PESCARA – Sono 24 in totale gli indagati nell’inchiesta della Guardia di Finanza di Pescara che ha portato in carcere l’imprenditore Giuseppe Spadaccini.

L’organizzazione, hanno riferito gli inquirenti in conferenza stampa, era dedita all’evasione fiscale internazionale attraverso la cosiddetta “estero vestizione”, vale a dire la fittizia localizzazione della residenza fiscale fuori dall’Italia, dove il soggetto effettivamente risiede, per sottrarsi agli obblighi fiscali del Paese di appartenenza e beneficiare del regime impositivo più favorevole.

In particolare, sono state individuate società che, seppur formalmente con sede legale all’estero, avevano il “centro decisionale” in Italia e sarebbero state costituite per sottrarre ingente materia imponibile allo Stato italiano sia per le imposte sui redditi sia per l’Iva, nonché per favorire un abbattimento di notevole base imponibile alle società pescaresi di Spadaccini.

Le società coinvolte nelle indagini sono tutte legate al mondo del trasporto aereo. Nell’operazione odierna sono stati sequestrati immobili per circa 6 milioni 800 mila euro di cui 5 a Pescara, 2 a Milano, 2 a Roma, 32 in un residence di Porto Rotondo (Olbia), 2 a Gissi (Chieti); diritti d’uso su beni immobili pari a circa 250 mila euro; un’autorimessa a Milano e un posto barca a Fiumicino (Roma); titoli societari per circa 3 milioni 700 mila euro delle società Sorem Srl, San Srl, e Air Columbia srl, detenute da Spadaccini direttamente e tramite la società Bytols; conti correnti bancari attivi riconducibili a Spadaccini per un valore superiore a 408 mila euro; uno yacht di 21 metri del valore di circa 516 mila euro.

Secondo gli inquirenti, Spadaccini operava anche attraverso il PalaItAli di San Giovanni Teatino (Chieti), struttura presso la quale la società Air Columbia aveva un proprio Centro di Addestramento.

In particolare, il gruppo che faceva capo all’imprenditore abruzzese avrebbe operato su più Stati: faceva emettere, dalle società formalmente costituite a Madeira, fatture per operazioni inesistenti a favore delle società italiane; riceveva a Madeira il denaro derivante dal pagamento delle fatture inesistenti, costituendo quindi fondi all’estero; reimpiegava il denaro illecitamente acquisito sia all’estero sia in Italia.