L’AQUILA – E se fosse Giorgio De Matteis il prossimo candidato sindaco dell’Aquila del centrosinistra?

No, non è un refuso e nemmeno un pesce d’aprile anticipato, ma non è neanche completa fantapolitica: l’ultimo anno di amministrazione e di pre-campagna elettorale del capoluogo, che già cova sotto la cenere, potrebbe portare questo clamoroso rovesciamento di fronte alla luce degli scenari presenti e, soprattutto, futuri della politica nazionale e locale.

Ad avere acceso la miccia di questa fin qui inedita e impensabile prospettiva è l’ingresso della senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, attuale parlamentare di riferimento di Gdm, nel governo Renzi come sottosegretario alla Giustizia.

Sebbene il presidente del Consiglio stia trasformando via via il Partito democratico in un qualcosa più di centro e meno di sinistra, le due frange sono ancora incluse a tutti gli effetti nel centrosinistra di prodiana memoria.

Ncd vive oggi una politica di “due forni”: al governo in campo nazionale, all’opposizione in Regione Abruzzo e nei principali Comuni. Una dicotomia che potrebbe continuare, perché gli alfaniani alle prossime amministrative potrebbero fare di volta in volta scelte diverse sullo schieramento al quale aderire.

La Chiavaroli sarà all’Aquila il prossimo 19 febbraio, aderendo a una richiesta proprio di De Matteis, consigliere comunale dell’Aquila città aperta, ultimo alfiere del suo schieramento misto civico-politico, sempre libero da tessere di partito, ma attualmente abbastanza a suo agio sotto i colori di Ncd.

Un vertice a tre con l’attuale inquilino di palazzo Fibbioni, Massimo Cialente, replica di quello già avvenuto già lo scorso 30 giugno per parlare del decreto “Enti territoriali”, quello con le nuove norme sulla ricostruzione dell’Aquila, di cui allora la Chiavaroli era relatrice.

Poi c’è il centrosinistra che da una rosa di tantissimi papabili, per un motivo o per l’altro fatica a trovare un candidato su cui puntare davvero, schiacciando l’acceleratore.

Eppure, dopo 10 anni di amministrazione e la gestione praticamente senza avversari delle leve della ricostruzione post-sisma, con un centrodestra ancora in ambasce per la presenza di troppi giovani rampanti che bisticciano tra loro, l’attuale maggioranza è universalmente riconosciuta come favorita per la conferma.

Molto favorita. Forse troppo, tanto che in qualcuno sta cominciando a sorgere la paura di perdere, per non parlare del “peso” della fascia tricolore in una successione pesante come quella a Cialente, il sindaco del terremoto, il sindaco della ricostruzione.

La senatrice Stefania Pezzopane si è tirata fuori, il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, non può lasciare quel puntello così come il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, il presidente della Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, ha molti nemici e suscita dubbi mentre il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, non convince i giovani del partito. Insomma un pasticcio.

Di qui l’idea. Che a tutta prima sembra paradossale, irrealizzabile, vista la costante appartenenza di De Matteis a un centro orientato a destra e mai a sinistra, pur senza aver mai militato in partiti come Forza Italia o il Popolo della libertà, men che meno Alleanza nazionale eccetera, visto che la sua radice politica è di democristiano puro.

E comunque, quando ha avuto modo di trasvolare a sinistra, e in particolare quando l’Italia di mezzo di Marco Follini, ex segretario dell’Unione di centro di cui De Matteis era numero 2 e amico personale, ha contribuito a fondare proprio il Pd, l’ex vice presidente del Consiglio regionale ha detto no grazie, e ha trovato una nuova casa nel Movimento per le autonomie di Raffaele Lombardo, ex governatore della Sicilia, a sua volta poi abbandonato per restare con le mani libere e senza partito alcuno.

C’è un ulteriore motivo ostativo: i rapporti difficilissimi tra l’uscente e l’ipotetico subentrante, che si sono sfidati nel 2012 da schieramenti opposti (ma Gdm senza il centrodestra, che gli giocò contro) con duelli al calor bianco: chi non ricorda il lungo faccia a faccia con le telecamere di AbruzzoWeb a colpi di improperi, finito anche su Sky?

Gli scontri rusticani tra i due sono spesso all’ordine del giorno nelle aule comunali e sui media: “Pinocchietto”, “cialtrone” e di recente “zerbino” sono i termini più simpatici che Gdm affibbia a Max, l’altro risponde più o meno con toni altrettanto acri.

Eppure, notano gli esperti di cose politiche aquilane, negli ultimi decenni, quando uno dei due, ed è capitato a entrambi i protagonisti, ha avuto l’opportunità di infierire sull’altro, che versava in fasi di estrema difficoltà, al di là delle gustose ingiurie, la stoccata decisiva, il colpo di grazia, non è mai arrivato.

E ancora, pur odiandosi sul piano politico, i due spesso hanno condotto battaglie comuni su vari fronti. Clamorosa fu la “foto” del 10 marzo 2011: fianco a fianco all’Emiciclo per lottare contro il rischio cacciata dei precari dell’ospedale San Salvatore e rivendicare l’indipendenza dalle scelte della costa con l’evocazione, addirittura, dei moti per la difesa del capoluogo del 1971.

L’ultima campagna comune è stata, invece, quella sulla nomina del nuovo presidente del Parco Gran Sasso-Laga, alleandosi per combattere un più pericoloso nemico comune, in quel caso il governatore, Luciano D’Alfonso, che la vuole affidare a un teramano, e sfruttando i buoni uffici di Gdm con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti per bloccare lo “scippo” e proporre, magari, l’attuale vice sindaco Nicola Trifuoggi, per il quale Gdm, tra l’altro, non vedrebbe male neanche una promozione a guida del Comune.

Troppo poco per mettersi contro tutto il centrosinistra tradizionale, sfracellare un Pd già attanagliato da gelosie e divisioni, tagliare i ponti,e stavolta per sempre, con la sinistra pura (che peraltro è accreditata di percentuali irrilevanti), far gridare mezzo mondo allo scandalo e al salto della quaglia? Chissà.

Oltretutto, ci sarebbe anche da superare lo scoglio delle primarie che i dem, Pezzopane in primis, vogliono fare a ogni costo.

Paradossale sarebbe se, con una serie volti tutti spendibili ma allo stato bloccati, l’asso nella manica il centrosinistra stavolta andasse a trovarlo a sorpresa nella metà campo avversaria. (alb.or.)