L’AQUILA – Con molta probabilità sabato prossimo i comitati che si sono riuniti intorno all'”Appello per L’Aquila” ufficializzeranno la candidatura di Ettore Di Cesare a sindaco nelle elezioni del capoluogo della prossima primavera.
L’ala più arrabbiata del movimentismo cittadino nato in seguito al terremoto, protagonista di contestazioni all’establishment politico aquilano e animatrice di polemiche molto accese con la gestione del post-sisma da parte della Protezione civile e della governance locale, ha sciolto la riserva.
Mentre centrosinistra e centrodestra sono alle prese con le proprie beghe interne, quindi, i movimenti civici gettano in pista il secondo pretendente per la fascia tricolore di primo cittadino, dopo Vincenzo Vittorini, sostenuto dalla lista “L’Aquila che vogliamo”.
In realtà, che Di Cesare stesse lavorando a una sua discesa in campo, si mormorava da mesi, tanto che AbruzzoWeb aveva anticipato la cosa a luglio del 2011, nel primo dei tanti “totosindaci” che si sono succeduti fino a oggi.
A sostegno della candidatura dovrebbero esserci già due liste, composte in larga parte da coloro che hanno sottoscritto l’appello fin dall’esordio della nuova sigla, annunciata con una campagna a stampa autofinanziata che, però, lasciò fuori l’informazione online.
Il nome lanciato nell’agone politico, oltre a scuotere il centrosinistra, visto che gran parte dei suoi supporter provengono da quelle fila, potrà fare breccia anche nella cerchia del rettore dell’Aquila, Ferdinando Di Orio: Claudio Di Cesare, fratello di Ettore, è un sodale dell’ex senatore sin dai tempi dell’esperienza dei Cristiano sociali nonché suo avvocato di fiducia.
È certo, infatti, che Di Orio non sarà al fianco del candidato (al momento) ufficiale del Partito democratico, il sindaco uscente, Massimo Cialente.
L’ufficialità della scelta di Di Cesare, però, potrebbe aprire qualche crepa all’interno dei comitati, visto che a lungo il loro percorso è stato accompagnato dal primario del San Salvatore dell’Aquila Vittorio Festuccia, ex consigliere comunale e provinciale ribelle e poi dimissionario dei Democratici di sinistra, indicato da Sinistra ecologia e libertà quale concorrente di Cialente alle primarie.
Festuccia ha provato fino all’ultimo, senza successo, a convincere il cartello dell'”Appello per L’Aquila” a tornare nell’ovile del centrosinistra, pur se in posizione critica e differenziata rispetto ai partiti classici che compongono la coalizione.
Quello che resta da capire è come prenderà la candidatura l’altra realtà movimentista dell’Aquila, l’assemblea cittadina, che aveva invitato all’unità i comitati: “cerchiamo di definire insieme un programma di rinascita – avevano scritto – per affrontare in modo unitario il rinnovo dell’amministrazione, con un metodo che sia nuovo, aperto e trasparente e che superi le improficue logiche di chiusura ed autosufficienza”.
Se la cosa abbia fatto breccia non si sa ancora, ma basterà attendere sabato per appurarlo, quando Di Cesare sarà incoronato dai “duri e puri” del post-terremoto. (pi.bi.)





