L’AQUILA – Lontani i tempi quando, immancabilmente, esplodevano le polemiche sull’eccessivo numero di dirigenti di stanza nella Regione Abruzzo, descritta come un esercito con troppi capitani rispetto ai soldati semplici.

I dirigenti erano infatti ben 139 nel 1999, e a seguito di progressivi riorganizzazioni, accorpamenti di uffici, pensionamenti e blocchi del turn over, si è arrivati agli attuali 62, rispetto ad un fabbisogno calcolato in 95.

Per di più, una decina di loro andranno in pensione a fine anno, altri potrebbero farlo approfittando della norma della “Quota 100” varata dal governo giallo-verde.

Ci sono poi 22 dirigenti in proroga, il cui contratto scadrà il 22 luglio prossimo. Insomma, ora il problema in Regione Abruzzo rischia di essere opposto rispetto a quello di vent’anni fa: pochi dirigenti, troppe posizioni vacanti e uffici sguarniti, con i funzionari lì ad arrabattarsi per mandare avanti la baracca, in attesa di rinforzi.

Un problema di cui hanno piena consapevolezza il presidente della Regione, Marco Marsilio, e l’assessore al Personale, Guido Liris, entrambi di Fratelli d’Italia, il direttore Risorse ed organizzazione, Fabrizio Bernardini. 

In realta’ una strategia, con tanto di tempistica, è stata messa a punto, per arrivare entro settembre ad avere una rinnovata squadra di 62 dirigenti, per poi eventualmente bandire altri concorsi.

La partita è complicata però dal fatto che la Regione non ha ancora approvato il rendiconto del bilancio 2018, e la Corte dei conti vieta di assumere personale esterno.

Per di più non vengono ancora fatti i bandi  per la nomina dei nuovi capo-dipartimento, e a tal proposito si registrano da parte di molti esponenti della maggioranza le critiche sul ritardo del varo della nuova macchina amministrativa, ovvero dell’attuazione dello spoil system, da chiudere entro sei mesi dall’inizio della legislatura, cioè entro fine agosto.

Se tutti questi scogli saranno superati, i dirigenti a regime non saranno in ogni caso più di 80, tenuto conto che Regioni come la confinante Marche, che ha una popolazioni più o meno pari a quella abruzzese, ha solo 52 dirigenti regionali. 

Il primo passaggio è stato già compiuto: è la delibera di giunta del 10 giugno che ha approvato il Disciplinare a cui attenersi per l’indizione dei bandi, e le Linee guida, che prevedono una semplificazione e snellimento della tecnostruttura regionale.

Complessivamente un vero e proprio testo unico, di poche pagine, che sostituirà la selva di norme e circolari, a cui attenersi per nominare il direttore generale della Regione, i capo-dipartimenti e i vari dirigenti. Senza incertezze normative, e conseguente rischio di ricorsi.

Una riforma che prevede meno dipartimenti, meno dirigenti e persino meno parole nella denominazione dei vari settori.

Tra i principi di scelta, la precedenza alle professionalità interne. In base a questo Disciplinare, il primo passaggio sarà quello dei bandi per i nuovi capi-dipartimento e per il direttore generale, che saranno indetto entro il mese di giugno.

Viste le tempistiche medie, i nuovi direttori potranno essere selezionati ed entrare in servizio entro metà luglio.

Per firmare il contratto, se esterni, dovrà essere però già stato approvato il rendiconto. Una partita che tutti contano di chiudere entro poche settimane.Dunque prima dell’esito dei bandi.

A questo punto, i direttori saranno subito convocati per stabilire, come prevede la delibera del 10 giugno, un nuovo organigramma e riorganizzazione, di ciascun dipartimento.Ovvero dovra’ essere proposta una nuova articolazione in Servizi e Uffici, e individuare le  specifiche attività.

Passaggio fondamentale, perché l’impegno è quello di arrivare a ridurre l’organigramma delle postazioni dirigenziali da 95 ad 80, come del resto già prevedeva una delibera dell’agosto 2018, predisposta da Bernardini nella passata legislatura, uno degli ultimi atti del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, prima di dimettersi per andare a fare il senatore.

In quella delibera infatti si poneva come target, da centrare in due tre anni, un fabbisogno di dirigenti ridotto del 20 per cento, dopo che era già stato tagliato con la riforma della macrostruttura del 2015, sempre da D’Alfonso, con i dirigenti passati da 102 a 95, accorpando gli uffici e riducendo le direzioni.

Marsilio, insomma, si muoverà su questo solco della ulteriore semplificazione e sfoltimento. Definito il numero di uffici e scrivanie dirigenziali, si potrà procedere a indire l’agognato bando, e si conta di riuscirci entro agosto, per una quarantina di posizioni dirigenziali.

Ancor prima però andrà risolto il nodo dei 22 dirigenti in scadenza. Il loro contratto, sottoscritto il 21 luglio del 2015, era stato prorogato di un anno dall’allora vicepresidente vicario Giovanni Lolli.

Per le 22 posizioni che dal 22 luglio prossimo rimarranno vacanti, si sta già predisponendo un bando ad hoc.

Se il rendiconto 2018 non sarà stato ancora approvato, poco male, si farà un avviso solo per gli interni, già dipendenti della Regione.

Se invece la partita dei rendiconti sarà chiusa, si potrà offrire l’opportunità anche a professionalità esterne, in base ai requisiti fissati in modo più puntuale sul nuovo disciplinare. Tenuto conto comunque che i dirigenti esterni non possono superare il 10 per cento dei 95 previsti in organico, e dunque non più di una decina.

Con tutti questi passaggi, al netto di incidenti di percorso, in Regione la squadra di 62 dirigenti potrà essere rinnovata e operativa entro l’autunno.