PESCARA – Monta la rabbia delle imprese abruzzesi che hanno lavorato per l’Expo di Milano del 2015 e che non sono state ancora pagate da Abruzzo Sviluppo, braccio operativo della Regione Abruzzo. Molte di esse già hanno notificato decreti ingiuntivi, altre minacciano di farlo.

All’attacco sull’Expo va, poi, il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza, che denuncia la mancata rendicontazione delle spese della trasferta abruzzese a Milano, tirando implicitamente in ballo il collega dem Camillo D’Alessandro, che ha avuto la speciale delega per la partecipazione dell’Abruzzo all’esposizione universale.

Per quanto riguarda i mancati pagamenti, secondo quanto si apprende, tutto nasce da un pasticcio creato dalla Regione stessa, che ha quantificato la quota di fondi europei Fas destinati alla partecipazione dell’Abruzzo all’Expo e, dunque, utilizzabili per pagare i fornitori, in 2 milioni di euro. Tutto questo senza, però, calcolare che, in base alla nuova regola dello split payement, l’Iva viene trattenuta dallo Stato, per un totale 360 mila euro, che ora mancano all’appello.

La Regione, insomma, avrebbe dovuto accantonare una cifra superiore. Le fatture dei fornitori Abruzzo Sviluppo le deve infatti pagare, come ovvio, comprensive di imposta sul valore aggiunto.

Il presidente di Abruzzo Sviluppo, Manuel De Monte, conferma ad AbruzzoWeb che “finora sono stati effettuati pagamenti per 1,3 milioni, regolarmente rendicontati”.

Ora, tuttavia, per concludere il saldo i fondi previsti non bastano. Anche perché Abruzzo Sviluppo non ha liquidità sufficiente per coprire la parte mancante. L’ultima tranche dei fondi Fas destinati all’Expo è in fase di verifica negli uffici regionali e si attende la determina che renderà disponibili le ulteriori risorse. Il problema restano comunque quei 360 mila euro mancanti.

“Siamo consapevoli del problema che si è creato a causa della regola dello split payment – ammette De Monte – e stiamo cercando di risolverlo, e garantisco che la soluzione sarà presto trovata”.

Per metterci una pezza dovrà essere cambiata la convenzione tra Regione e Abruzzo Sviluppo, che dovrà prevedere un trasferimento di risorse maggiore di quelle previste, e andrà rifatta tutta trafila burocratica prevista dalle norme europee. Con i creditori che, intanto, rumoreggiano dietro la porta.

C’è poi la vicenda delle rendicontazioni mancanti.

“A ben 15 mesi dalla chiusura dell’Expo di Milano – è sbottato Febbo in una nota – siamo ancora in attesa , una lentezza non solo alquanto arbitraria ma inqualificabile, inaccettabile e assolutamente inopportuna”.

La richiesta ufficiale, informa lo stesso consigliere forzista, è stata inoltrata agli uffici competenti nel febbraio 2016. “Quasi un anno è passato, ma nessuna risposta è arrivata, nonostante i ripetuti solleciti”.

“Il 9 gennaio di quest’anno ho chiesto nuovamente di ricevere la documentazione relativa a Abruzzo Expo 2015, rivolgendomi al responsabile unico del procedimento, ma anche questo ulteriore sollecito è rimasto incredibilmente inevaso – svela Febbo – Quindi ho scritto nuovamente alla direzione generale della Regione il 13 gennaio, per ribadire il mio sconcerto, la mia meraviglia e ricordare che il bilancio finale della manifestazione internazionale milanese, nonostante ci fossero stati enormi problemi legati anche a possibili infiltrazioni mafiose, è disponibile addirittura dal maggio 2016 mentre la documentazione della Regione Abruzzo resta avvolta ancora nel più totale e inspiegabile riserbo”.

“Con immensa sorpresa e sgomento, lo stesso 13 gennaio, a seguito di una mail del Rup, ho scoperto che il termine ultimo della rendicontazione è stato prorogato addirittura al 30 giugno 2017”, conclude.