L’AQUILA – È corsa contro il tempo anche in Abruzzo per spendere entro il 31 dicembre tutti i fondi del Programma europeo di sviluppo regionale (Fesr), che pure erano disponibili, per complessivi 317 milioni, dal 2007.
Non sono bastate, insomma, tre legislature, da Ottaviano del Turco a Luciano D’Alfonso passando per Gianni Chiodi, per riuscire a fare tutti i bandi e utilizzare tutti i soldi: una manna dal cielo, per creare sviluppo occupazione, per di più nel bel mezzo di una devastante crisi economica, in una regione per anni con il bilancio e la capacità di spesa ingessata anche a causa del mostruoso debito della sanità che ha portato al commissariamento.
Un paradosso, se può consolare, che riguarda però tutto il Paese, dove da spendere entro il 31 dicembre sono rimasti la bellezza di 6,5 miliardi dei 28 complessii messi a disposizione dall’Unione europea nel 2007.
Ovvero 108 milioni al giorno (compresi i sabati, le domeniche e i giorni festivi), 5 milioni ogni ora, 75 mila euro al minuto. Quello che non sarà speso tornerà a Bruxelles.
La missione impossibile in Abruzzo è stata affidata a Giovanni Savini, da gennaio capo dipartimento della Presidenza e rapporti con l’Europa, che nel curriculum può vantare di essere stato capo settore legislativo dell’allora ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, e vice capo di gabinetto dei ministri Elio Vito e Piero Giarda.
Oltre a chiudere la partita del fondo 2017- 2013, e alla svelta, Savini dovrà aprire quella della nuova programmazione, ovvero dei fondi Fesr 2014-2020. Per l’Abruzzo altri 231,5 milioni, di cui 115,7 stanziati dall’Ue, il restante da governo nazionale.
Sul crinale delle due sfide, Savini ad AbruzzoWeb assicura che la fine neanche un euro tornerà Bruxelles, ma per il futuro avverte: “Stiamo predisponendo nuovi strumenti per far sì che i fondi vengano spesi presto e bene, ma deve cambiare anche la mentalità, superare i localismi e una certa logica clientelare”.
A Savini, che ha lavorato fianco a fianco con Giarda, uomo della spending review del governo di Mario Monti, devono aver fatto una certa impressione, tornato in Abruzzo, come da lui stesso confidato, “le persone che vengono qui a bussare in cerca di canali privilegiati, poco ci manca con un prosciutto in mano”.
Savini, ce la possiamo fare a utilizzare i tutti soldi entro capodanno?
La quantificazione dei fondi residui da impegnare diciamo che è ancora molto mossa, impossibile una stima al centesimo, resta comunque da spendere un 17 per cento. E stiamo messi meglio di molte altre Regioni. Ritengo che ci riusciremo, seppure con una corsa contro il tempo, che spero non si verifichi mai più in futuro.
Qual è l’identikit del ritardatario?
Principalmente Comuni e Province. A gennaio, appena arrivato, ho toccato subito con mano la grande debolezza amministrativa di questi enti. Del resto in Abruzzo buona parte dei comuni è sotto i 5 mila abitanti, e non hanno personale e competenze tecniche per istruire pratiche di finanziamento anche molto complesse. Le Province, poi, hanno vissuto una fase di forti incertezze e di ristrutturazione.
Mettiamoci anche l’amministrazione regionale, e la sua classe politica, che una responsabilità deve pur avercela…
Mi è stato detto che un fattore che ha dilatato i tempi è stato il terremoto del 6 aprile 2009. In parte è vero, in parte è un alibi.
Individuata almeno una delle cause del ritardo e delle inefficienze, che terapie intendete adottare?
I fondi Fesr che verranno saranno gestiti posso assicurare su basi nuove, grazie a una profonda ristrutturazione dell’organizzazione amministrativa. Applicando le misure già indicate dalla Commissione europea. Qualche esempio già in corso d’opera: trasferire personale della Regione sottoutilizzato, in uffici periferici, ai Comuni, proprio per occuparsi di bandi europei. Intensa attività di formazione negli enti locali. Una semplificazione delle procedure e una loro maggiore pubblicità e accessibilità. Nella riorganizzazione della macchina regionale, assegnata al mio dipartimento, c’è ora la gestione unica dei fondi Fesr e del Fondo sociale europeo (Fse, ndr). Prima non era così Già questo eviterà sovrapposizioni e inefficienze.
Tra i tanti sprechi dei fondi europei, l’Oscar in Italia spetta forse ai 750 mila euro spesi per un concerto di Elton John o anche ai 500 mila euro per un concorso ippico in Campania. Avviene anche in Abruzzo?
Casi così clamorosi per fortuna non mi risultano, ma posso assicurare che i fondi europei non saranno più usati per finanziare manifestazioni ed eventi.
Però in Abruzzo i fondi europei sono stati spesi a pioggia, in particolare in questo o quel collegio elettorale.
Una cosa è certa: d’ora in avanti non potrà più accadere. Prendiamo per esempio le voci della programmazione 2014-2020: tutto sarà all’insegna della selettività dei progetti e della riduzione degli obiettivi a quello davvero strategici, capaci di diventare una leva di sviluppo.
Per esempio?
Abbiamo destinato ben 45 milioni alla ricerca, e anche all’assunzione di laureati che facciano ricerca direttamente in azienda, 26 milioni per dotare finalmente di banda larga molti territorio ancora scoperti, 65 milioni per il rilancio competitivo, ovvero sostegno alle start-up e interventi nelle aree di crisi, che sono, lo ricordo, la valle Peligna-Alto Sangro, la Val Vibrata-Valle del Tronto, la Val Sinello, la Val Pescara e l’area del “cratere” sismico.
E ancora 15 milioni per acquistare nuovi macchinari, 11 milioni per l’abbattimento degli interessi e l’accesso al credito da parte delle aziende, 23 milioni per l’efficientamento energetico, 25 milioni per il dissesto idrogeologico. E 15,5 per la valorizzazione risorse naturali e culturali. Come si vede, dietro c’è un ragionamento di sistema, teso a far crescere il sistema produttivo nel suo insieme e a creare occupazione. Siamo molto lontani dalla logica della piazzetta e della fontanella realizzate con i soldi europei.
Altro dato che a livello nazionale fa impressione è il miliardo di fondi Fesr spesi per consulenze finalizzate a spendere gli stessi. Ma è così indispensabile questa pletora di intermediari?
È vero, anche in Abruzzo si è consolidata una classe di consulenti che negli anni ha molto lucrato sui fondi europei. Bisogna bypassare questo passaggio, e lo si fa solo con la trasparenza, semplificando le procedure. Arrivando direttamente i diretti interessati, da tutti gli strumenti per poter accedere ai fondi senza costosi e superflui aiuti, Come dice spesso il presidente, Luciano D’Alfonso, i fondi europei non possono più essere un oggetto misterioso, come le uova che andiamo a nascondere per lasciarle solo agli amici degli amici.
Sta subendo pressioni indebite, in qualità da punto di custode e guardiano della gallina dalle uova d’oro?
Tornato dopo anti anni in Abruzzo, mi ha un po’ amareggiato vedere che sono ancora in essere atteggiamenti da anni’ 50. Ci sono ancora persone che bussano alla mia porta e che chiedono corsie preferenziali. Senza prosciutto in mano, certo, ma poco ci manca. È una mentalità che va sradicata definitivamente. Ma per me non ci sono problemi, se non accadrà, sarò io ad andare via.





