voi ricevuti per confrontarci di persona e avviare un percorso condiviso.