L’AQUILA – Aspettando Chieti, finiscono 3-2 per il centrodestra le elezioni amministrative del 31 maggio 2015 nei sei Comuni abruzzesi con popolazione superiore ai 5 mila abitanti.

Una vittoria di misura, per di più conquistata anche ovviando a divisioni interne, talmente risicata che nelle reazioni esultano entrambi gli schieramenti: tutti, insomma, hanno vinto questa tornata.

Una vittoria che, però, potrebbe trasformarsi in debacle, qualora Luigi Febo riesca a spuntarla su Umberto Di Primio il prossimo 14 giugno, oppure venire confermata e sigillata dalla conferma del primo cittadino uscente.

Entrambi gli schieramenti hanno perso un Comune e ne hanno conquistato un altro, scambiandosi le fasce di Capistrello, con la vittoria del forzista Francesco Ciciotti che succede ad Antonino Lusi del centrosinistra, e Guardiagrele, aggiudicata al democrat Simone Del Pozzo che subentra al centrodestra di Sandro Salvi, non riconfermato.

Riassumendo, il centrodestra ha dimezzato il consenso a Chieti, ma ha ottenuto la “pole position” in vista di un ballottaggio quanto mai difficile; si è riaggiudicato (pur diviso) Celano, ha espugnato Capistrello e confermato Castel di Sangro.

Il centrosinistra sogna l’impresa nel capoluogo teatino, mostrando di avere più margini di apparentamento verso il secondo turno, è tracollato nel secondo centro della Marsica ma ha conquistato Guardiagrele e si è tenuto Carsoli.

Il Movimento 5 stelle continua a non bucare eccessivamente in Abruzzo. Non si è aggiudicato neanche uno dei 62 Comuni, ma ha centrato risultati comunque interessanti a Chieti (9,07% la lista, ma 11.06% il candidato Ottavio Argenio, con seggi ancora da calcolare), Celano (9,85% e 1 seggio), e Capistrello (10,35%, ma 0 seggi).

I “grillini” potranno quindi portare il loro contributo di idee nuove e di rottura ma, vista anche la scarsa anzi nulla attitudine al compromesso, non saranno determinanti nell’amministrazione.

Tutto, ora, è proiettato sul ballottaggio di Chieti, che assume un ruolo decisivo e maggiorato anche in relazione agli assetti dei partiti del centrodestra, Forza Italia su tutti. Di Primio parte 6 punti avanti, Febo insegue.

I Cinque stelle, come al solito, non si apparentano con nessuno mentre attende proposte Bruno Di Paolo, che con il suo 8,57% potrebbe essere determinante. L’ex vice sindaco, tuttavia, difficilmente comporrà la sua frattura con Di Primio che lo ha portato a lasciare la Giunta: ghiotta l’ipotesi di servire freddissima la vendetta all’uscente, alleandosi con Febo, ma andrà verificata.

Le elezioni sono state contraddistinte da un ricorso massiccio alle liste civiche, a volte a “coprire” gli usurati simboli dei partiti: una prassi tradizionale nelle piccole amministrazioni e che ora è approdata anche in quelle grandi.

In tal senso è sperimentale Celano, dove i vincitori di Nuovo centro destra, i secondi di Forza Italia e i terzi del Partito democratico hanno ammantato di civismo le loro coalizioni, con i nomi rispettivamente di “Celano una città da amare”, “Celano solidale per tutti” e “Celano città viva”.

Una ridondanza singolare e che alla fine non ha distratto i celanesi, che si sono affidato all’“usato sicuro”: il sindaco sarà Settimio Santilli, assessore all’Ambiente dell’uscente e dimissionario Filippo Piccone, quest’ultimo, guarda caso, il consigliere più votato con 790 consensi personali.

Un risultato che inverte anche la tendenza nazionale disastrosa del Nuovo centro destra, che va bene solo in Abruzzo.

Avrà una maggioranza schiacciante, con 11 seggi e gli altri 3 candidati costretti a spartirsene 2. Lo stesso Antonio Del Corvo, presidente della Provincia fino allo scorso aprile dopo aver mancato la rielezione come consigliere provinciale entra in Comune per un soffio come consigliere d’opposizione.

Tra le altre peculiarità, il voto nullo a Castelvecchio Calvisio, con l’unica lista elettorale divenuta un “riparo” per misconosciuti esponenti delle forze dell’ordine, in cerca, secondo una linea interpretativa prevalente, non di impegno politico ma di congedi facili: i soli 5 voti validi su 277 aventi diritto sono diventati un caso tragicomico nazionale.