LANCIANO – Proseguono le opposizioni agli espropri necessari a realizzare l’elettrodotto da 380 chilovolt che attraversa, per 70 chilometri, 16 comuni delle province di Chieti e Pescara, con lo scopo di collegare la stazione elettrica di Villanova (Pescara) con la centrale termoelettrica di Gissi (Chieti).

Oggi ad Atessa e Casancaditella, nel chietino, i proprietari dei terreni accompagnati da cittadini ed esponenti dei comitati, ricevuto il decreto d’esproprio, si sono recati all’ora indicata all’ingresso della loro proprietà, e quando sono arrivati i funzionari di Terna hanno dichiarato di opporsi all’esproprio. I funzionari Terna, perso atto del diniego, sono andati via.

Terna da parte sua però ha avviato un’azione risarcitoria verso i proprietari di terreni interessati dall’elettrodotto Villanova Gissi che hanno impedito l’accesso ai fondi perché, dice, “l’impedimento dell’attività di asservimento definita dalla legge è da considerarsi illegittimo e il ritardo dell’opera provoca danni a Terna e al sistema elettrico di cui è garante”

“I funzionari di Terna – spiega l’attivista no-elettrodotto Silvia Ferrante – potrebbero tornare e prendere possesso con la forza del terreno dove realizzare i tralicci, solo con in mano un decreto prefettizio in mano, ma questo non ci risulta che lo abbiano”.

Sotto la prefettura di Chieti è ancora in corso un sit-in dei comitati cittadini. Il comune di Casalincontrada ha intanto deciso di avviare l’iter di annullamento del protocollo d’intesa che dava l’ok al passaggio dell’elettrodotto.

Non sarà però facile fermare la realizzazione dell’elettrodotto, in buona parte in via di realizzazione. Visto che molti proprietari dei terreni si sono fatti convincere dalle generose offerte economiche di Terna e non hanno fatto opposizione.

Alcuni comuni, restano però contrari, in testa quello di Lanciano, e denunciano il carattere a loro dire “abusivo” dell’intervento, in quanto i lavori, assicurano, sarebbero partiti senza l’obbligatoria e preventiva ottemperanza delle prescrizioni, una quarantina, imposte dal Comitato di valutazione ambientale nazionale nel 2011 e allegate al Decreto Interministeriale di autorizzazione del 2013, da adottare su terreni soggetti a frane, alluvioni, per di più in zona sismica. E la Terna non avrebbe nemmeno dato corretta comunicazione alle amministrazioni comunali dell’avvio dei lavori.

Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua definisce intanto il comportamento della società “il classico gigante con i piedi d’argilla”.

“Se la prende con i semplici cittadini – dicono gli ambientalisti – nascondendosi dietro un’autorizzazione piena di criticità procedurali invece di rispondere dettagliatamente delle decine di problematiche sollevate e dettagliatamente descritte da associazioni, comitati e singoli cittadini e ormai anche da diversi enti pubblici”.

“Terna cerca di ‘fare ammuina’ – aggiungono – cercando di distogliere il discorso dal progetto cambiato due volte, con la sostituzione dei sostegni a fondazioni già realizzate e quindi da rifare, ai 50 sostegni in aree a rischio idrogeologico, quattro dei quali addirittura su frane attive”.

Annunciando che il Forum “ha appena terminato un terzo dossier sull’opera dai risvolti tragicomici che sarà presentato a breve”, gli attivisti aggiungono che “Terna stia sicura, stiamo già preparando un quarto dossier da inviare all’Autorità per l’Energia perché certo non potranno essere i cittadini con le bollette a pagare queste varianti progettuali. Crediamo che l’incapacità di reagire a questo progetto sia ormai il punto più basso raggiunto dalla politica abruzzese – concludono – che è sostanzialmente inutile come lo è questo elettrodotto che non riesce a bloccare”.